Cera
di Christine Wunnicke
L'Orma Editore, settembre 2026
pp. 192
€ 21,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Parigi, novembre 1733, notte e fango. Una ragazzina di quattordici anni si presenta alla caserma dei Moschettieri neri con una mantella lunga e un lume quasi spento, fa la riverenza a un gruppo di ufficiali poco sobri e chiede con perfetta cortesia se è possibile comprare un cadavere. Meglio ancora un abbonamento per l'autunno e l'inverno, di donna o di bambina e promette di restituirlo com'era. Con un attacco così, Christine Wunnicke ti prende per il bavero.
«Vorrei comprare un cadavere, per favore, se ne avete uno da vendermi. Ho con me il denaro, posso pagare subito, purché non costi troppo. Ho pure il permesso di mia madre. Desidererei anche, se fosse possibile e non eccessivamente caro, sottoscrivere un abbonamento per l’autunno e l’inverno, e per tutto il tempo finché non tornerà il caldo. Farei ritirare il primo domani mattina. Se ne avete più di uno in deposito, preferirei quello di una donna o di una bambina, perché, come vedete, sono una ragazzina, ma non posso permettermi di fare la difficile. Dovrete spiegarmi ogni formalità, specie per l’inumazione, a chi spetta cosa e in quali condizioni dovrò restituirlo a cose fatte, perché questo purtroppo non lo so.» (p. 12)
La ragazzina è Marie Marguerite Bihéron, anatomista e ceroplasta francese realmente esistita. Era figlia di uno speziale parigino, divenne una delle più celebri modellatrici di anatomie in cera del Settecento e passò dal disegno alla cera esasperata dalla rapida putrefazione dei corpi, su suggerimento della sua maestra. Tra i suoi clienti ci furono il re di Danimarca e Caterina II di Russia, e a Londra, dove si trasferì perché in Francia alle donne non era consentito insegnare anatomia, ebbe tra gli allievi il chirurgo John Hunter. Storicamente si racconta che i corpi li faceva sottrarre ai militari e non è difficile vedere in questa notizia il seme della scena d'apertura. Della sua opera, scrive Wunnicke nella nota finale, non si è conservato nulla.
Dall'altra parte della narrazione c'è Madeleine Françoise Basseporte, diciotto anni più grande di Marie e sua insegnante di anatomia disegnata. Pastellista di ritratti, era allieva del botanico-illustratore Claude Aubriet, a cui succedette come Peintre du Roy, de son Cabinet et du Jardin (Pittore del Re, del suo Gabinetto e del Giardino). Rousseau scrisse che la natura ha dato alle piante l'esistenza, ma è Mademoiselle Basseporte a dar loro la conservazione.
Wunnicke prende queste due donne legate in un amore ostinato e segreto, lungo quasi mezzo secolo, e le posiziona su due piani narrativi: all’interno della giovinezza di Marie e nel 1793, quando lei, settantatreenne e ormai morta per il mondo, vive da quattro anni e mezzo nascosta in una casupola, curata dal piccolo Edmé, mentre fuori Parigi perde la testa.
Anche sua moglie era stata celebre ma purtroppo era morta già da molti anni. La nonna ci parlava lo stesso di continuo, come fanno le vedove. A quanto pareva senza ricevere risposta. Ai vecchi tempi, aveva imparato Edmé, era usanza che le donne sposassero le donne e non per forza gli uomini, sebbene la Chiesa avesse trascurato i relativi sacramenti e bisognasse muoversi per vie traverse. La nonna e sua moglie erano gianseniste. Ovvero erano luterane, ma alla maniera cattolica. Edmé non lo capiva. Se le donne amavano le donne, a Dio faceva piacere.
Entrambe le protagoniste fanno del conservare un mestiere. Una custodisce i fiori sul velino, l'altra i corpi nella cera ed entrambe sezionano ciò che conservano per mostrare cosa c'è sotto. Delle loro opere rimane poco o nulla e il romanzo, in fondo, è la sola cera che dura.
Il libro ha una vistosa passione per i cameo: Diderot, Linneo, Pompadour, Saint-Pierre. Alcuni incontri sembrano più un'esibizione di erudizione che un'esigenza della storia, a volte anche lontani dall'asse tra Marie e Madeleine. In alcuni tratti la lettura perde la sua fluidità in quanto i salti temporali procedono senza segnali e ci si confonde tra i due piani narrativi.
Resta un libro originale, da leggere con una certa attenzione alle vite nascoste delle donne intellettuali della Francia illuminista. Wunnicke, che con Wachs, titolo originale dell'opera, è stata finalista al Deutscher Buchpreis 2025 e ha vinto il Premio Büchner 2026, con una giuria che ne ha lodato la capacità di far emergere il fittizio dentro il presunto storico, arriva in Italia per la prima volta con questo romanzo. Se Rousseau diceva che Basseporte dava alle piante la conservazione, Wunnicke dà a Marie quello che la cera non ha potuto: una durata.
