[...] esiste una quota massima di speranza e tu, noi, l'abbiamo superata. Tutti questi stage, colloqui, concorsi, mi disse. Fanculo. Stiamo perdendo la nostra capacità di immaginare. (p. 39).
Cosa resta quando rientri dal lavoro, hai dovuto chinare la testa davanti all'ennesima trovata della figlia del capo che svilisce le tue proposte, e nel tuo appartamento c'è solo la compagnia del micio Apollinaire? No, ho sbagliato; tanto per cominciare, "solo" è riduttivo e ingiusto nei confronti di Apollinaire, perché l'io narrante scrive: «ci consoliamo a vicenda, il suo cuore che batte contro il mio mentre guardo fuori dalla finestra» (p. 11). E poi, a tutti gli effetti, in casa c'è tanto altro: il telefono, da cui è praticamente impossibile staccarsi, e da lì il protagonista butta continue occhiate sul mondo esterno, non può fare a meno di ordinare su Deliveroo e monitorare ossessivamente il cammino del rider e occhieggia sui social la vita di persone più o meno vicine. Intanto apre con il lento piacere dell'attesa il pacco Amazon che gli ha portato in casa la donna delle pulizie. È il nostro presente, iper-connesso, iper-veloce, iper-consumistico, iper-egoistico.
Il senso di colpa c'è, certo, però alla fin fine il protagonista è un uomo come tanti altri: single dopo una storia naufragata, consapevole del funzionamento del marketing eppure vittima suo malgrado, dedito a curare il proprio aspetto in vista di chissà quale nuovo incontro. Sui social, al lavoro, chissà. E anche se c'è chi lo cerca, sembra che dietro ai Whatsapp e al linguaggio strategico della messaggistica istantanea ci sia urgenza di sentirsi accolti, di raggiungere l'altro, di sdrammatizzare la possibilità – di per sé drammaticissima (nel senso di teatrale), invece – di incontrare una persona che possa aiutare a dimenticare il passato. Il passato è Francesca, una donna che appare nel monologo interiore del protagonista quasi senza che se ne accorga, perché la casa dove lui si trova è la stessa dove hanno abitato insieme, e ogni cosa, volente o nolente, fa riaffiorare immagini, parole, pensieri che non si possono chiudere come invece facciamo con un colpo di dito, come con una app.
Queste sono solo alcune delle tante informazioni che scopriamo immergendoci in medias res, senza mai prendere fiato, nei pensieri di un protagonista che rincasa senza davvero lasciare fuori il lavoro, di un acquirente-modello che si interroga di continuo su cosa stia dietro questa o quella scelta di marketing, di un uomo single che piace – è evidente da una serie di osservazioni – ma non si piace così tanto da sottrarsi al flusso di richieste, notifiche e pretese di esserci che riceviamo di continuo. Per cosa? Per pensare. Per riposare. Per non dover essere sempre all'altezza delle aspettative altrui.
E questo lungo monologo interiore strizza l'occhio a tanta letteratura, disgregandola qui e là come abitualmente disgreghiamo i testi in citazioni instagrammabili. Senza saccenza. Ma la formazione c'è, eccome; al di là del giocoso e riuscito storytelling con cui si è preparato e poi accompagnato il lancio sui social e che sembra proseguire – in una dimensione metanarrativa e "metacommerciale" che capirà bene chi leggerà il libro –, Abbiatene cura è un romanzo breve che registra con gli strumenti e il lessico di oggi il presente di un Leopold Bloom moderno. Sia chiaro, non si lascia andare al vero e proprio flusso di coscienza joyciano – troppo impegnativo per il lettore medio, distratto e frettoloso, del 2026 – ma non per questo lo stile è corrivo. Anzi, il testo è fluidissimo, e si basa su quel lessico che oggi c'è e domani chissà, rendendo il romanzo un cortometraggio affascinante, quasi un "instant storytelling". Non mancano aspetti spaventosi all'interno di questa giornata come tante altre, nella vita di un giovane uomo del XXI secolo come tanti altri. Pieno di domande, ma troppo assorbito dall'andirivieni di impegni, dall'ossessione dell'"esserci in rete" per esserci davvero per sé stesso e per chi gli è attorno. Ed è in questo ganglio di emozioni trattenute, assopite dal bombardamento di stimoli esterni, che trovo Abbiatene cura un'opera riuscita e convincente, da rileggere tra qualche anno, per vedere, nel frattempo, cosa è successo al mondo.
GMGhioni
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