La notte dei mille inferi
di Intan Paramaditha
add editore, 2026
Traduzione di Antonia Soriente e Luigi Sausa
pp. 448
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
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Casa Victoria, oggi diroccata, la rimettevo insieme un pezzettino alla volta. Non comincia forse tutto dalla casa? Fantasmi nella soffitta e negli armadi, indeboliti, in agguato, a tormentarti mentre insegui il tempo. (p. 141)
La copertina di La notte dei mille inferi sembra promettere un horror: una donna-mostro insanguinata ci guarda con un’espressione sofferente, i suoi capelli somigliano ai serpenti di una Medusa, uno degli occhi si intravede appena, l'altro è vitreo ma espressivo. La posa della mano con le unghie lunghe sembra essere contemporaneamente a riposo e pronta a colpire.
In effetti il gotico e l’orrore ci sono, ma sono una parte di una storia molto difficile da confinare entro un genere. Sul sito dell’autrice il romanzo viene definito «A genre-defying feminist gothic novel blending Indonesian folklore, Islamic mysticism, horror, and political reckoning».
Questo è un libro costruito sulla mescolanza: folklore indonesiano, misticismo islamico, horror, storia familiare e politica convivono in una narrazione che cambia continuamente registro, mantenendo sempre qualcosa di enigmatico.
Questi ruoli sono stati a loro assegnati quando erano bambine, durante il tempo trascorso nella casa della nonna Victoria, una donna-tigre capace di pronunciare profezie che finiranno per accompagnarle. La nonna è il quarto grande personaggio femminile del romanzo: imprime una direzione alle vite delle nipoti e continua a esercitare la propria presenza anche dopo la morte.
E poi c’è Casa Victoria, il luogo simbolo della storia delle tre sorelle, un luogo popolato da fantasmi, stanze misteriose e presenze. Accanto c’è un pozzo che, secondo la leggenda, viene visitato di notte dallo spirito di una kuntilanak, una donna morta di una morte innaturale.
Casa Victoria sembra anche sottrarsi a chi la cerca: si dice che chi prova a raggiungerla sia destinato a girare in tondo senza trovarla mai.
È in questo spazio reale e leggendario che si forma una parte importante dell’identità delle tre protagoniste. Eppure il romanzo non rimane confinato nel passato, comincia con uno shock: una delle tre sorelle ha fatto qualcosa di terribile, un gesto destinato a modificare per sempre la storia di tutte.
La notte dei mille inferi è un romanzo sul destino. Le protagoniste sono donne alle quali è stato detto fin da bambine chi sarebbero diventate. Ma la domanda che attraversa il libro è: quei ruoli sono davvero un destino?
Nessun personaggio è bidimensionale, ognuna aderisce al proprio ruolo e allo stesso tempo lo contraddice. La femminilità che emerge dalla storia è una condizione attraversata da desideri, paure, rabbia, responsabilità, ambizioni e rinunce.
Anche il confine tra vita e morte è continuamente messo in discussione, fino quasi a scomparire: vivi e morti finiscono per abitare lo stesso spazio, rispecchiandosi gli uni negli altri.
C’è molto sangue, ci sono porte sotto le scale che nessuno ha mai aperto, spiriti che irrompono nella quotidianità e anime che tornano perché non hanno trovato pace.
Il soprannaturale è parte della realtà dei personaggi e della loro memoria. A rendere particolarmente riuscita questa costruzione è anche la struttura del romanzo. I punti di vista si alternano continuamente: Custode, Viandante, Sposa, ma anche le voci di chi attraversa le loro vite. Contemporaneamente, i capitoli dedicati alle sorelle vengono accompagnati da leggende, versetti del Corano, articoli di giornale. Un inno alla sorellanza e a ciò che le donne condividono, raccontato con uno stile affabulatorio e lirico, mai retorico. Una favola nera che comincia con una tragedia ma che lentamente si muove verso la redenzione, affidandoci la possibilità di guardare a ciò che ereditiamo non come a una condanna ma come a una continua scelta.
Claudia Consoli
