Il richiamo delle radici: storia, memoria e identità ne "Il tuo nome nel bosco" di Francesca Maccani

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Il tuo nome nel bosco
di Francesca Maccani
Rizzoli, 2026

pp. 308
€ 17,50 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

Dopo aver narrato le vicende delle sigaraie palermitane della Manifattura Tabacchi ne Le donne dell'Acquasanta e dopo aver scelto un'altra perla siciliana, l'isola di Lipari, per raccontare una storia di mare e di cielo in Agata del vento, Francesca Maccani, nata in Trentino, e siciliana di adozione, sceglie di ascoltare la parte più interna e profonda di se stessa e raccontare una storia ambientata tra le sue montagne, tra Bondone e Storo. Non una storia qualunque, ma un intreccio di emozioni e sentimenti che passano attraverso la Storia e ne vengono definiti. E la Storia non può essere altro che un affare di confine, che non vuol dire soltanto terra, territorio, ma identità, cultura, memoria.

Mai come in quel momento la maestra realizza che un confine, in tempi di pace, può essere ponte e, in tempi di guerra, una lama che divide famiglie, spezza dialetti, impone bandiere (p. 118)

Dagli anni Venti agli anni Quaranta del Novecento il territorio dell'Alto Adige è stato sottoposto a un processo di italianizzazione forzata, che prevedeva lo stop alla lingua tedesca (che veniva insegnata clandestinamente) e tante altre limitazioni, imposte con la forza nel periodo fascista. "La lingua è il primo strumento di conquista, più sottile di un fucile, più duraturo di un confine" (p. 217). Un periodo storico da trattare con le pinze se ci si vuole ambientare un romanzo. Come ha fatto Maccani che ha scelto la figura di due insegnanti, la maestra e il maestro, "taliani", inviati in quelle terre per insegnare la nostra lingua, per tratteggiare un'epoca e un momento storico durissimo.

Ha capito presto che vivere in una terra di confine, che è stata italiana, poi austroungarica, poi ancora italiana, significa imparare a muoversi tra mondi diversi. Significa costruire un ponte tra culture, tra modi di pensare e parlare che non si somigliano, ma che nel suo cuore possono trovare il modo di convivere. (p. 31)

Questa è solo una delle due storie che s'intrecciano e si rincorrono in parallelo per tutto il libro, a capitoli alterni. L'altra, che si svolge vent'anni dopo, è una vicenda che parla di amore e tradimento, di gelosia e vendetta, di odio e amicizia. Nel piccolo paese di Bondone, arriva improvvisamente una ragazza, "foresta" indubbiamente, nessuno l'ha mai vista. Cerca disperatamente di Bortolo e dice che non se ne andrà finché non l'avrà trovato. A capire che cosa è accaduto la gente ci metterà pochissimo, soprattutto Lisa, la fidanzata, focosa, testa calda e un po' matta, che Bortolo avrebbe dovuto sposare di lì a poco. Matrimonio a rotoli, nascita di un piccolino e di una nuova famiglia. Benedetta da Gianna, la zia di Bortolo che si offre di ospitare Adele, la "foresta", finché Bortolo non terminerà il suo lavoro di carbonaio su in montagna e potrà sposare la ragazza.

Da questo punto le due storie, quella del maestro e della maestra e di Bortolo e di Adele scorreranno in parallelo. Con due forme stilistiche, due modi narrativi e due tempi diversi l'una dall'altra, ma sempre costanti, senza sbavature. Segno della maturità narrativa raggiunta dall'autrice. Tanto è delicata la prima storia, tanto è rustica e verace la seconda. Sarà compito del lettore passare da una all'altra in modo naturale, senza mai perdere il filo, ritrovando gli stilemi caratteristici di ognuna. Scorrendo su binari diversi, le due storie sembrano non potersi toccare mai, finché la rivelazione di un segreto, per la quale bisognerà attendere la fine del libro, renderà chiari molti passaggi.

Rispetto ai due romanzi precedenti, sopra citati, ho scorto ne Il tuo nome nel bosco, da parte dell'autrice, uno scavo profondissimo fino all'origine delle proprie radici, un lavoro di approfondimento e di ricerca per ricomporre la propria storia, la propria identità. Quasi che questo mondo atavico, fermo ai ricordi  della propria infanzia, spingesse per tornare a galla, per riaffermare la propria presenza e chiedere di essere finalmente riconosciuto all'interno di una storia più ampia, quella dell'autrice e della sua identità. Lo dicono le frasi in dialetto, i ricordi delle antiche usanze, i gesti tramandati, i luoghi della memoria, le voci di chi c'era e quelle di chi non c'è più. Lo dice un mondo che riaffiora attraverso le parole, gli oggetti, i paesaggi, e che sembra reclamare il proprio spazio, come se solo tornando alle origini fosse possibile comprendere fino in fondo chi si è diventati.

Anche la trasposizione narrativa dei personaggi è molto riuscita e mentre le figure del maestro e della maestra sembrano cesellate in uno spazio quasi evanescente, la concretezza della Lisa, dell'Adele, del Bortolo, di Gino, Alfio, Ugo e tutti gli abitanti del Bondone è solida, quasi tangibile, fisica e corporea. E, come nei romanzi precedenti, sono le donne le protagoniste vere del romanzo, sono loro a farsi carico delle ferite della Storia, come Lei, la maestra, mai chiamata per nome (e alla fine del romanzo si capirà il perché), sono loro a farsi carico delle debolezze dei mariti, e, purtroppo, anche delle loro botte, loro ad aprirsi al vento delle novità e sempre loro a lasciarsi andare alla primitività dei sentimenti che, a volte, nella loro foga impediscono di discernere il Bene dal Male.

E infine protagonista è anche il bosco, che appare già nel titolo stesso. Non è soltanto una quinta teatrale che separa, ma il bosco è casa per i carbonai e le loro famiglie che ci vivono sei mesi l'anno, è mondo per chi abita quei territori e non conosce altro, è un'entità in grado di nascondere e di proteggere, ma anche di tradire

Mi ha convinto questa prova letteraria di Francesca Maccani, forse ancor di più dei due primi romanzi, Le donne dell'acqua santa e Agata del vento, che pure mi avevano regalato note positive. Qui c'è qualcosa di più, quel viaggio all'interno di se stessa che ha consentito alla propria ancestrale identità di tornare a galla, quel confronto tra sé e tutte le donne che l'hanno preceduta, ognuna con le proprie storie, ma in grado, tutte insieme, di affrontare i nodi della grande Storia per costruire un'identità forte e riconoscibile.

Sabrina Miglio