"La custode delle anime" di Rachel Louise Driscoll: in un mondo di maniaci, siate Clemmie.


La custode delle anime
di Rachel Louise Driscoll 
Nord, luglio 2026 

Traduzione di Federica Garlaschelli 

pp. 393
€ 20,00 (cartaceo) 
€ 9,99 (ebook)   

Nel XIX secolo, a seguito della spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte, si riscopre in tutta Europa un rinnovato interesse per la terra dei faraoni. Le piramidi, il Nilo, i papiri, le mummie, persino la semplice sabbia del deserto, divengono oggetto di studio di filologi ed egittologi del vecchio continente. Tale studio, non limitandosi ad analizzare sul posto i reperti rinvenuti, si adopera per trafugarli, impiegare la manodopera autoctona per gli scavi e depredare la terra d'Egitto. Nasce una vera ossessione, chiamata appunto Egittomania, di cui Rachel Louise Driscoll scrive nel suo esordio La custode delle anime

Clemmie è una giovane egittologa, traduttrice di geroglifici, che ha seguito le orme del padre, il grande studioso Clement Attridge. Nel 1887 riportano a Londra una scoperta sensazionale: una mummia bicefala con un ricco corredo funerario. Quando Clemmie decifra la scrittura di un amuleto della mummia, recante i simboli di Nefti e Iside, le dee sorelle, è troppo tardi: il padre l'ha già profanata a favore di un pubblico mai sazio dei tesori d'Egitto. In un sol balzo, Driscoll ci porta proprio in questa terra, cinque anni dopo, nel 1892, durante un viaggio della stessa Clemmie. In pochi anni, l'egittologa ha perduto gran parte della sua famiglia, potrebbe stare per dire addio anche all'amata sorella Rosetta e non può non pensare che tutti gli Attridge siano stati maledetti proprio al momento della profanazione. 

Ha una missione particolare da portare a termine, restituire l'amuleto alla terra da cui lo ha strappato anni fa insieme a suo padre, e decide di farlo in solitaria. Tuttavia, non ha fatto i conti con una compagnia di viaggiatori disponibile e pronta ad aiutarla, a cui affida piano piano i suoi segreti e la sua fiducia. Al tempo stesso, comprenderà che i nemici sono dietro ogni angolo e che anche gli insospettabili potrebbero tradirla da un momento all'altro. 

Ho passato anni a studiare una lingua morta, e mi sento di dichiarare che è meno complicata da comprendere rispetto ai miei simili. (p. 60) 

Driscoll compone il ritratto di una giovane donna inesperta della vita e delle relazioni sociali, chiusa e isolata nel suo mondo, e che è sorprendentemente edotta di egittologia e geroglifici. Per il tempo in cui è ambientato il romanzo, Clemmie è una rarità: non si occupa di buone maniere né di cercare un marito, ma di portare avanti il lavoro a cui suo padre l'ha introdotta. Uno dei temi più preponderanti del romanzo, però, è quello del viaggio, inteso come spostamento fisico e come cambiamento d'animo. Durante il suo, Clemmie non è destinata a rimanere così com'è – la brava figlia che segue le orme paterne – ma muterà forma e opinione rispetto a un altro grande tema: il rapporto con il passato

La stessa protagonista, quando dialoga con i suoi compagni di viaggio e con gli autoctoni, riflette sull'opportunità di scavare per disturbare i morti, le mummie in particolare, concepite proprio per riposare nella maniera più pacifica e intatta possibile. A cosa serve rompere il loro sonno? Perché strapparle dalla loro terra e portarle in una straniera, esibendole agli sguardi altrui? Non che Driscoll pecchi di eccessivo sentimentalismo: menziona i maggiori filologi del tempo, Champollion e Young, e scrittrici del calibro di Amelia Edwards, che si era battuta per la conservazione dei reperti in Egitto. Non ignora nemmeno i risvolti dell'imperialismo e il potere del denaro, che compra di contrabbando e corrompe anche i locali. Tuttavia, se di maledizione si intende discutere nel romanzo, l'autrice si chiede se la vera maledizione sia quella lanciata da divinità di millenni or sono o se piuttosto non lo sia la mancata cura verso il passato: «Il fatto che sia trascorso tanto tempo non significa che ciò che resta non sia stato vivo in passato. Nell'entusiasmo dell'egittomania, nessuno sembra ricordare questa verità fondamentale». (p. 195) 

Il romanzo di Driscoll si colora anche di tinte gotiche ogni volta che Clemmie e i suoi compagni si ritrovano a contatto con le storie di faraoni e mummie. Questo è l'elemento di intrattenimento del romanzo. Il realismo sfuma i propri contorni e si disperde in sogni, allucinazioni e incubi che presentano volti sfocati, fruscii e odori evocativi. Tutto al fine di impressionare il lettore, nonostante, in alcune scene, i protagonisti non siano in presenza di pericoli imminenti. La nostra eroina, però, è anche coraggiosa e spesso si spinge al di là delle proprie possibilità con fughe rocambolesche, corse disperate e nascondigli discutibili per sfuggire ai razziatori di tombe e a spietati coloni britannici. Parla persino correntemente l'arabo, mentre, quando gli arabi si cimentano nell'inglese, ancora si è condannati a imbattersi in verbi in modo infinito e nell'assenza di articoli determinativi. 

Certamente il romanzo ha bisogno anche di un lato dinamico e coinvolgente, e in questo senso La custode delle anime ne presta molti. A volte però sembra spingersi troppo in là e abbandonare ogni realismo solo per caricare Clemmie di un'eroicità ancora maggiore. Ha degli aiutanti, sì, in particolare le due donne dell'equipaggio, Celia e Mariam, ma le fanno da contorno e da coscienza; la vera azione è tutta nelle sue mani. Il che fa chiedere a cosa serva introdurre degli aiutanti se poi non aiutano, appunto. Così come l'aura titanica di Clemmie pare eccessivamente caricata, anche quella spirituale che vorrebbe emanare, alla lunga, stanca. È ossessionata dalla storia di Nefti e Iside, e il romanzo ne chiarisce bene i motivi, tuttavia fino alla fine vi sono lunghe digressioni sui miti del pantheon egizio e voli di nibbi – uccelli sacre alle due dee – che ricorrono in continuazione, tanto da creare un disturbante effetto déjà-vu. Insomma, quanto dev'essere perfetta una protagonista per meritare l'affetto del pubblico di lettori?

Camilla Elleboro