“Il canto delle filatrici”: il nuovo romanzo storico di Giulia Dal Mas. Una storia di coraggio e di cambiamento




Il canto delle filatrici
di Giulia Dal Mas
tre60, giugno 2026

pp. 464
€ 19.00 (cartaceo)
€ 8.99 (ebook)


Il canto delle filatrici é l’ultimo romanzo di Giulia Dal Mas, edito da tre60, che ci porta nel Friuli degli anni Venti tra le filandaie, donne che con mani sapienti intrecciano fili in mille trame e orditi. E così fa anche l’autrice in questa saga familiare ispirata alle vicende della nonna Maria e a lei dedicata:

Questa storia che è in parte finzione ma soprattutto verità, essenzialmente verità, mi ha accompagnato per tutta la vita, così come le persone di cui ho scritto e che ora non ci sono più. Se ne sono andate una dopo l’altra, come foglie di un solo albero che ora se ne sta lì, spoglio eppur ancora bellissimo a vegliare sulla casa, in cui la famiglia tuttora vive. Perché la memoria è potente almeno tanto quanto l’amore, e se chi ho citato non può essere qui a leggere queste pagine, sono certa che in qualche modo riesca a vedere, e chissà a emozionarsi, scoprendo la propria vita ritratta e immortalata in un romanzo. (p. 447)

Il primo filo che Dal Mas intreccia racconta quindi la potenza e il mistero dei legami familiari che ci ricordano da dove veniamo e chi siamo: protagoniste sono le tre sorelle, Iolanda, Nella e Lina, che lavorano nella filanda di Maniago, piccolo paese tra le montagne del confine friulano e conducono una vita semplice e tutto sommato tranquilla grazie all’affetto dei genitori, fino a quando la vita si fa sentire e l’amore palpita forte in ciascuna di loro.  Cresciute con gli stessi valori, il coraggio dei giusti e dei buoni, elaborano in maniera originale e personale quanto la famiglia ha trasmesso loro: Iolanda, la maggiore, affronta da subito il dolore per la perdita del suo Pietro, unico e grande amore cui resterà legata per sempre, convinta che la vita vada presa per ciò che è, «un susseguirsi di stagioni a cui non si poteva mai rischiare di farsi prendere impreparati» (p. 20); Nella, scontrosa e solitaria, arcigna agli occhi dell’intero paese, per la quale l’amore più potente è quello verso sé stessi, che si manifesta attraverso l’onestà, l’intelligenza e l’integrità e che è possibile coltivare soltanto attraverso lo studio e la lettura pur se in un’epoca in cui la scuola resta un privilegio per pochi; e poi c’è Lina, bellissima e inquieta, sognatrice romantica convinta che tutto fosse possibile e si potesse realizzare grazie all’amore con la forza del quale sfidare le convenzioni sociali.

Tre sorelle, una stessa famiglia, tre anime differenti, tre vite distanti ma legate profondamente e indissolubilmente. 

Il secondo filo che l'autrice intreccia esplora la lotta operaia attraverso la figura di Pietro, assassinato dagli squadristi per la lotta sindacale come coordinatore degli operai e per il quale «sono proprio gli ideali a renderci liberi. I diritti appartengono a tutti!» (p. 13). Ma è anche Nella che anima la protesta per le tutele operaie contro i paron  a mostrarci la miseria e la privazione in cui vivevano e morivano le famiglie contadine. E tra queste emergono le filandaie che con il sorriso intonano i loro canti per sfidare il dolore e la fatica in turni di lavoro infiniti con le mani immerse nell’acqua bollente e costrette a respirare vapori asfissianti. È il loro canto, tenace e costante, a dirci quale fosse la tempra di queste donne, protagoniste silenziose della Storia che hanno sostenuto intere famiglie grazie al loro duro lavoro.

Ed ecco il terzo filo di cui si compone questa trama, quello dell’emancipazione femminile, che si manifesta attraverso lo splendido cammeo dedicato a Lucia Grassi infermiera friulana medaglia d’argento al valor militare. Nella e l’amica Luisa fonderanno l’Associazione Donne della Val Colvera,

Un’associazione che raggruppi chiunque abbia voglia di migliorare la vita delle proprie compaesane. Che siano operaie, contadine, giovani vedove o signore agiate. Porteremo aiuto a chi ne avrà bisogno, magari anche organizzando turni di assistenza ai malati o raccogliendo indumenti smessi per chi si trova in difficoltà! (p. 288)

E sarà proprio Nella, persuasa che per una donna la bellezza non sia tutto nella vita, a battersi affinché lo studio e l’impegno siano la strada da seguire verso un futuro più giusto. 
Ad assimilare in sé tutta la potenza del romanzo sarà Maria, figlia illegittima rifiutata prima dal padre e poi dalla madre, vittima del pregiudizio e dell’ignoranza dell’intero paese a riscattare ciascun personaggio dagli errori compiuti in nome della paura e del bisogno disperato di trovare un appiglio a cui aggrapparsi per restare saldi nella vita. Maria riassume in sé l’essenza delle anime della propria famiglia: sognatrice come Lina, forte come Iolanda e caparbia come Nella. 
Il collante che tiene unito tutto quanto e che fa da sfondo all’intera storia è la struggente storia d’amore tra Lina e Fabrizio, un amore fatto di sogni che come un fuoco brucia e non può non lasciare il segno. 

Giulia Dal Mas intesse un romanzo corale che ha una ricostruzione storica convincente ed una prosa che a tratti diviene poetica nelle descrizioni dei luoghi che evidentemente le appartengono da generazioni: i temi trattati sono dolorosamente profondi ma lo stile e la struttura rendono la lettura scorrevole. La storia è un susseguirsi di capitoli dedicati ciascuno a una delle tre sorelle: il narratore esterno segue così le emozioni e i pensieri dei personaggi offrendo al lettore di volta in volta una prospettiva diversa sugli eventi narrati. Ogni protagonista mette in luce aspetti differenti della vicenda, creando così un racconto sfaccettato e libero da giudizi, coinvolgente e realistico.

Silvana Maria Baroni