di Catherine Ryan Howard
Fazi editore, aprile 2026
Trad. di Sabina Terziani
pp. 372
€ 19,50 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
Dopo il successo ottenuto con 56 giorni, che è anche diventata una serie tv su Prime, Catherine Ryan Howard torna per stupire i suoi lettori con questo nuovo thriller, Brucia il segreto, che promette altrettanti colpi di scena e un finale per nulla scontato.
Al centro della vicenda ci sono due vite molto diverse ma entrambe accomunate da un segreto che può rovinare il loro futuro. Emily è una giovane scrittrice, che dopo il successo del primo romanzo si è bloccata e se non riuscirà a scrivere un nuovo romanzo dovrà restituire il cospicuo anticipo già versatole dalla sua casa editrice. Ha quasi rinunciato a scrivere quando le arriva un’offerta che sembra salvarla dalla bancarotta: scrivere la vera storia di un uomo accusato dell’omicidio della moglie.
Si tratta di Jack Smyth, ex ciclista di successo, accusato di aver ucciso sua moglie Kate e che, per esporre la sua versione dei fatti, ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a far sentire la propria voce. L’uomo si è lanciato tra le fiamme per salvare sua moglie da un incendio, ma è arrivato troppo tardi. La sua vicenda ha commosso l'Irlanda intera. Almeno fino a quando non è emerso che Kate era già morta prima che l'incendio divampasse. Da allora i sospetti lo perseguitano.
L’incontro tra i due avviene in un luogo particolare, una sorta di città fittizia, creata a Sanctuary, località isolata della Florida dove, osservando regole severissime, Emily dovrà trascorrere del tempo con Jack per raccogliere la sua testimonianza e provare a capire se è in pericolo, se Jack è effettivamente un assassino o se sta aiutando un innocente a raccontare finalmente la sua verità, rendendo giustizia anche alla vittima. Proseguendo nella lettura si insinua nel lettore il dubbio che la perfezione del luogo sia solo apparente, così come il rapporto tra Jack e Kate nasconde qualche crepa, difficile da vedere in superficie.
Una sorta di contrapposizione tra lo spazio asettico in cui si muovono i personaggi e il fuoco, che divampa già all’inizio del romanzo, e che ritroviamo anche nel titolo, ci regala già una prima interpretazione di ciò che i personaggi cercano di fare per tutto il libro, ovvero ripulire; più tutto sembra pulito, più il lettore avverte che qualcosa è stato rimosso, nascosto, cancellato.
Non riusciva a spiegarsi perché trovasse tutto bizzarro; forse quello non era nemmeno l’aggettivo giusto. Nella perfezione di Sanctuary c’era qualcosa che non tornava. Nonostante il progetto fosse ancora incompleto, la parte costruita era pulita, perfetta, finita. (p. 112)
Il libro si alimenta anche di una tensione psicologica tra i protagonisti e racconta il punto di vista di Emily, che oltre a provare a comprendere la verità su Jack è alle prese con un segreto che riguarda la sua vita e per cui qualcuno la sta ricattando; ma ci sono anche diversi capitoli in flashback, che ci fanno rivivere i giorni prima della morte di Kate, la moglie di Jack.
Jack allunga la mano. «Tutto il resto come va? Stai bene?». Kate cerca di non irrigidirsi. Per caso sa qualcosa dei messaggi? Li sta ricevendo anche lui? (p. 149)
Come già accadeva in 56 giorni, Howard lavora su ciò che il lettore crede di sapere: ogni informazione sembra definitiva solo fino alla pagina successiva, e la verità si costruisce per aggiustamenti e sospetti. “Siamo tutti molto condizionati dalle apparenze” o almeno così sembra lasciare intendere il libro, risultando spesso manipolabili da ciò che interpretiamo senza scavare troppo a fondo.
La manipolazione è il vero motore del romanzo: riguarda i personaggi, naturalmente, ma finisce per coinvolgere anche il lettore, costretto a rimettere in discussione quello che pensava di aver capito. Sanctuary, con la sua perfezione innaturale, non resta mai sullo sfondo: più sembra ordinata, più diventa disturbante. Allo stesso modo il tempo agisce su due piani: quello ristretto del presente, in cui Emily e Jack devono raggiungere i propri scopi, e quello sospeso del passato, ancora viziato da interrogativi irrisolti.
Kate, la vittima, pur essendo assente nel presente non è una figura passiva. I capitoli che ricostruiscono i giorni precedenti alla sua morte aprono crepe nella versione ufficiale e impediscono al lettore di adagiarsi su un’unica interpretazione. Torna così a occupare spazio, non come semplice enigma da risolvere, ma come donna inserita in un rapporto più fragile di quanto appaia dall’esterno.
Il ruolo di Emily è quello della mediatrice, è costretta a interrogarsi su chi credere, su cosa includere, su quale forma dare alla verità. Il ghostwriting, di solito mestiere nascosto e quasi senza volto, qui diventa invece il punto più delicato della storia: perché raccontare la versione di qualcun altro significa anche decidere quanto spazio concedergli, quanto credergli, quanto lasciarsi usare. In questo l’autrice ci ricorda il ruolo del giornalismo ma anche quello dell’opinione pubblica, con la gogna mediatica che decide già a priori chi è il buono e chi è il cattivo. Quando una storia diventa virale, quando tutti hanno già deciso chi è il mostro, resta ancora spazio per la verità?
E tornando infine al titolo Brucia il segreto, si potrebbe dire che ci sono segreti più o meno animati dal fuoco o nascosti sotto la cenere in questo thriller. Catherine Ryan Howard mira a mostrarci che ogni verità, prima di essere creduta, passa attraverso qualcuno che la racconta, e che nel farlo, inevitabilmente, si sceglie cosa salvare e cosa lasciare bruciare.
Samantha Viva
