Entrando a casa Samuelson, si incontrano i genitori, l'ingegnere Phil e la maestra Sibyl, i loro tre figli – Ellis, che ha appena preso il diploma, la secondogenita Katie e Sally, di otto anni – e il loro cane, Hinky. Ci acclimatiamo in fretta, perché Michelle Huneven è abile nel caratterizzare con pochi tratti decisi i suoi personaggi, ma non abbiamo ancora la benché minima idea di quanto questa famiglia andrà a scomporsi, ricomporsi, moltiplicarsi, abbracciando e dicendo addio a tante persone care.
Partire o tornare non sono mai azioni neutre all'interno del romanzo, che in effetti s'intitola significativamente Ritorno a Bug Hollow (solo Bug Hollow in lingua originale), baita dove la famiglia si ritrova in momenti significativi e toccanti della storia.
A scardinare tutti gli equilibri di casa Samuelson arriva la decisione di Ellis: dopo essere partito in vacanza con i suoi amici, decide di fermarsi più tempo del previsto, perché si è innamorato di una ragazza. Siamo lontani dai tempi degli smartphone e gli unici mezzi che ha Ellis per tenersi in contatto sono lettere e qualche sporadica telefonata; il tutto, col terrore che la famiglia scopra dove si trovi. Sa che dovrà tornare per cominciare l'università, ma non ha intenzione di frequentare il campus estivo, se questo lo allontana da Julia. Meglio vivere con lei in una sorta di comune fino all'inizio delle lezioni. E poi vedrà.
Questo evento, che parte come una bravata, innesca invece una serie di conseguenze decisamente imprevedibili, e in poco tempo i genitori si troveranno a piangere la morte di Ellis (già nelle primissime pagine del romanzo) e a sapere che Julia è incinta di lui. La ragazza è spaventata, non saprebbe come prendersi cura di un neonato, ma non per questo ha intenzione di abortire. E così, in modo spontaneo, la famiglia Samuelson si offre di adottare il nascituro o la nascitura. Phil e Sib, che pensavano ormai di aver chiuso con l'educazione dei più piccoli, si ritrovano a crescere Eva, senza però nasconderle a verità.
Accogliere e includere qualcuno di nuovo nel caos di questa famiglia americana di origine ebrea è un tutt'uno: Sib è una maestra molto amata in zona, ma una madre inflessibile e ipercritica, cosa di cui soffre soprattutto Katie; Phil è invece più accomodante e riflessivo. Quel che non penseremmo mai è che dietro alla loro apparente vita ordinaria si nascondono segreti tali da aver messo in passato a dura prova la resistenza della famiglia.
Li scopriamo grazie ai numerosi flashback che Michelle Huneven prepara per noi. E a questi si alternano strappi narrativi, vere e proprie ellissi colmate solo da qualche parco sommario, che ci permettono di avanzare nel tempo anche molto in fretta. A volte troppo, a mio parere. Ed è qui che, almeno nella mia lettura, qualcosa si è inceppato: benché tutto si ricolleghi miracolosamente come con le tessere di un grande puzzle ben studiato, l'andamento cronologico così imprevedibile e i numerosi cambiamenti di focalizzazione hanno diminuito il mio coinvolgimento, impegnata com'ero a comprendere in che punto della vicenda ci trovassimo e se il personaggio fosse già a conoscenza di questo o quell'evento.
Impariamo a riconoscere ugualmente abbastanza bene i personaggi principali per ritrovare nei loro gesti, pensieri e parole caratteristiche tipiche, per cui effettivamente ci aspetteremmo certe reazioni da parte loro. Anche se i personaggi crescono e invecchiano rapidamente, a volte si saltano anni interi. Qualche comparsa improvvisa, invece, di nuovi personaggi non è sempre così facilmente collocabile nella trama principale.
A prescindere dal montaggio non sempre semplicissimo da seguire, Ritorno a Bug Hollow resta in ogni caso un romanzo convincente sulla straordinaria resistenza di una famiglia all'imprevedibilità del destino. Non c'è mai pietismo né i personaggi si perdono a recriminare; c'è piuttosto un'accettazione attiva di quello che la sorte riserva, per cui ognuno cerca di dare il meglio di sé per non soccombere. E l'amore è una delle spinte più forti che portano a non lasciarsi mai andare.
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