di Sylvia Plath
Mondadori, 2023 (prima edizione: 1963)
€ 13,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)
"Mi sembrava che la cosa più bella del mondo doveva essere l'ombra, le mille mobili forme e i mille anfratti dell'ombra."
Quando si parla di La campana di vetro, di Sylvia Plath, non possono non venire subito in mente l'autrice e il suo tragico destino, con la scelta di togliersi la vita in giovane età. Il mistero che aleggia intorno alla sua morte è ancora oggi fitto, tanto che una delle teorie è che in realtà non avesse intenzione di uccidersi ma solo di lanciare una richiesta estrema d'aiuto e che avesse lasciato un messaggio in cui chiedeva di chiamare il suo medico. Quando poi si unisce tale fatto biografico con altre comunanze presenti nel testo, e infine si realizza che il romanzo è stato pubblicato un mese prima del gesto, la lettura diventa ancora più emotivamente densa. Sia chiaro fin da subito: La campana di vetro non è un'autobiografia, ma certamente presenta delle parti che risuonano con la vita e l'anima di Sylvia Plath; inoltre, dati biografici a parte, non bisogna fare l'errore di leggere il romanzo esclusivamente sotto la lente di osservazione autobiografica poiché se ne perderebbe tutto l'indiscutibile valore letterario.
La campana di vetro, infatti, è un bel romanzo, scritto bene, che riesce a farsi leggere in maniera scorrevole, efficace. Quello che colpisce subito è la straordinaria modernità del testo, che potrebbe essere stato scritto ieri, sia per la scrittura che per la resa dei tormenti interiori dell'autrice. Certamente ciò è merito dell'operato della traduttrice Adriana Bottini, ma la voce di Plath resta potente e straordinariamente contemporanea. Non è un mistero, infatti, che il tema del disagio mentale sia molto frequentato nella narrativa contemporanea (argomento a cui abbiamo anche dedicato un #PercorsiCritici diviso in due parti, poco tempo fa), ma il testo della Plath, pur pubblicato nel 1963, sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas (verrà pubblicato col suo nome qualche anno dopo), sembra modernissimo. Anche se ci sono dei riferimenti che rendono chiaro il contesto temporale, l'urgenza di comunicare il proprio malessere è viva e potente. Forse è per questo che la figura di Sylvia Plath è ancora oggi vivissima, e La campana di vetro un testo imprescindibile, un classico.
Il libro racconta la storia di Esther Greenwood, una ragazza che sta svolgendo un periodo di apprendistato presso un magazine femminile, Mademoiselle, a New York. Nelle prime pagine ci viene presentato il contesto brulicante e vivace della città, ricco di feste ed occasioni mondane a cui Esther partecipa, uscendo anche con qualche ragazzo e cercando di farsi le ossa nella redazione. Tuttavia, fin da subito è chiaro che in lei cova un malessere indistinto, una sorta di miopia interiore, che non le permette di scorgere una propria strada. Una sorta di ottundimento dei sensi, una campana di vetro, appunto, che la separa dal resto del mondo. Alla domanda della direttrice del giornale che le chiedesse che strada volesse intraprendere, Esther risponde di non sapere.
La ragazza si sente, per usare le sue parole, come un cavallo da corsa in un mondo senza piste. Ed è in questa condizione di base che avviene un evento, che non voglio rivelare, che spezza il già fragile equilibrio in cui la ragazza si trova. Ha inizio così la seconda parte del libro, la quale si configura in fretta come una vera e propria discesa dentro il rabbit hole della malattia mentale. Un'ossessione comincia a maturare in lei, una vera e propria fissazione, che prende corpo e che la ragazza cerca disperatamente, in tutti i modi, di afferrare. La sua vita si contorce su se stessa, fino al punto di non ritorno e al ricovero coatto. Se pensiamo alla vicenda biografica e al fatto che la stessa Plath venne ricoverata, non possiamo non immaginare quanto siano reali quelle righe.
Dal punto di vista più strettamente letterario, particolarmente interessante è la costruzione narrativa: Plath riesce a creare un romanzo in cui si entra nella vicenda in maniera graduale, ma inesorabile. Inoltre, la narrazione in prima persona è una scelta straordinariamente felice, poiché crea quel doppio binario costituito da una parte dagli eventi reali e dall'altra dalla percezione dell'autrice, che talvolta salta da un evento all'altro, oppure ne carica emotivamente la valenza, quasi al confine tra sogno e realtà.
La campana di vetro è stato spesso messo in relazione con Il giovane Holden, di J. D Salinger, ma, personalmente, mi è parso possa essere così solo nella prima parte: infatti, se all'inizio del testo si trovano anche in Esther quell'insoddisfazione e quella ricerca di senso che hanno reso Holden il ritratto di una generazione in crisi, nella seconda risulta evidente che La campana di vetro si muova da altri presupposti e presenti un'originalità che rende il testo un unicum, effettivamente imparagonabile ad altri romanzi.
Valentina Zinnà
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