"Vite intelligenti. Donne e uomini nella storia dell'Intelligenza Artificiale" di Maurizio Caminito restituisce umanità e pensiero a una disciplina che ne è priva.


Vite intelligenti. Donne e uomini nella storia dell'Intelligenza Artificiale
di Maurizio Caminito
Nutrimenti, maggio 2026

pp. 368
€ 17,10 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ada Lovelace è una giovane donna che ha un talento straordinario e grazie al quale scrive qualcosa che il mondo non è ancora pronto a comprendere. Intuisce le potenzialità di una macchina che non esiste ancora nella forma in cui lei la immagina, e lo fa con una precisione che sfida il tempo.

La sua visione anticipatoria delle potenzialità dei computer e il suo lavoro sul ‘primo algoritmo’ la rendono una figura di ispirazione per scienziati, ingegneri e chiunque sia interessato alla storia della tecnologia. Il suo nome è stato dato a un linguaggio di programmazione (Ada)10 e in suo onore è stato anche istituito l’Ada Lovelace Day, che si tiene ogni anno il secondo martedì di ottobre. (p. 22) 

Maurizio Caminito, nel suo Vite intelligenti (Nutrimenti), sceglie di cominciare da lì, o quasi, da quell’istante in cui una mente singola si sporge oltre il proprio orizzonte e lascia un'impronta che altri, decenni dopo, faranno fatica a riconoscere.

Il libro si propone come una storia dell'Intelligenza Artificiale raccontata per biografie ed esistenze vissute ai margini o al centro di una trasformazione epocale. È qualcosa di ambizioso e, per certi versi, anche rischioso. Caminito scommette sulla narrazione come strumento critico e sulla vita come chiave d'accesso alla tecnologia e, possiamo affermare, in larga parte vince.

La struttura del volume è tripartita (dagli albori dell'informatica con le sue figure fondatrici, alle visioni e ai paradossi dell'IA contemporanea, fino alle grandi domande su emozioni, creatività e morale), ma ciò che la attraversa con coerenza non è una linea cronologica bensì un fil-rouge umano, a tratti commovente: chi sono le persone che hanno costruito le macchine che costruiscono il nostro presente? La risposta che emerge è spesso scomoda, quasi sempre femminile, molto più di quanto la vulgata tecno-centrica abbia voluto riconoscere.

La loro presenza è distribuita lungo tutto l’arco dello sviluppo tecnologico che ha portato all’affermazione dell’Intelligenza Artificiale, fin dai primordi della nascita del linguaggio informatico. E proprio in questo contesto alcune vicende, che hanno visto le donne protagoniste, meritano di essere portate alla luce. (p. 40)

Le programmatrici dell'ENIAC, Grace Hopper, Margaret Hamilton: il libro restituisce loro non soltanto la menzione dovuta, ma la voce e la specificità di esistenze che hanno attraversato ostacoli sistematici con una determinazione che la storia ufficiale ha provveduto a silenziare. È uno dei meriti più solidi del testo che non si limita alla riabilitazione encomiabile, ma mostra quella forza centrifuga che ha allontanato le donne dai centri del riconoscimento pubblico pur lasciandole al cuore del lavoro reale. C'è nel libro una responsabilità politica che Caminito non ostenta mai e forse è proprio per questo che risulta più efficace.

Non ci vuole molto affinché il lettore avverta anche i nodi irrisolti del progetto. L'approccio biografico, per quanto originale e spesso avvincente, comporta un costo. Alcune figure fondamentali dell'IA contemporanea compaiono in posizione marginale, quasi di corredo, come se la narrazione avesse già esaurito il suo slancio nei confronti dei pionieri e faticasse a reggere il confronto con la complessità del presente. Il rischio, in un libro del genere, è che la storia raccontata per eccellenze individuali finisca con il replicare, pur con intenzioni opposte, la logica del genio solitario che si voleva decostruire.

Ciò che invece regge con solidità è il registro stilistico. Caminito, infatti, scrive con misura e curiosità genuina, alternando l'aneddoto alla riflessione, la precisione biografica all'apertura saggistica. La lettura scorre e questo non è un merito secondario in un campo dove troppo spesso la divulgazione scivola o nella superficialità o nell'intimidazione tecnica. Vite intelligenti non intende fare né l'una né l'altra cosa, ma vuole mostrare che la tecnologia ha molti volti che ci riguardano.

Seguendo le orme di questi ‘giganti’ scopriremo che lo sviluppo dell’IA e strettamente connesso all’intelligenza delle donne e degli uomini che vi si sono dedicati, alle sfide tra loro, alla loro rivalità, ma anche a una loro aspirazione comune che li ha portati a stringere un sodalizio perenne e una complicità che li ha aiutati a superare le prove più ardue. (p. 7)

Valentina Botrugno