Disfarsi del proprio aspetto per sopravvivere: la variazione sul tema "corpo" di Francesca Mattei


 

Come si smette di avere una faccia
di Francesca Mattei
effequ, aprile 2026

pp. 214
€ 18 (cartaceo)

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Dopo, poi, mi era sembrato di poter trovare una soluzione. Mi era sembrato che frequentando un numero consistente di persone più o meno amiche, più o meno conosciute, le cose sarebbero migliorate. Ho anche iniziato a vedere un tipo, per un po'. A vederne tanti. Mi sono aggrappata ad alcuni di loro perché mi volevano davvero bene. Ho permesso loro di fare tante cose con il mio corpo, nella speranza di poterne fare a meno, eppure niente di quello che ho fatto con loro o a loro è servito a cancellare quel corpo del quale mi volevo dimenticare. C'era la faccia, c'era sempre la faccia. La loro, sopra la mia, e poi la mia, nei loro occhi quando mi dicevano Vediamoci ancora, È meglio se non ci vediamo più. (pp. 36-37)

Francesca Mattei, piuttosto celebre per la sua prima raccolta di racconti Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa, edita da Pidgin nel 2021, torna in libreria con questo testo ibrido che mescola autofiction, memoir, realismo magico e fiaba.
Si tratta di una variazione su tema: il viso, lo specchio e il corpo, e tutti i modi in cui si può recuperare - o far nascere - l'accettazione di sé.
Molti dei capitoli si concentrano sull'identità, sulla negazione, sull'autolesionismo: i protagonisti e le protagoniste di Mattei sono persone (e anche non-persone) che soffrono, che si rinnegano, che provano in qualche modo a cancellare quanto di più personale si portano dietro: i connotati, il corpo, la propria stessa esistenza.

Poco prima dell'infarto, Franca mi incontrò sul pianerottolo e mi disse Sei una brava ragazza. Ricordo di aver pensato che non mi ero mai vista così. Brava, e tantomeno ragazza. Nonostante fosse appena cominciato settembre, avevo già il raffreddore. Non risposi e tirai su col naso. Mi accarezzò la guancia e per istinto mi ritrassi. Le chiesi scusa, ma lei non si era offesa. Disse solo: Nella vita si capita dove si capita e poi si trova una strada; Spero che resterai sempre così: intelligente e feroce. Ed era la prima volta che qualcuno usava quel termine per farmi un complimento. Ma io: cosa potevo mai farmene della mia intelligenza a dodici anni? Così decisi di puntare sulla ferocia. (p. 118)

Il disfacimento del proprio aspetto viene declinato in diverse sfumature: c'è chi si isola completamente dal mondo, preferendo dedicarsi al proprio profilo OnlyFans, e negando a tutti - soprattutto a un utente in particolare - di mostrare il viso. Dunque una negazione pura, a priori, che parte dal soggetto e non ha nulla a che fare con chi chiede; c'è anche chi si fa del male, vedendo nello scorrere del sangue un atto di resistenza, di posizionamento nel mondo; c'è chi - creatura misteriosa e non del tutto umana - racconta di abusi, di uomini che violentano corpi, lasciando figli in grembo che poi muoiono; e ancora, una ragazza e una Mamma e un Bambino, insieme a un pesce rosso: più il pesce cresce, più il Bambino scompare. 

Come si smette allora di avere una faccia? Il titolo non ci pone una domanda, ma il lettore se lo chiede ugualmente. Le risposte sono molteplici: il trucco, la sparizione, la sostituzione, la chirurgia, il rifiuto, il diniego o, al contrario, la cessione di sé a chiunque, come anestetico, come metodo per non pensare.

Il corpo di Mattei non è un oggetto "sano" ma un insieme di scarti. Si domanda: cosa posso togliere? Di cosa posso fare a meno? In molti casi la risposta è proprio nel corpo, nel viso, ma in altri il ventaglio si apre anche al contorno, alla cornice. Così, ad esempio Cecilia, decide di non voler vedere più nessuno e chiudersi in casa; e la ragazza col pesce non ci dichiara subito chi sia, cosa faccia, perché si prende cura di quel Bambino; l'entità nel bosco non spiega mai del tutto la sua natura, ma si concentra - in modo molto a-critico, su cosa viene fatto al suo corpo, senza mai dire il perché (d'altra parte non ce n'è bisogno).

Crome si smette di avere una faccia?

Come si smette di associare ogni giorno quella particolare combinazione di caratteri somatici alla propria persona? A volte la senti cadere, o spaccarsi per il freddo intorno alle labbra e agli occhi. Ma poi sollevi lo sguardo sullo specchio del bagno, ancora sporco delle incrostazioni di dentifricio della settimana scorsa e di quelle prima ancora, e lei è ancora lì. Guardandoti intorno, senza troppo sforzo, sai che tutti ne hanno una. Nascono con quella e poi con quella muoiono. Cambia forma, colore, consistenza e persino dimensione, ma resta sempre appesa lì, per tutta la vita, come una medaglia o un bersaglio. La cosa bella della faccia è che puoi metterci sopra praticamente qualsiasi cosa. Cosmetici, trucchi, maschere, colori, inchiostri e fluidi umani. La cosa brutta è che non puoi toglierla. Se hai soldi a sufficienza puoi cambiarla con una che ti piace di più - o che piace di più ai tuoi amici o al tuo datore di lavoro - ma una faccia, una qualsiasi, devi averla per forza. Possono mancare alcuni dei pezzi che la compongono, come un occhio, un labbro o qualche pezzo di pelle, ma lei resta sospesa sul tuo collo come un fiore ipertrofico su uno stelo sottile. (p. 33)

Il fatto è che, nonostante l'impegno e il dolore, molti dei protagonisti e delle protagoniste del testo non ci riescono: non smettono di pensare per un attimo al proprio viso e al proprio corpo. Un ossimoro, a ben pensarci: cercare di cancellare qualcosa di cui, in fondo, siamo ossessionati, perché fa parte di noi, perché non possiamo semplicemente scavarci la faccia o tagliarci un braccio e perciò la frustrazione deve sfogarsi in un'altra maniera.

Il testo porta con sé una buona dose di sofferenza e autoconsapevolezza: dapprima pensavo fosse un saggio e mi sono molto sorpresa nello scoprire che invece era una raccolta di racconti. Molto peculiare anche che i generi siano mescolati: autofiction, memoir, fiaba, un tocco di surrealismo e realismo magico. La scrittura è precisa, ma morbida, come una carezza data nel punto giusto al momento giusto.

Piacerà molto a chi si interessa di corpo e di aspetto, ma anche a chi non si ferma solo all'esteriorità e cerca di indagare anche ciò che succede "sotto" di essa.

Deborah D'Addetta