"Le streghe di Smirne" di Mara Meimaridi: un gioco di potere e manipolazione che vincono le donne, l'autrice per prima.




Le streghe di Smirne
di Mara Meimaridi
Edizioni e/o, aprile 2026

Traduzione di Luigina Giammatteo

pp. 512
€ 22 (cartaceo)
€ 12.99 (ebook)

Con Le streghe di Smirne di Mara Meimaridi entriamo in una dimensione magnetica e quasi utopistica, in cui il potere delle donne è centrale. Questo esordio narrativo (in una nuova pubblicazione edita sempre da edizioni e/o) ha la superba capacità di trascinare il lettore dentro un universo femminile tanto seducente quanto spietato. La scrittura di Meimaridi infatti conquista sin dalle prime pagine sia per la trama che per la sua abilità nel far sentire la sua voce, una voce carnale, piacevolmente ironica e visionaria.

Nella Smirne di fine Ottocento e inizio Novecento (anche se il romanzo inizia nel 1988), località turca di commercio, caratterizzata da forti odori e superstizioni, si mescolano culture e dicerie, di cui le donne ne diventano inevitabili vettori. Gli uomini sembrano occupare la scena sociale, ma è nelle cucine, nei cortili e nei rituali tramandati sottovoce che si decide davvero il destino delle famiglie. L'autrice racconta questo invisibile potere femminile, antico e domestico insieme, fatto di incredibili intuizioni e tante manipolazioni. Questo perché sotto la superficie si nascondono un profondo desiderio di sopravvivenza e una forte brama di riscatto

Eftalìa, Katina, Attarte e tutte le donne che compongono il romanzo sono creature ben lontane dall'immaginario delle fanciulle benevoli e sottomesse. Sono invece figure contraddittorie, capaci di sincera empatia quanto di umana crudeltà. Se da un lato possono essere dotate di un grande istinto materno, di sconfinata generosità e irresistibile comicità, è vero anche che dall'altro sono in grado di rivelare la loro più feroce natura, una natura calcolatrice e spietata. Ed è forse questo l'aspetto più geniale dell'opera: l'abilità di Meimaridi di tratteggiare i suoi personaggi femminili rendendoli memorabili (lungi da me usare la tanto moderna e blasonata parola iconici) senza mai addolcirli. Queste donne si mostrano autentiche e credibili nella loro imperfezione e, nella loro malevolenza, trovano la loro giusta dimensione letteraria, perché combattono una guerra continua per conquistarsi uno spazio e una liberà in un mondo che le vuole sottomettere. Un elemento, seppure romanzato, di assoluta attualità, segno che queste guerre non sono ancora finite.

«[...] Ognuna di noi deve badare a procurarsi il suo personale sostegno, sia di nascosto, sia grazie al proprio marito, e a mettersi sempre da parte quanto più denaro può. Altrimenti ci si attacca come le sanguisughe a chiunque, per succhiargli qualche cosa per vivere. E se sei una sanguisuga non sei niente di più di una sanguisuga. E allora dovrai chinare la testa e prenderti le botte e sorbirti le corna e dire pure grazie». [...] Katina assorbiva la lezione pervasa da strane sensazioni: capiva che le era sfuggito qualcosa di importante e che doveva anche lei immancabilmente fare qualcosa, al più tardi quella stessa sera. (p.103)

Ho amato moltissimo la costruzione del personaggio di Katina, perché parte come comparsa fino a divenire protagonista indiscussa. Katina è inizialmente una ragazza goffa ed emarginata, quasi invisibile, ma a seguito di una serie di incredibili eventi, sotterfugi e stratagemmi, attraverserà l'intero romanzo trasformandosi in una donna abilissima nel comprendere i giochi di potere maschile, piegandoli a proprio vantaggio. E dunque tra matrimoni strategici, rituali segreti e ambizioni sociali, Katina intraprende una scalata travolgente che la porterà accanto a uomini potenti, che con carismatica astuzia saprà domare.

Anche sua "madre" Attarte è una figura intrigante, una presenza ambigua e dotata di grande fascino che sembra incarnare in sé l'idea della saggezza popolare e della magia ancestrale, il che la rende una figura minacciosa, perché le sue figlie sono eredi di un sapere femminile nascosto, capace di scorrere non solo nelle loro vene ma anche di dar loro costante protezione.  Dunque, di fatto, tramandandosi questo suo potere è come immortale. Gli elementi del desiderio, del controllo e perfino del cibo diventano quindi gli ingredienti principali dell'incantesimo della manipolazione femminile, e gli uomini sono semplici pedine di un gioco di cui non sapevano di far parte.

L'autrice riesce inoltre a rendere Smirne così reale e suggestiva da farla quasi vivere ai suoi lettori e lettrici, perché nei passaggi in cui descrive le strade affollate o i profumi delle spezie dei mercati, è tutto talmente tangibile da restituirne un'immagine caotica e seducente quanto le sue protagoniste. La scrittura poi pare una pièce teatrale per i suoi dialoghi e per le sue digressioni continue, aumentando il senso di realtà fino a farla quasi straboccare dalle pagine. L'esordio di Mara Meimaridi è un grande e bellissimo affresco sulle donne e sulle infinite forme del loro potere. Donne che sono al tempo stesso streghe e sopravvissute.

Carlotta Lini