La prospettiva del femminismo lesbico per scardinare i Dracula e i Lestat della narrativa horror. "Le cronache di Gilda" di Jewelle Gomez

Le cronache di Gilda Jewelle Gomez

Le cronache di Gilda
di Jewelle Gomez
Ne/oN, marzo 2026
 
Traduzione di Chiara Puntil
 
pp. 336
€ 19,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

Una ragazzina riesce a scappare dalla piantagione dove lei, la madre e le sorelle sono schiave, e uccide il sorvegliante che le dava le caccia. Crimini di questo tipo, per una bambina di origine Fulani nel Mississippi del 1850, vogliono dire la morte. Ma la ragazzina viene salvata dalla tenutaria di una casa di tolleranza che, insieme alla sua compagna, ha in serbo per lei un destino speciale: diventare immortale. Nasce così Gilda, che dalla sua creatrice eredita il nome e i poteri dei vampiri. Per due secoli attraversa gli Stati Uniti, cercando luoghi in cui legarsi agli esseri umani, imparare dai vampiri più anziani e cercare chi potrà accompagnarla in una vita che si interromperà solo quando lei deciderà di abbracciare la vera morte. Tramite Le cronache di Gilda, Jewelle Gomez riscrive tutto quello che è da sempre l'immaginario dei vampiri: da figure maschili assetate di sangue, a immortali esseri femminili che sanno che è la connessione con i vivi ciò che rende la loro eternità degna di essere attraversata.

Nonostante Carmilla sia precedente a Dracula, la figura del vampiro, nell'immaginario più pop, è maschile, bianca e predatoria. Nosferatu, il conte transilvano, Louis e Lestat di Anne Rice, la saga di Underworld hanno poi lasciato posto a una narrazione più romanticizzata dove i vampiri protagonisti si impelagavano in triangoli amorosi dai risultati (più o) meno apprezzabili. La mia panoramica è limitata in alcune direzioni, mancandomi all'appello tutto il catalogo di Chelsea Quinn Yarbro, ma, per la mia esperienza di fruizione, le prerogative dei vampiri sono spesso lette in ottica di predominio sugli esseri umani – considerate prede – e sui limiti dei loro poteri – il sole, l'aglio, l'acqua santa, la decapitazione, le croci, a seconda dell'immaginario magico in cui si svolge la storia. Le cronache di Gilda si orientano, invece, su una diversa direzione ovvero su un potere che non è pensato per soverchiare l'umanità né è al servizio e a vantaggio solo di chi quel potere lo detiene.

«Si dice che alcuni vivano dell'energia emanata dalla paura. Che sia questo a sostentarli, più della condivisione. La verità è che la nostra è una fame di connessione alla vita, ma non è necessario passare per l'orrore e la distruzione. Sono solo i legami più facili da evocare. È una lezione che, una volta imparata, non bisogna dimenticare. Ignorarla, crogiolarsi nella morte come fa l'uomo bianco, non può portare che amarezza.» (p. 145)

Gilda è stata addestrata dalla sua omonima creatrice e dalla compagna di lei, Bird nativa americana, al rispetto degli esseri umani di cui deve nutrirsi. A loro serve il sangue, non per forza l'omicidio, e devono, ogni volta, donare qualcosa in cambio: un sogno, una sensazione che tranquillizzi i pensieri, la dimenticanza di quanto è successo. Questo sia per una questione di segretezza, sia per non cadere nella trappola dell'abuso: avere un potere non significa per forza doverlo utilizzare a scapito delle altre persone. È interessante notare come chi incarna questo paradigma siano donne, figure razzializzate, personaggi queer. Gli unici incarnanti il "vecchio" modo di intendere il potere dei vampiri sono figure maschili che non sembrano accettare l'idea di non essere in cima alla piramide del privilegio: è il caso di Samuel, la nemesi di Gilda, che la segue attraverso i secoli perché la incolpa di averle rubato l'amore di Eleanor, oppure di Fox, violento pappone nella Boston degli anni Cinquanta. Da questo lato, abbiamo il potere com'è inteso dalla classe storicamente dominante – il maschio bianco il cui predominio non si ferma all'epoca della schiavitù – e dall'altro la gestione del privilegio (dato da poteri sovrannaturali) in senso intersezionale ovvero per la parità di tutti e tutte. 

Nonostante questa lettura, Gilda è una figura con una dimensione politica poco dichiarata: non si occupa di diritti e libertà come Bird, una delle sue creatrici, che viaggia in ogni angolo del mondo per insegnare i diritti inalienabili; non funge, come Sorel e Anthony, da intermediaria tra il mondo umano e quello sovrannaturale. La sacralità della vita umana è per lei talmente alta da non avere nemmeno il coraggio di creare progenie, se non dopo lungo tempo. Gli eventi storici che attraversano di Stati Uniti dal 1850 al 2050 – con un'incursione in un futuro apocalittico dove il potere dei vampiri può essere acquisito da chi è abbastanza ricco da pagarsi dei Cacciatori – sono a malapena rilevati. Lei attraversa l'eternità in cerca di connessioni, cambiando il mondo a partire dal pezzettino accanto a lei. Così incoraggia Aurelia, vedova di un pastore nel Missouri degli anni Venti, a esprimere il suo potenziale una volta libera dai legacci del matrimonio; così aiuta Toya a liberarsi dalla schiavitù di Fox arrivando a uccidere un proprio simile. Con il passare dei decenni, da figura nell'ombra richiede sempre più di essere vista – sarà proprietaria di un salone di bellezza, sceneggiatrice teatrale, cantante, scrittrice di romance di enorme successo – e desidera sempre di più connessione con il mondo dei vivi che ha lasciato senza dubbi o rimpianti e che desidera vivere da vicino per preservarlo, nei limiti delle sue possibilità.

Il sistema magico e le caratteristiche dei vampiri di Gomez sono una mescolanza di elementi classici, del gotico-punk anni Ottanta – impossibile non ravvisare suggestioni dal World of darkness, coevo alla pubblicazione della prima uscita del romanzo – e, a volte, di una certa didascalicità nel connubio terra e acqua che rappresentano salvezza e minaccia per i vampiri; non ci sono epici combattimenti o scontri sovrannaturali ma uniformità nella pacifica convivenza tra le due specie. 

«Tradire la vita che abbiamo in comune, la nostra comune umanità, ci rende indegni di condividerla, indegni di vivere» (p. 83) recita Gilda. È una storia che lancia uno sguardo a come sarebbe possibile vivere senza, obbligatoriamente, ragionare in termini di padroni e schiavi, cacciatori e prede: in questo caso, il maschile sovra esteso è ciò che più serve allo scopo. Come racconta la stessa autrice nella prefazione, per scardinare una mitologia e una narrazione assodata, la prospettiva del femminismo lesbico è la strada che serviva per portare le donne, in quanto personagge attive, anche nell'horror dei vampiri tradizionali.

Giulia Pretta