Due facce della stessa medaglia: Teleny e Des Grieux, il corpo e lo spirito. «Teleny» di Oscar Wilde




Teleny
di Oscar Wilde
Wom Edizioni, 3 marzo 2022

Traduzione di Matteo Pinna

pp. 247 
€ 19,50 (cartaceo)

Ci sono libri dalla storia così romanzesca che meriterebbe di essere raccontata in un altro libro. Storie che, per arrivare nelle nostre mani, hanno attraversato decenni, secoli di vita travagliata, di edizioni spurie, di opinioni difformi e di malintesi anche molto gravi, prima di tornare al loro splendore originario; è il caso di molti dei libri del catalogo di Wom, la cui missione è proprio recuperare libri del passato che per un motivo o per un altro non sono mai arrivati integralmente in Italia. Ma è soprattutto il caso di Teleny, la cui vicenda editoriale e filologica è tanto interessante quanto la struggente storia d’amore e di lussuria tra Teleny e Des Grieux che racchiude al suo interno.

Ma procediamo con ordine. Teleny, o Il Rovescio della Medaglia è un romanzo apparso, anonimo, nel 1893, e che fino ad oggi non era mai stato stampato assieme a Des Grieux, Preludio a “Teleny”, racconto del 1899 che completa l’edizione Wom. Ma l’operazione di recupero non si è limitata alla collazione dell’opera col suo preludio. Qui in Italia, infatti, fino ad oggi non abbiamo mai potuto leggere una versione che rispettasse quella del 1893; infatti nel 1934 apparve un’edizione in francese che annunciava di essere la più completa, essendosi basata su un fantomatico manoscritto originale. Ma tra errori di interpretazione, traduzione eccessivamente libera, e sezioni tagliate, tale formato spurio ha influenzato negativamente tutte le edizioni successive. Nella seconda metà del Novecento, molte edizioni hanno poi scelto di censurare l’opera; perfino l’Olympia Press, la celebre casa editrice di Henry Miller, non volle pubblicarla senza emendazioni! E sarà solo nel 1989 che una nuova edizione in lingua inglese a partire dall’originale del 1893 vide la luce, aprendo la strada all’edizione in lingua italiana che oggi possiamo tenere in mano.

Anche l’attribuzione a Oscar Wilde non fu meno travagliata: basti pensare che la precedente edizione italiana dell’opera reca nel titolo la dicitura “Oscar Wilde e altri”, senza tener conto dei numerosi indizi, filologici e stilistici, che rendono grandemente affidabile l’attribuzione dell’opera a Wilde, e che potrete approfondire nella “Nota dell’editore” con cui si conclude il volume. 

Ma come mai tanti dubbi, ripensamenti, traversie e difficoltà? Affidiamoci alle parole dell’editore:

Più che un gesto critico, (sembra) una forma di rimozione fisica, un’incomprensibile défaillance giustificata presumibilmente dal non voler assolutamente considerare la più probabile ipotesi che Wilde potesse essere l’autore di un volume così violentemente osceno, uno dei romanzi più terribilmente lascivi della letteratura, pornograficamente elegante ed esplicito... (p. 243)

Ma di cosa parla, dunque, questo romanzo così lascivo, così estremo, la cui connotazione romanzesca non sembra essere in grado di essere rinchiusa comodamente nelle pagine di un libro, e che nel suo secolo di vita sembrava invece cercare di liberarsi ed esondare ad ogni passo? Teleny è il racconto dell’amore carnale tra Teleny e Des Grieux, raccontato in prima persona da Des Grieux stesso a un interlocutore misterioso. Tuttavia, al contrario di quanto si potrebbe pensare, il rapporto carnale tra i due è solo una parte del loro profondo legame, che fin dalle prime pagine si configura piuttosto come un’unione spirituale, psichica, si potrebbe anzi dire telepatica. Des Grieux comunica con la mente di Teleny sentendolo esibirsi al pianoforte, e con il suo corpo, nei momenti in cui si vede con diverse e diversi amanti. Queste comunicazioni spirituali della prima parte del racconto si intervallano con visioni di rapporti sessuali molto diverse tra loro – un sogno di cattivo auspicio in cui Des Grieux giace con una sorella che non ha, un rapporto poco soddisfacente di Teleny con una dama molto ricca, un ricordo della prima e ultima visita di Des Grieux in un bordello, che dà origine a uno dei capitoli più magistralmente infernali dell’opera – che però, in un incredibile gioco di contrasti, aprono la via alla comunione di spiriti e corpi che sarà poi il fulcro del rapporto tra Teleny e Des Grieux.

È proprio questo, infatti, il nucleo di un’opera che affronta il sesso senza pudore e remore per arrivare al suo nucleo più filosofico: l’amore c’è, ma anche la componente più terrena, che viene usata da una parte per esaltare il sentimento immateriale, e dall’altra per sottolineare che la carnalità dei corpi è inscindibile non solo dall’amore, ma da qualsiasi ideale di vita sentimentale realmente vissuta che l’uomo può concepire. E giacché sono proprio le emozioni a rendere la vita valevole, il romanzo ne è pieno: dalla tenerezza alla lussuria che acceca, dall’estasi dell’idillio alla disillusione del sogno infranto, dalla vergogna di essere ciò che si è alla disperazione con cui il romanzo si chiude.

La dimensione onirica, visionaria, è fondamentale tanto in Teleny quanto nel Preludio, opera che probabilmente è rimasta incompiuta a causa della morte di Wilde, e che avrebbe dovuto raccontare la storia amorosa e sentimentale della famiglia Des Grieux (nome, peraltro, che non dovrebbe giungere nuovo a chi conosce l’opera di Puccini…). Se la visione è indistinguibile dalla realtà materiale, così come il sentimento è inscindibile dalla sua manifestazione fisica, come dobbiamo noi concepire la nostra vita? Impossibile pensare di essere creature solamente impegnate col mondo materiale, il mondo del fasto e dell’accumulazione di ricchezza, né possiamo pensare di vivere di solo spirito, di sentimenti che non trovano uno sbocco tangibile, come vorrebbe la religione, il moralismo, la tradizione. La storia di Teleny e Des Grieux, anzi, è uno stimolo a una vita filosofica che sappia posizionarsi nel mezzo tra i due estremi; ma il finale dell’opera è anche un monito, un caveat, a quanto tale equilibrio sia difficile da raggiungere e ancor più da mantenere. Sebbene sia l'unico ideale a cui tendere, per essere realmente felici.

Marta Olivi