lunedì 26 gennaio 2009

il profeta



Tra le tantissime edizioni vi proponiamo:
Il profeta
di Kalhil Gibran
Piemme, 2004
(prima edizione originale: New York, 1923)

€ 7.90

“Profeta” dal greco “pros femì”, “parlo a, da parte di”… una voce che alcuni dicono appartenga ai mistici, agli illuminati, ma che potrebbe essere quella della coscienza che rivela noi a noi stessi, che mette a fuoco la verità, altro termine che, nell’ etimologia greca, ha il significato di “togliere il velo”: “alètheia”. E proprio con una rivelazione che rimanda figurativamente ad un’ immagine mediorientale, la danza dei sette veli, si apre una storia di separazione: il popolo di Orphalese, (la suggestione mi è indotta dal nome del villaggio immaginario), sta per divenire “orfano” della sua guida spirituale: “muto era il nostro amore e con veli fu velato. Eppure, ora, esso a te grida e a te vorrebbe rivelarsi.” Questa la cornice che fa da intarsio al lavoro del poeta libanese Kahlil Gibran… e verrebbe da chiedersi perché l’autore abbia cominciato la sua storia dalla fine anziché dal principio, dall’ “addio” piuttosto che dal “benvenuto”. Ma la risposta è forse contenuta nel paragrafo dedicato all’amicizia: “quando lasciate l’amico non rattristatevi. Ciò che più amate di lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore appare più nitida dal piano.”
Un libro di massime, di riflessioni, di meditazioni da guru indiano scritte con la levità e l’ efficacia di una prosa lirica intensa. Le domande che gli abitanti di Orphalese rivolgono al profeta in partenza sono su temi sublimi ed allo stesso tempo quotidiani. D’altra parte la fusione dei “contraries”, (che lascia vagare la mente su sentieri intertestuali riconducendola alla peculiarità della poetica di Blake), viene riproposta da Gibran in espressioni quali: “Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere tanta più gioia potrete contenere […]. E il liuto che calma il vostro spirito non è lo stesso legno scavato dai coltelli? Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto ciò che prima vi ha dato dispiacere. Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò che prima era la vostra delizia” oppure “Voi vorreste conoscere il segreto della morte. Ma come potrete scoprirlo se non lo cercate nel cuore della vita?”.
La ricerca della totalità dell’esperienza è nell’accostamento dei complementari come per un quadro di cui la teoria pittorica esalti la giustapposizione policroma. Complementari ad esempio sono passione e ragione: “il timone e le vele della vostra anima navigatrice. Se le vele, o il timone, si spezzano voi non potrete che essere sballottati e portati alla deriva, oppure restare fermi in mezzo al mare. Poiché la ragione che domina da sola è una forza limitante; e la passione trascurata è una fiamma che pian piano si consuma fino a distruggersi.”
Ogni affermazione è una sentenza ex cathedra: “E non pensate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.”
Una saggezza schietta e semplice, tanto semplice da rischiare l’ingenuità e che tuttavia non ha ancora smesso di commuovere, sostenere, ammaestrare il pascoliano “fanciullo” in ognuno di noi, il quale insaziabilmente pone nuove domande…

Esposto Ultimo Eva Maria