lunedì 20 marzo 2017

Difficile perdonare la storia. Difficile perdonare noi stessi, per averci creduto.

Tante piccole sedie rosse
di Edna O'Brien
Einaudi, 2017

Traduzione di Giovanna Granato
pp.  304
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



"Lei vuole risposte... Vuole che lui si spieghi... non le avrà... lui non può... i sentimenti non sono gli stessi nel luogo da cui proviene lei e in quello da cui proviene lui... carneficina". (p. 282)
Immaginate di offrire a una bravissima scrittrice 10.000 piccole sedie rosse. Sono sedie macchiate di sangue, che ricordano le altrettante vittime serbo-bosniache, di ogni età, sesso, stato sociale. Sono sedie che non danno brividi di dolore e di sdegno al presente per la loro quantità: ne basta una a suscitare la vergogna della Storia. Immaginate però che alcune di queste sedie rosse vengano tra le mani - sapienti, attente, minuziose - di una scrittrice come Edna O'Brien, abituata a prendersi cura di storie, come nelle sue acclamate raccolte di racconti. Ma immaginate che le sedie vengano portate dentro la casa accogliente di una donna irlandese, anni dopo e a chilometri di distanza. Come è possibile? 

Ecco: un uomo arriva in un paesino irlandese, bussa alla porta della bella Fidelma e fa breccia nella sua routine. Sarà che l'aspetto da guaritore e la saggezza, o la barba e le belle maniere rendono l'uomo curiosamente interessante per tutti; sarà che il matrimonio di Fidelma è finito da un pezzo; sarà che Fidelma vuole un figlio e questo sconosciuto, un artista dal tocco quasi taumaturgico, può aiutarla. 
Ma questa non è che la premessa della prima sezione del romanzo, quella in cui l'Irlanda si veste dei colori dell'illusione per poi spogliarsi, dilaniando ogni speranza, malgrado i desideri di Fidelma. Una sezione molto intensa, che ruota attorno al tema atavico dell'inganno, ma ancora noi lettori non sappiamo che cosa aspetta l'ingenua e sincera Fidelma: intuiamo che lo sconosciuto, che si fa chiamare Vlad, porta con sé ben più della sua esperienza. Perlomeno, un segreto. Ma grande. 
Nella sezione successiva, ambientata a Londra, la verità ha ormai squarciato le abitudini di Fidelma che, per ragioni che non possiamo rivelare, si è ormai trasferita, cominciando una nuova vita, ben lontana dalla sua paludata vita di paese. È questa l'occasione per tracciare storie nella storia principale: Edna O'Brien coglie l'occasione degli incontri di Fidelma per dare libero sfogo alla sua capacità inventiva e, nella lettura, noi avvertiamo accendersi un umile cero sopra ogni singola sedia rossa. Ma come Sarajevo entri nelle storie, è da scoprire direttamente (sì, questa recensione vive di non-detti, ma anche il romanzo ha realtà che si celano di continuo, dunque abbiate pazienza). 
Sarà necessario, per Fidelma, spostarsi nuovamente, tornare dove tutto è cominciato, dove le piccole sedie rosse hanno denunciato l'inaccettabile realtà di Sarajevo. Dunque, come avverrà la resa dei conti? Riuscirà, Fidelma, a capacitarsi che si possano commettere simili disumanità? E riuscirà a perdonare sé stessa? 
Ed è in questo continuo smantellamento delle convinzioni, tra ravvedimenti e ricadute, che si distende un'umanità ammalata di illusioni, d'amore: ma come ogni malattia, non è detto che la guarigione non lasci enormi strascichi. 

GMGhioni

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