giovedì 6 ottobre 2016

Nel mezzo del cammin: una sfida alla logica dell’audience

5 ottobre
Chiostro di Palazzo Firenze, Roma.


Nel mezzo del cammin. È questo il titolo del programma televisivo che ripartirà il 10 ottobre prossimo su Tv2000. Una rilettura della Divina Commedia in 34 puntate che vuole essere una sfida alla logica dell'audience. 
Nel frattempo, alcuni tra i più autorevoli studiosi di Dante sono stati invitati a confrontarsi sul tema “Comunicare Dante. Ricerca, letteratura, media” presso la sede centrale della Società Dante Alighieri. Il convegno organizzato dalla stessa e da Tv2000, con la moderazione della giornalista Monica Mondo, ha visto la partecipazione di professori provenienti da diversi atenei italiani, alcuni scrittori e oltre 200 studenti nel pubblico. 
La Divina Commedia è (dopo la Bibbia) la più tradotta del XX secolo, ma serve una maggiore condivisone e trasmissione di una grande opera che secondo Paolo Ruffini, direttore di Tv2000, non deve più essere per pochi eletti.
Nel mezzo del cammin, è anche il viaggio dell'uomo che cerca di tornare a Dio e rischia di rimanere per sempre in esilio. Secondo Giuseppe Ledda, docente all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna, il rapporto di Dante con la Bibbia è essenziale eppure sottovalutato. 
«Miserere di me» sono le prime parole che grida Dante a Virgilio, come David nell'incipit del Salmo 50.
Esistono infatti centinaia di presenze e citazioni della Bibbia nel Convivio, per non parlare delle metafore bibliche all'interno della Commedia
Allora va bene la ricerca accademica, ma non basta.  Anche i nuovi Media devono avvicinare il grande pubblico e in particolar modo i più giovani, alla scoperta di Dante. 
Ma perché proprio lui?
Perché non è solo per specialisti – spiega Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri –  e c’è bisogno di nuovi alfabeti, spesso appiattiti da linguaggi semplificati. La scuola ha un ruolo essenziale nella divulgazione.
Insomma, che l’opera dantesca abbia le sue difficoltà, questo è certo. Tuttavia, spiega Enrico Malato, professore all'Università Federico II di Napoli, lo sforzo dei cultori di Dante e soprattutto degli insegnanti, deve essere proprio quello di portare il pubblico a tutta l’opera del Sommo Poeta. 
In che modo? 
Con la consapevolezza,  la riflessione e l’acquisizione dell'amore per Dante. Amore che va trasmesso da docenti a studenti. 

Mirko Tavoni, Enrico Malato, Luca Serianni, Monica Mondo (moderatrice)
L’Italiano di Dante, l’Italiano di oggi

«Ma tu perché ritorni a tanta noia?» domanda Virgilio a Dante nel I Canto dell'Inferno.
‘Noia’, una tra le tante parole che hanno cambiato il significato nel corso dei secoli.
La tanta noia, preoccupazione di Virgilio e condizione di Dante, non è infatti la stessa noia di oggi. Era il tormento, l’angoscia e il disordine del luogo infernale. 
«La lingua di Dante è fatta di puri arcaismi», ma è la nostra lingua, spiega Luca Serianni, linguista e vicepresidente della Società Dante Alighieri. La lingua italiana è rimasta la stessa a differenza di quella francese. Tuttavia molte sono state le evoluzioni. Basti pensare alle forme sinonimiche ‘fra’ e ‘tra’ che nel Trecento avevano una semantica diversa, a parole come ‘dannaggio’ e ‘ravogna’ presenti nell'opera dantesca, oppure ai plurali in –a che sono oramai un vecchio ricordo.
Giovanna Frosini, docente all'Università per Stranieri di Siena, ritiene che la questione della lingua vada inserita non solo in coordinate di tipo storico, ma anche spaziale. La lingua di Dante risente degli spostamenti del poeta in altri luoghi e riflette le mutazioni linguistiche del suo tempo. A questo proposito, Giovanna Frosini parla di ‘Inclusivismo linguistico’, come capacità di apertura e reale inclusione di parole provenienti da diverse zone d’Italia. 
«Il fiorentino di Dante è il fiorentino dell'esilio» conclude. «L’esilio è una condizione strutturale».

Paolo Di Paolo, Giuseppe Ledda, Bianca Garavelli, Giovanna Frosini, Monica Mondo
Dante per principianti

Paolo Di Paolo, scrittore e giornalista, spiega come si può  raccontare La Divina Commedia ai bambini: «mi ha colpito  la sorpresa e la stupore nel trovarsi un' immagine di Dio non convenzionale». 
Di Paolo è autore di una versione della Divina Commedia illustrata da Matteo Berton e pubblicata nel 2015; opera che rientra a pieno titolo in quella che è l’intenzione ‘Comunicare’ Dante e promuoverne il pensiero fin dall'infanzia. 
Lo scrittore sottolinea come in Italia esistano pochi adattamenti dell'opera dantesca, spesso incongrui e limitati all'Inferno. Per non parlare del fatto che spesso si crede di sapere su  Dante più di quello che effettivamente si conosce. L’approccio con i principianti, con coloro che principiano per l’esattezza,  non è per niente semplice. Essi sono all'inizio nell'apprendimento,  per cui bisogna riportarli a quello che ancora non conoscono. 
«L’Ignoranza assoluta che ha il bambino aiuta a ripristinare le domande fondamentali» dice Di Paolo. Per questo motivo la trasparenza della lingua utilizzata è di primaria importanza. 
Quello che vien fuori è che i Media e la Letteratura possono avvicinare il pubblico, giovane e non, ad un’opera complessa e  a un personaggio che ha ispirato molta della Letteratura mondiale. Un Dante che piace proprio a tutti: ragazzi, studiosi e scrittori. Un Dante sognatore, convinto che sognare sia una forma di pensiero» spiega Mirko Tavoni, docente all'Università di Pisa. E infine un Dante uomo, che piange, sviene, si muove, fa tutto quello che può fare un personaggio di un romanzo. Perché «Dante è anche un personaggio prima di essere uno scrittore»  conclude Bianca Garavelli «e come tale prova dei sentimenti».

Isabella Corrado

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