sabato 17 settembre 2016

Il Salotto - Le sensazioni dei miei protagonisti? Dicono più delle loro parole. Intervista a Clara Sánchez

Clara a Milano, 14 settembre 2016

Uscito in libreria il 12 settembre, Lo stupore di una notte di luce (Garzanti) vede il ritorno di Clara Sánchez ad alcuni dei suoi protagonisti più amati, quelli che hanno animato le pagine di Il profumo delle foglie di limone. Dal 2010 (data della prima edizione in lingua originale), ecco che la scrittrice pluripremiata torna a raccontare le vicende di Sandra, ora giovane madre, e di Julián, ultra-ottantenne che continua a indagare su un gruppo neonazista, ancora animato dal Macellaio, acerrimo nemico, ora quasi ridotto allo stremo. Ma oltre a Santi, innamorato di Sandra ma non corrisposto, c'è il loro bambino, che viene drammaticamente rapito. Allora, l'unica via è tornare al passato (mai veramente sepolto), chiedere l'aiuto di Julián e intrecciare nuovamente le loro vite.
Ho avuto modo di intervistare la scrittrice, approfittando della sua venuta a Milano per il tour del nuovo romanzo. Ringrazio, come sempre, Francesca Rodella dell’ufficio stampa Garzanti per la disponibilità.

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Nei suoi romanzi e in particolare nelle traduzioni italiane, i tuoi titoli hanno spesso a che fare con i sensi: se nel primo della serie era l’odorato ad avere la predominanza, con Il profumo delle foglie di limone, nello Stupore di una notte di luce dominano le percezioni visive: è d’accordo? Quanto conta la percezione dei sensi nella sua scrittura? 

È un’osservazione molto acuta e azzeccata, perché effettivamente i titoli hanno molto a che fare con il mio modo di scrivere. Nei romanzi mi esprimo facendo spesso affidamento sulle sensazioni, non riesco a concepire che a un personaggio succedano delle cose senza esprimere la corrispondente sensazione: ad esempio, se un personaggio prende il sole, deve avvertire il caldo sulla pelle, oppure se si trova in un prato, sente il profumo dei fiori… Questi dettagli apparentemente minimali costituiscono la vita stessa! Per me è fondamentale che i miei personaggi, dopo aver provato e sperimentato addirittura, riescano a trasmettere ai lettori cos’hanno provato in prima persona. Le loro percezioni sono anche più importanti di quanto dicono nei dialoghi. 


Il titolo di quest’ultimo romanzo, in particolare, racchiude una sorta di ossimoro nell’idea della “notte di luce”… 

Sì, è vero: in questo caso che c’è una contrapposizione tra luce e ombra, ma è la perfetta espressione della lotta (o avventura, che dir si voglia) in cui si trovano immersi i personaggi del romanzo. Loro cercano di riconquistare e far affiorare il lato più luminoso delle loro esistenze, passando così dalle tenebre alla luce. 

Già, infatti all’interno del romanzo dominano sentimenti opposti e anche i personaggi hanno spesso caratteristiche che li mettono a confronto. Un esempio? La cooperazione e l’aiuto tra diverse generazioni e abbiamo anche degli estremi. Quali opportunità narrative offre scrivere di un protagonista maturo come Julián? 

in libreria dal 12/09, pp. 400, € 18.60 (cartaceo)
Moltissime opportunità narrative, con Julián posso parlare della vecchiaia, della fragilità e della vulnerabilità dell’uomo, affetto dalle malattia e dalle complicazioni dell’età. Tuttavia, al contempo c’è altro: alcune persone mantengono la vitalità e il coraggio di superare la debolezza insita nella vecchiaia perché ci sono prove che lo richiedono. Allora, anziché autocompiacersi e abbandonarsi allo stato delle cose, queste persone anziane trovano la forza per reagire, facendo appello a tutte le risorse. Julián fa questo, supera la debolezza e anzi vi si impone. In ogni pagina, è come se si ribellasse contro il tempo che passa. 

Nello Stupore di una notte di luce come già nel Profumo delle foglie di limone, entra la storia, con i suoi lunghi tentacoli: a suo parere quali attenzioni deve avere uno scrittore nel riproporre temi scottanti come il neonazismo? 

Io ho parlato di un’esperienza che mi ha toccato in prima persona, se no non credo che avrei osato. Non sono i libri di storia che uso come fonte, ma le vicissitudini di persone che ho conosciuto e incontrato dal vivo. Poco tempo fa ho visitato i luoghi reali del romanzo, e in qualche modo è stato come intraprendere un viaggio alle radici del romanzo stesso: ho parlato di nuovo con le persone che avevano conosciuto questi neonazisti, che si erano così ben mimetizzati tra i turisti della Costa Blanca da risultare quasi irriconoscibili. Così mi sono resa conto che questa è una testimonianza che potrebbe scomparire senza lasciare traccia, perché alcuni di questi luoghi si sono trasformati in alberghi e a volte i proprietari non conoscono neanche l’origine degli edifici in cui sono site le loro attività. In questo senso, allora, il mio romanzo mi porta a non parlare tanto della storia, ma soprattutto dell’attualità. 

Nel suo discorso al Festival Letterature di Roma diceva che “Il tempo è l’amante più infedele del mondo, ci abbandona sempre”: scrivere ha dunque una funzione eternatrice, contro il dissiparsi del tempo, o risponde a un bisogno istintivo, legato al momento? 

Assolutamente sì, la vocazione letteraria è eternatrice, poiché significa rendere permanente gli elementi più fugaci dell’esistenza: uno sguardo, una carezza, una persona che sfioriamo per strada senza essercelo proposto… Tutte queste pennellate della vita si potrebbero perdere immediatamente e invece costituiscono tasselli molto importanti, se si conservano grazie alla scrittura. 

Il passato è il motore della narrazione del nuovo romanzo: sia Sandra che Julián portano con sé un pesante fardello. Vale lo stesso per uno scrittore, o il vero segreto è non lasciarsi condizionare da quanto è stato scritto prima? 

Affronto ogni romanzo come se fosse il primo, ma ho ovviamente accumulato un’esperienza maggiore con ogni romanzo e questo trasuda. Ciò non toglie che a volte devo provare a dimenticarmi di quanto scritto prima, per ritrovare il punto di candore e di ingenuità che è comunque sempre necessario per poter scrivere. 

Una breve domanda strutturale: nel romanzo, ora dà la voce a Sandra, ora a Julián: le diverse sequenze sono nate nello stesso momento o vi ha lavorato in tempi diversi? 

Percepisco un romanzo come un organismo unitario, unico, interconnesso, per cui una citazione porta all’altra, un evento si raccorda a un altro. Non potrei scrivere diversamente, se non con una profonda unione di tutte le parti. 

Infine vorrei porle una domanda che ha a che fare con l’attualità. In Italia (anche in Spagna?) le materie umanistiche sono ormai scoraggiate dalle politiche del governo, con tagli notevoli alla ricerca in queste discipline. Dal momento che lei è filologa e ha insegnato per anni, e visto che i ragazzi stanno per iniziare l’anno accademico, perché studiare oggi una disciplina così, almeno in apparenza “poco pratica”? 

Penso che, al di là dei governi, la formazione di una persona debba essere completa, più organica, mai a compartimenti stagni: in tal senso, non solo le conoscenze scientifiche trovano legittimità, ma anche (e sempre) quelle letterarie. 

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Intervista a cura di Gloria M. Ghioni

Per vedere le tappe del tour italiano di Clara Sánchez: clicca qui

 

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