mercoledì 1 giugno 2016

Come Čechov cornificava la moglie-medicina con l’amante letteratura

Il medico, la moglie, l’amante
di Fausto Malcovati
Marcos y Marcos, 2015 

pp. 22
15€


Cosa ci si aspetta dalla lettura di una biografia? Gli appassionati del genere desiderano ritrovare tra le pagine la ricostruzione di una persona all’interno degli aneddoti reali che hanno interessato la sua esistenza, o desiderano invece godere della ricamata ricostruzione di un personaggio, magari affine alla sensibilità comune con cui questo viene percepito (se non, al contrario, scoprirne una veste inedita che nessuno aveva mai esplorato)? Con il testo di Malcovati la risposta a tale domanda non è banale o scontata. Il medico, la moglie, l’amante racconta appunto di questo triangolo amoroso che ha coinvolto tutta l’esistenza di Čechov in una biografia che, tuttavia, assume le vesti di un’opera di narrativa.
Il testo fa parte di una nuova promettente collana edita dalla Marcos y Marcos inaugurata lo scorso autunno e diretta da Paolo Nori, Il mondo è pieno di gente strana (ispirata a sua volta da una celebre collana russa ideata da Gor’kij, Vite di uomini illustri, che raccoglieva una serie di biografie redatte da scrittori del calibro di Bulgakov - che si occupò di Molière-, o Šklovskij - che ripercorse le tappe della vita di Tolstoj). La casa editrice s’inserisce nel solco di questa tradizione, proponendo originali romanzi biografici (questa la giusta definizione) redatti da scrittori italiani contemporanei: accanto al testo di Malcovati, è stato pubblicato anche Sono socievole fino all’eccesso di Ugo Cornia sulla vita di Montaigne.

Čechov viene raccontato in tutta la sua normalità, incluse quindi le stranezze e le peculiari curiosità del suo carattere che lo stesso autore russo descriveva nelle sue lettere con l’ironia tipica delle menti più geniali. Malcovati ripercorre l’intera vita dell’autore, dalla nascita in una cittadina affacciata sul Mar D’Azov, agli anni a Mosca durante i quali l’attività di scrittore si fece fervente, fino agli ultimi giorni trascorsi a Badenweiler combattendo contro la malattia che lo afflisse per molti anni, l’ultima beffa di un’esistenza così frequentemente paradossale da spingere il medico- drammaturgo a riflettere su molte delle sfide della quotidianità:
Forse solo in paradiso l'umanità vivrà per il presente; finora è sempre vissuta d'avvenire.
Accanto alla “persona” Čechov, Malcovati riesce sapientemente a dosare piccoli cenni di critica letteraria sulla sua attività di scrittura, accennati e spesso affrontati con puntualità (a volte dilungandosi nell’enucleazione di trame e dettagli, interessanti ma in aperto contrasto con la narratività di molti altri passi del testo) in quella che diventa una vera e propria rappresentazione scenica della vita di un “personaggio”: così come sui palchi tanto amati (e a volte odiati, per il loro acre giudizio) persone, figure professionali, amori, amici, familiari, stralci di lettere e riflessioni diaristiche si muovono ne Il medico, la moglie, l’amante come in un perfetto dramma e permettendo al lettore di assistervi (sembra un ossimoro, ma la sensazione è proprio quella di vedere prendere vita i personaggi e muoversi con la stessa dinamicità visibile a teatro). Virginia Woolf è stata la prima a coglierne le diversità: l’incomprensione di molti dei suoi scritti deriva dalla musica inconsueta con cui Čechov governa le storie, secondo una melodia diversa da quella marziale e chiassosa a cui erano abituati i lettori del tempo. Tradizionalmente si sa cosa aspettarsi perché le note sono conosciute ed identificabili (gli amanti si riuniscono, i finali sono enfatici, i cattivi vengono debellati e gli imbroglioni mascherati) ma con Čechov non si sa mai: le domande rimangono in sospeso e solo “con un senso della letteratura molto coraggioso si riesce a seguire la melodia e afferrare le ultime note che la completano”.  E se lettori dal senso coraggioso non siamo, il teso di Malcovati guida alla scoperta di questi angoli incompiuti di una letteratura incompresa ma, per questo, dalla potenzialità attuale quasi infinita. Ancor più se si pensa all’elevata democraticità di tutti i personaggi inventati e inscenati da Čechov che ha introdotto nei suoi racconti milioni di persone di tutte le classi o età da vero democratico. Nemmeno il grande Tolstoj è riuscito ad affermare con tana chiarezza che tutti, prima di ogni altra cosa, simo uomini e, solo in un secondo momento, la posizione sociale che le convenzioni ci hanno affibbiato. Per questo ognuno è buono o cattivo non in quanto vescovo o bottegaio ma in quanto uomo. Con una profonda coerenza, la stessa democraticità letteraria si trova nel testo: chiunque gode il diritto di cittadinanza nella sua biografia, con una varietà tale da, ancora una volta, dare l’impressione di leggere un testo narrativo e non una trattazione saggistica.

Interessante e da non perdere, il capitolo dedicato all’esperienza di Čechov in Siberia (Sachalin, l’inferno) per documentare a livello medico le condizioni di vita disastrose dei detenuti nei campi di lavoro forzato. Una pretesa, quindi, di carattere concretamente scientifico ma che ben presto si trasforma in un documento etico sulla società e sul valore della detenzione:
Si dice che la pena capitale si applichi soltanto in casi eccezionali, ma non è assolutamente così. Le pene che l’hanno sostituita hanno la stessa sostanziale caratteristica, ossia la durata perpetua, l’eternità. […] Già da venti o trent’anni la nostra intellighenzia va rifriggendo la teoria che il colpevole è il prodotto della società, ma com’è indifferente la società verso questo suo prodotto. […] Una cosa è certa: abbiamo fatto marcire in prigione milioni di uomini, li abbiamo fatti marcire invano, senza criterio, barbaramente; abbiamo obbligato la gente a percorrere migliaia di chilometri al freddo, in catene; l’abbiamo contagiata con la sifilide, l’abbiamo corrotta, abbiamo moltiplicato i delinquenti e di tutto questo addossiamo la colpa solo ai carcerieri ubriaconi. La colpa non è dei carcerieri ma di ognuno di noi, eppure questo ci lascia indifferenti, non ci interessa.
Il medico, la moglie, l’amante è un testo che ha fatto venire voglia d leggere Čechov anche a chi sapeva già molto su di lui, figuratevi che effetto farebbe su chi è a digiuno di letteratura russa. Un testo che, intelligente nelle sua semplicità, lascia alcune pillole sullo stile di scrittura del drammaturgo, con i suoi racconti senza né capo né coda che (sembrano) non sapere mai a che punto vogliono condurre, con il suo teatro fonte inesauribile di materiali per l’opera della vita e la sua medicina, amante ma aiutante per la scrittura: gli insegna che, così come si comincia dalla diagnosi per poi proseguire con la terapia di fronte ad un malato, altrettanto deve essere il modus operandi nella scrittura, cominciando con la raccolta dei dati, proseguendo con il racconto dei fatti e solo alla fine documentando le situazioni.

Commovente, infine, l’epistolario che la moglie Ol’ga Knipper (attrice sposata nel 1901 in età matura ma vero amore della sua vita) scambia con lui dopo la sua morte: un picco di emozioni che rendono, ancora di più, la figura di Čechov umana e vicina a noi:
19 Agosto
[…] Mentre ti scrivo, mi sembra che tu sia vivo e, in qualche luogo, aspetti la mia lettera. Amore mio, tenero, caro amore, lascia che ti dica parole affettuose, lascia che accarezzi i tuoi capelli di seta, lascia che guardi i tuoi occhi buoni, luminosi, dolci.

Federica Privitera

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