giovedì 24 marzo 2016

#LectorInFabula - Il Vento tra i salici






Il vento tra i salici   
di Kenneth Grahame  
BUR, 2013

pp. 291
€10,00






“sento l’acqua del lago sciabordare lieve sulla riva
mentre sono per la via o lungo grigi marciapiedi
la sento nell’intimità più profonda del cuore”
(W. B. Yeats)


Non c’è libro migliore di questo per festeggiare l’arrivo della primavera. Un esemplare di specie rara il cui destino è di abitare quel limbo, destinato alle opere capaci di donare gioia a fanciulli e adulti, che il tempo si rifiuta di scalfire. Sebbene la storia della letteratura per l’infanzia, non a torto, lo abbia posto nell’olimpo, una volta aperto, più che dalle teorie critiche, cerchiamo di farci guidare dalla bellezza che incontriamo. 

Come per altri capolavori del genere anche questo nasce dal rapporto diretto tra l’autore e un bambino. All’origine ci sono alcune storielle narrate prima del sonno da un padre a suo figlio, inviategli in seguito sotto forma di lettere, durante i suoi viaggi di lavoro. Saranno proprio queste a diventare nel 1908 la prima edizione de “Il Vento tra i salici”. L’invito a delibare la versione originale è d’obbligo, per godere appieno della bellezza della lingua scoprendo echi di Keats, Shelley, Wordsworth e Shakespeare, magari attraverso queste due splendide edizioni, illustrate e annotate.

Coetaneo di James Matthew Barrie e Robert Louis Stevenson, nato nel 1859, anno di pubblicazione de “L’origine della specie” di Charles Darwin, Kenneth Grahame è uno dei protagonisti dell’età d’oro della letteratura per l’infanzia. Un gentiluomo dall’animo nobile, amante della natura e della poesia, la cui vita, pur segnata da eventi infelici, su tutti il rapporto con il suo unico figlio tragicamente perduto ancora giovane, non smise mai di onorare, lasciandoci in dono opere preziose. Testimone dei radicali cambiamenti della società inglese del suo tempo, preferì contemplare lo spirito della bellezza, in fuga dalla sua terra, dalla quiete rurale, decidendo, al culmine di una carriera come alto funzionario della Banca d’Inghilterra, di ritirarsi nell’amata campagna del Berkshire.

Se una casa lontano dalla città ci ha visto crescere, e i nostri ricordi sono intessuti di avventure campestri, non avremo difficoltà ad entrare nel mondo che il libro ci rivela. Al contrario, la meraviglia di cui è disseminato sarà un richiamo irresistibile per incontrare al più presto un luogo lontano dai grigi marciapiedi…  Magari un bosco… Dove la vita piccola tutt’intorno a noi, di cui raramente ci accorgiamo, non tarderà a rivelarsi, così come il suono di tutte le creature che tenacemente conducono la loro vita. Se saremo fortunati, incontreremo lontani parenti dei meravigliosi protagonisti del libro… Un topo d’acqua coraggioso e leale, il cantore del gruppo creatore di poesiole e canzoncine. Una talpa dall’animo sensibile, in cerca della sua strada tra l’amore per le tradizioni e quello per l’avventura. Un rospo vanitoso che incarna quella fase della fanciullezza dove regna il desiderio di possesso di ogni novità. Un Tasso burbero, dolce, signorile e saggio, in cui si rispecchia il carattere dell’autore.

Le storie che vedono protagonisti gli animali sono antiche quanto l’origine stessa della narrazione. Pensiamo alla novellistica indiana, araba e alla favolistica greca naturalmente. Grahame, gran conoscitore di quest’ultima, ha dato vita ad un’opera senza tempo, forgiando non una trasposizione esopica calata nell’atmosfera rurale inglese ma un’epica in miniatura dove ogni creatura, dietro vizi e vezzi di un’epoca trascorsa, rivela un carattere universale.

La bellezza del libro risiede nell’amore per la vita e la felicità di esistere restituita da una prosa poetica di sublime musicalità. E’ richiesta tutta la nostra attenzione per udire, lettura dopo lettura, i moti che animano l’opera. Se i protagonisti sono creature del mondo animale, la natura tutt’intorno, il vento e il fiume innanzitutto, ha molto da rivelare. Il primo è pura gioia sonora, naturale o magica come quella che ammanta il capitolo più celebre del libro, “Il pifferaio alle soglie dell’alba”. Il fiume è corrente delle storie e della vita cui è impossibile sottrarsi.

Incantati dal ritmo, scorgiamo la sapiente costruzione dei personaggi, a partire dalla peculiare dote sensoriale di ciascun animale, un contrappunto dal ruolo importante nelle storie narrate. L’ideale prima parte del libro dedica un capitolo a ognuno dei cinque sensi, rivelatori del rapporto dei personaggi non solo con il mondo circostante ma soprattutto con quello interiore, come nello splendido “Dulce domum” dedicato, ad esempio, alla relazione tra olfatto e memoria.

Pagina dopo pagina vivremo anche noi, insieme ai piccoli eroi, gite in barca, picnic vittoriani, avventure in luoghi selvaggi e gesta eroiche in nome dell’autentica amicizia. Se a malincuore, una volta giunti alla fine del viaggio, poseremo il libro, qualunque sia la nostra età avremo la certezza, come tutti i suoi fedeli lettori da più di cento anni, di aver trovato un’opera che ci accoglierà con gioia rinnovata presso la riva del fiume, ogni volta che lo desidereremo…



(Si consiglia l'ascolto di Claude Debussy - Prélude à l'Après-midi d'un faune)







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