martedì 2 febbraio 2016

E il Friuli di Flavio Santi si tinge di giallo

La primavera tarda ad arrivare
di Flavio Santi
Mondadori, 2016

pp.  312
€ 18.50 (cartaceo)

«Beato chi ha una provincia da raccontare», diceva Balzac, e non a caso è una delle epigrafi di La primavera tarda ad arrivare, prima indagine dell'ispettore Furlan e prima prova giallistica di Flavio Santi, già noto poeta, traduttore, saggista. Una scelta insolita, direte; non tanto, perché Santi ha già raccontato il suo Friuli in prosa e in poesia; mancava l'idea di una narrativa finzionale, giocosa, che trasmettesse al meglio l'idea di una vita friuliana. 
Senza dubbio, l'ispettore Drago Furlan porta con sé tratti tipici e ben riconoscibili: un cognome inevitabilmente e certamente friulano; e un nome stravagante, che risente delle passioni calcistiche paterne. A Furlan, casi particolari non accadevano da anni: la massima preoccupazione era curare l'orto e compilare le scartoffie d'ufficio, in attesa dei manicaretti culinari della madre, che imperdirebbero la digestione a chiunque, ma non a lui, temprato e allenato a certe polente, ben accompagnate da bicchieri di vino friulano. 

Flavio Santi alla "Libreria Delfino" di Pavia
Insomma, fare l'ispettore (e non il "commissario", titolo che tanti attribuiscono erroneamente a Furlan), è l'ultima delle preoccupazioni: meglio tenere a bada Perla, la ragazza amata, che risente di tanto in tanto dell'egoismo un po' da Peter Pan di Furlan. 
Poi, d'improvviso, qualcosa accade in paese: un cadavere viene trovato in un pozzo. Un cadavere con un buco in fronte. Cosa può essere accaduto? Immediatamente la quiete del paese (e di Furlan) viene travolta e non resta che indagare. Certo, difficile capire dove andare, ma persino l'ospizio può essere d'aiuto... Infatti, la vittima è abbastanza anziana da aver vissuto il Friuli della guerra, quello sanguinario e insanguinato, dove il valore del singolo si misurava sulla capacità di salvarsi, a qualsiasi costo. 
E l'idea di giustizia, già messa in crisi da tanti gialli problematici, da Sciascia a Glauser o a Dürrenmatt, torna con tutta la sua problematicità. La particolarità di Santi? Trattare il tutto con uno stile lieve, ricercato nella sua giocosità, spesso strizzando l'occhio al lettore per quella giallistica (anche televisiva) che ormai influenza tutto l'immaginario. Tra colorite e ironiche "bestemmie" friulane e un bicchiere di vino, un romanzo godibilissimo che riesce a nascondere dietro al mistero una realtà ben più complessa e sfaccettata, che chiederà a Furlan di prendere una delicatissima decisione, che non potrà comunicare neanche ai suoi fidi aiutanti. 

GMGhioni

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