lunedì 14 dicembre 2015

Il capitalismo è morto, evviva il capitalismo: Come salvare il capitalismo di Robert B. Reich



Come salvare il capitalismo
di Robert B. Reich
Traduzione di Nazzareno Mataldi
Fazi Editore, 2015

pp. 290
€ 22

Scrive Paul Mason in un articolo apparso su The Guardian qualche tempo fa: “L’individualismo ha preso il posto del collettivismo e della solidarietà, mentre la forza lavoro mondiale, cresciuta a dismisura, somiglia a un proletariato, ma non ragiona né si  comporta più come un tempo. (...) Il capitalismo non sarà abolito con una marcia a tappe forzate, ma grazie alla creazione di qualcosa di più dinamico”. La tesi sostenuta dal giornalista britannico è quella secondo la quale, grazie alle nuove tecnologie e alle nuove tipologie di lavoro che da esse scaturiscono e scaturiranno, l’obsoleto capitalismo post-Ottocentesco verrà, una volta per tutte, spazzato via. Apparentemente il libro pubblicato da Fazi Editore, Come salvare il capitalismo di Robert B. Reich va totalmente nella direzione opposta. L'ex Segretario di Bill Clinton nelle quasi 300 pagine del volume “le tenta tutte” per proporre soluzioni innovative per “salvare” il capitalismo e prepararlo alle sfide dell’umanità. Ma quindi il capitalismo è morto, o comunque è destinato a morire in un futuro prossimo, oppure è destinato a resistere? Tutte e due le cose, un po’ sulla scia del motto goethiano del “Muori e divieni”.
Infatti le due analisi di Mason e di Reich solo appartenente sono opposte. In realtà entrambi sostengono come il capitalismo, per come fino ad oggi l’abbiamo è destinato a modificarsi in modo, quasi, totale. E sulla sfumatura da dare a quel quasi si “gioca” la partita tra Mason e Reich. Per il britannico il capitalismo è destinato a morire, per essere sostituito da un’altra forma di economia globale. Marxisticiamente parlando, ad “una classe economica” che se ne esce, una nuova classe economica entra in scena. L’americano invece presenta una sorta di “vademecum” per un nuovo capitalismo e lo fa prendendo spunto dal fatto che, almeno negli Stati Uniti “il pragmatismo si oppone, sempre e comunque, all’idealismo e le soluzioni si trovano”.
Molto interessante, per comprendere appieno la natura intima dello scritto, è trattare questo assunto preliminare di tipo filosofico più che economico. Infatti Reich sostiene che solo gli Stati Uniti hanno saputo anteporre le logiche della prassi, ovvero della realtà, a quelle dell’idealismo o “ideologismo” che tanto hanno preso piede, da praticamente sempre, in Europa ma anche in Asia.
Ecco allora che solo e soltanto in America il capitalismo può rinascere, perché solo e soltanto lì vi sono i pretesti filosofici per far ciò.
Ma qual è la ricetta dell’ex Consigliere di Bill Clinton? Reich, in maniera semplice ed agile (uno stile bene riproposto nella traduzione di Nazzareno Mataldi), propone via via una nuova tipologia di proprietà, una nuova idea di monopolio, di fallimento etc. Si fa qui, mi si consenta la parola, quasi un “abuso” dell’aggettivo nuovo, proprio per rimarcare il fatto che, nonostante sia sempre appartenente al “fenotipo del capitalismo”, quello propugnato da Reich è, radicalmente, nuovo.
Non mi addenterò qui nella bontà o meno delle proposte economiche presentato dall’americano, non è qui il caso né la sede. Ma, in ultima analisi, mi piace sottolineare come l’importanza di questo volume, di non piccolo peso, è quello di non “abbandonarsi alla logica del cupio dissolvi e della fine dei tempi” che, da qualche anno a questa parte, pare aver ammorbato una buona schiera di “intellighenzia europea”. Reich, da perfetto americano, rilancia la sfida e non s’arrende: il capitalismo s’ha, ancora da fare.
Il capitalismo è morto, evviva il capitalismo… oppure no?

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