mercoledì 14 ottobre 2015

#CriticaNera - Leonardo Padura Fuentes, "Addio Hemingway"

Addio Hemingway (Adiós, Hemingway, 2001)
di Leonardo Padura Fuentes
traduzione italiana di Roberta Bovaia
Il Saggiatore, 2008
pagine 196



Il Conde sentì un fremito che non provava dai tempi in cui era poliziotto. Ma sarà vero che non si smette di essere poliziotto, si chiese, benché conoscesse la risposta: né uno sbirro, né un figlio di puttana, né un finocchio, né un assassino possono godere del privilegio di definirsi ex.

Sono passati otto anni da quando il Tenente Mario Conde ha lasciato la polizia cubana dopo aver avvertito "la dolorosa necessità di scrivere", ma lo stesso non esita a riprendere l'attività investigativa quando il suo collega di un tempo Palacios, detective scrupoloso ma oberato dal lavoro, gli propone di far luce su un cold case del tutto particolare. Un devastante temporale (siamo ai Caraibi, i temporali sono devastanti per definizione) ha sradicato un albero e ha portato alla luce i resti di un uomo che, secondo il medico legale, è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco sul finire degli anni Cinquanta.

Nulla di eccezionale, se non fosse che il cadavere è stato rinvenuto all'interno della Finca Vigía, la tenuta in cui proprio in quegli anni dimorava Ernest Hemingway.

El Conde si immerge quindi in un'indagine che lo porta a contatto con alcune delle persone che furono vicine a quello che era stato il suo mito letterario – da tempo ormai smitizzato – e a ricostruire quella che si avvicina molto alla realtà dei fatti accaduti.

È il lettore, sorprendentemente, ad avere in mano la realtà vera, perché nel romanzo riprende vita lo stesso Hemingway, in una narrazione che fluttua fra l'oggi e quei primi di ottobre del 1958. Un Hemingway vecchio e stanco, alle prese con i problemi causati dal troppo alcol e dalle restrizioni impostigli dai medici, terrorizzato dalla vista di se stesso che giorno per giorno si allontana dall'immagine di modello di forza e virilità, reduce da una serie di sedute di elettroshock, allora considerato terapia di avanguardia per la depressione e per altre patologie psichiche. Uno scrittore che non scrive, perché non ha più nulla da dire o forse perché ha la mente annebbiata ed è divenuto incapace di concentrarsi, carico com'è di rabbia e di manie di persecuzione.

Il romanzo procede in questo modo, alternando le prospettive dello scrittore e del detective e restituendo l'effettivo corso degli eventi (fittizi, naturalmente) in un caso e il processo di ricostruzione nell'altro.
Ma c'è di più: Padura Fuentes sonda e analizza le menti di entrambi i protagonisti, dato che anche El Conde è un personaggio complesso e mai scontato, alle prese, oltre che con l'indagine in sé, con i propri ricordi e con il rapporto di amore-odio per quello scrittore che aveva addirittura visto sulla spiaggia di Cojímar quando era bambino, scambiando quell'omone che scendeva da una barca da pesca per un Babbo Natale "barbuto e un po' sudicio, con le mani e i piedi grandi, che camminava sicuro ma in un modo che denotava tristezza". Una tristezza dovuta al fatto – e  questo Conde lo capirà solo dopo anni – che in quel momento Hemingway stava dando l'addio alle uscite in mare e "ad altre cose fra le più importanti della sua vita".
Un vecchio triste e sconfitto, che Conde aveva amato come romanziere ma disprezzato per i suoi atteggiamenti arroganti e vendicativi soprattutto nei confronti di altri scrittori, quali Dos Passos, Scott Fitzgerald e, soprattutto, Sherwood Anderson.
Sarà l'indagine, attraverso le notizie raccolte e i racconti di chi Hemingway lo conosceva davvero, che permetterà a Conde di ricalibrare il suo giudizio sullo scrittore e sull'uomo – non così diverso da lui stesso, in definitiva – secondo criteri più obiettivi e con maggiore comprensione, rimettendo quindi insieme i pezzi di quell'idolo che sembrava irreparabilmente infranto.

Narratore abile e accattivante, Padura Fuentes riprende e attualizza lo stile hard boiled, descrivendo con un realismo efficace personaggi cui nulla concede, mai esenti da macchie e difetti. Mario Conde è un investigatore di cui conosciamo, fin dai tempi di Passato remoto (1991), il debole per il rhum e per un imprecisato numero di altri vizi, capitali e non. Addio Hemingway è il sesto romanzo che ha El Conde come protagonista e il penultimo (a oggi) della serie.

Stefano Crivelli
 

0 commenti: