martedì 8 aprile 2014

Maurizio Vaglini, L'Ospizio Marino di Boccadarno



L’Ospizio Marino di Boccadarno nella storia di Marina di Pisa
di Maurizio Vaglini
Firenze, Phasar Edizioni, 2012



Il numero di coloro che nell’estate accorrono ai luoghi marittimi è un fatto che cresce di anno in anno sempre di più perché si compone non solamente di quelli che sono affetti da varie forme di mali spesso gravissimi, ma di coloro (e sono la maggior parte) che cercano nell’acqua e nell’aria marina il modo di rendere più forte la loro costituzione e di vincere la tendenza a terribili infertilità fra le quali primeggiano le scrofole e la tisi polmonare che secondo le statistiche più degne di fede distrugge la ventesima parte dell’uman genere e anco di più.[1]

            La  talassoterapia è un metodo di cura assai apprezzato in campo medico.  Fin dai tempi antichi si conoscono i benefici influssi del clima marino e delle acque del mare sulla psiche e sul corpo umano, ma l’utilizzo delle acque marine viene considerato un efficace antidoto per allontanare alcune  malattie  a partire dal secolo XVIII, in Inghilterra e in Scozia.  
Il presente volume, curato da Maurizio Vaglini, ripercorre la storia della nascita dell’Ospizio di Marino di Boccadarno (Pisa) e le vicissitudini che hanno portato alla fondazione degli Istituti Marini in Italia. Grazie ad una precisa e dettagliata ricerca archivistica, il curatore ha ricostruito la storia dell’attività sanitaria legata alla talassoterapia nella zona rivierasca pisana.
             In Italia le Scuole Mediche toscane hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella ricerca delle cause e delle terapie a malattie particolarmente pericolose un tempo, quali la scrofola (che colpiva anche i bambini affetti da linfatismo) e la tubercolosi. Tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento molti medici hanno considerato la talassoterapia come rimedio possibile ed efficace, per i danni provocati dalla scrofola, ma anche ad altre patologie che riguardavano organi e apparati della sfera infantile. Luigi Morelli (dotto latinista ed esperto conoscitore delle lingue straniere) è tra i medici che hanno contribuito a dare un apporto significativo agli studi e allo sviluppo della talassoterapia in Italia ed è il primo ad applicarla in Toscana associata ad un valido percorso di prevenzione.
La salute è, se non il principale, certamente l’aspetto più valutato della vita dell’uomo e la sua tutela è sempre stata oggetto di particolari attenzioni, specialmente quando, non  avendo a disposizione rimedi efficaci, la prevenzione risulta essere l’unica soluzione al problema. Le cure naturali, come la talassoterapia erano le armi di difesa disponibili e, in certi casi, come la tubercolosi, ritenute di scarso successo ma non sostituibili con altro rimedio.[2]
Tra gli altri medici impegnati, va riconosciuto al dott. Ranieri Cartoni la valorizzazione della stazione marittima di Viareggio per la cura, oltre che della scrofola, di malattie di carattere dermatologico quali il rachitismo e il reumatismo. A Livorno, nel 1849, grazie all’azione di Odoardo Barargli  nasce l’ospedale sul mare per le cure delle forme più avanzate di tubercolosi.
A Firenze Giuseppe Barellai fonda un Comitato per la realizzazione di un centro di cura per i bambini affetti da scrofola e degna di attenzione è la creazione a Roma dell’ospizio a Porto d’Anzio per opera di Guido Baccelli. Si giunge, nel 1874, ad avere una consistente presenza di ospizi marini distribuiti sulle fasce costiere in gran parte d’Italia, in particolare in Liguria, in Toscana, nel Veneto, e in Sicilia.
Il volume permette anche di comprendere alcuni aspetti legati alle difficoltà di costruzione degli Ospizi in zone territoriali molto esposte alle mareggiate e al fenomeno della corrosione con un andamento generale progressivo.
La formazione di questi depositi che si verifica sempre in seguito a qualche mareggiata generalmente comincia nel periodo da maggio a luglio e in questo lasso di tempo avviene in maggior copia  che in altri momenti dell’anno e può mantenersi per parecchi mesi. […] Il movimento continuo della fascia costiera crea un grave problema per l’abilità del paese. Quelle forti mareggiate colpiscono la riva, la distruggono mettendo a rischio le stesse abitazioni per cui viene pensato di creare opere di imbottimento con l’erezione  davanti alla spiaggia di una vera e propria barriera fatta di pali conficcati nel fondale.[3]
Inoltre alcuni luoghi presentavano gravi problemi di dissesto geologico, e nel caso degli sviluppi edilizi nella zona di Marina di Pisa il curatore rileva come già a quel tempo la fondazione dell’ospedale sia stata resa possibile grazie soprattutto ad un continuo ed efficace intervento urbanistico. All’inizio del Novecento l’ospizio Marino di Boccadarno diviene ente morale celebrato  da Francesco Flamini, allievo di Alessandro D’Ancona alla scuola Normale di Pisa ed apprezzato critico letterario. L’ultima parte del volume ripercorre attentamente le fasi della ripresa dell’attività sanitaria dell’Ospizio alla fine del conflitto e durante il corso del Novecento.
            Il bel volume reca in appendice finale una silloge di documenti inediti (lettere del prof. Luigi Morelli indirizzate all’ospedale di Pisa, alcune delibere del Consiglio Comunale di Pisa e altri preziosi carteggi); inoltre impreziosiscono il libro una serie di foto in bianco e nero e alcune fedeli riproduzioni di carte geografiche dell’epoca.




[1] Maurizio Vaglini, L’Ospizio Marino di Boccadarno nella storia di Marina di Pisa, Firenze, Phasar Edizioni, 2012, p. 30.
[2] Ivi, 59.
[3] Ivi, p.58.

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