lunedì 21 aprile 2014

Tra Nazismo e arte contemporanea: l'ultima provocazione di Massimiliano Parente

Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler
di Massimiliano Parente
Mondadori, 2014

pp. 402
€ 18.00


Cos'è l'arte contemporanea? Difficile dare una risposta soddisfacente a questa domanda, anche per gli esperti: tra critici, appassionati e semplici curiosi gli atteggiamenti più diffusi sono l'adesione entusiasta o la sospettosa distanza, reazioni comprensibili verso un mondo che sembra sempre vicinissimo e lontanissimo dallo spettatore, offerto al suo sguardo ma sottratto alla sua comprensione, figlio del mondo comune ma ad esso totalmente estraneo. In questo clima costantemente teso tra perplessità e sberleffo si fa strada Massimiliano Parente, collaboratore della pagina culturale de Il Giornale noto per le sue provocazioni e per la sua costante critica al perbenismo e ai modelli comportamentali costituiti.


Il suo quarto romanzo, uscito quest'anno per Mondadori, procede proprio in questa direzione: grazie ad una storia surreale incentrata sulla vita di un bislacco artista contemporaneo, Parente si lancia in una graffiante satira sul mondo dell'arte trasformata in mercato ed evento mondano, senza risparmiare nemmeno la controparte necessaria di un tale Olimpo decadente, ossia un'Italia bigotta e qualunquista che foraggia i portatori di scandalo con un'indignazione che nasconde sempre il più morboso interesse. 
La vicenda de Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler (già il titolo è tutto un programma) comincia proprio così, con lo scandalo di una statua irriverente eretta a ridosso del Colosseo. Autore dello scempio è l'artista Max Fontana, uno spirito mediocre ma pieno di autoironia e cinismo, il cui successo è sorretto da una creatività deviata e da una fascinazione adolescenziale per l'estetica del Nazismo. Il romanzo è l'autobiografia dell'artista, dettata al registratore di un iPod e piena di episodi esilaranti, ma soprattutto di sconcertanti esternazioni teoriche. Su tutte quella secondo cui, appunto, Hitler avrebbe fallito come politico ma sarebbe stato comunque il più grande artista del '900.



Il sarcasmo di Parente non risparmia nessuno, dalla storia all'attualità, facendosi beffe di qualsiasi tabù e costringendo il lettore a seri compromessi con qualsiasi senso del politicamente corretto. In effetti il romanzo ottiene pienamente l'effetto comico sperato: la semplice descrizione delle opere del protagonista, dalla Camera a gas con vista a La spazzatura di Adriano Celentano, passando per il monumentale happening artistico multimediale Sputta-nation, riesce a conquistare il lettore smaliziato ed a lasciar filtrare il messaggio principale dell'opera, che si pone come una rappresentazione caricaturale del mondo dell'arte contemporanea. Chiaramente un ritratto così semplicistico di un mondo tanto variegato e complesso farà storcere - giustamente - il naso a chi di arte è appassionato o esperto: da questo punto di vista il romanzo, che sembra all'inizio essere diretto principalmente contro il perbenismo dell'Italiano medio, si macchia invece di una certa superficialità. La magia umoristica della provocazione, oltretutto, non sembra reggere fino alla fine: l'idea è certamente potente e ben realizzata, ma per un romanzo di quattrocento pagine serviva probabilmente qualcosa di più. La scrittura, in particolare, è decisamente troppo colloquiale, al punto da risultare fastidiosa in alcune scelte grammaticali - per non parlare della prolissità intrinseca della vicenda, che in fondo si riduce ad un insieme poco organico di aneddoti più o meno riusciti raccontati da un eccentrico narcisista.


Insomma, Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler avrebbe potuto essere un romanzo godibile e genuinamente provocatorio, se la lunghezza eccessiva e una certa semplicioneria non avessero minato quanto di buono c'era nell'idea originale. Consigliato certamente a chi trova insopportabili le sofisticherie dell'arte contemporanea, o a chi vuole gustarsi un po' di sano humour grottesco e privo di freni. Per tutti gli altri, forse, ci sono letture migliori.

Alessandro De Cesaris

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