mercoledì 18 dicembre 2013

I racconti di Derrick Storm: quando una serie tv non basta


I racconti di Derrick Storm
di Richard Castle

Fazi, 2013



È possibile leggere una trilogia di romanzi gialli quando già sappiamo quale destino l’autore abbia riservato al suo protagonista? Per tutti i fan della serie televisiva “Castle”, Derrick Storm è infatti un riferimento ben chiaro: è il protagonista dei best seller che hanno fruttato allo stravagante romanziere Richard Castle fama e denaro ma di cui, scopriamo nel primissimo episodio del serial, è ormai stanco di scrivere e decide così di far uscire clamorosamente – e definitivamente - di scena coinvolgendolo in un’operazione mortale. Quindi cosa ci resta da scoprire su Storm se già conosciamo il tragico epilogo di questa storia? In realtà I racconti di Storm, la trilogia cartacea appena pubblicata da Fazi (dopo l’uscita nel 2012 dei tre ebook), non racconta le origini del personaggio ma prende avvio un paio d’anni dopo il coinvolgimento di Storm in una pericolosa – e fallimentare - operazione a Tangeri, in seguito alla quale è stato costretto a ritirarsi ad una vita tranquilla e solitaria nel Montana inscenando la propria morte, grazie alla complicità di Jedidiah Jones, il capo della CIA. 
Tangeri. Tangeri era stata brutta. Perfino dopo tutti quegli anni, ogni volta che il pescatore ripensava a Tangeri, sentiva ancora il linoleum freddo premuto contro la guancia, appiccicoso e bagnato del suo sangue. Vedeva ancora i corpi straziati e udiva le grida d’aiuto senza risposta. Se non fosse stato per Jedidiah… 
Ancora tormentato dai fantasmi del passato, viene inaspettatamente richiamato in servizio direttamente da Jedidiah, fornito di una nuova identità e incaricato di collaborare con l’FBI per la risoluzione di uno strano caso di rapimento che vede coinvolto il figliastro di un arrogante senatore di Washington. Storm, si ritrova così a lavorare con la bella e poco cordiale April Storm, agente federale da subito sospettosa nei confronti del rude detective privato incapace di rispettare le regole, poco disposto a condividere con lei la propria indagine. Appare subito chiaro che il rapimento cela qualcosa di più complicato di un semplice ricatto ad un uomo ricco e potente: rancori dal passato, l’ombra di tangenti e operazioni poco limpide, vecchi nemici e un tesoro di lingotti d’oro dal valore di 6 miliardi di dollari. Mentre la trama si complica e l’operazione si snoda tra Washington, Londra, San Pietroburgo e l’Uzbekistan coinvolgendo altri ex agenti della CIA tornati dal regno dei morti, diventa sempre più difficile capire di chi fidarsi e sperare di uscire incolumi da quest’ultima operazione. Ora, è inutile girarci troppo intorno: la trilogia di Richard Castle (che ovviamente è scritta da un misterioso ghostwriter) è banale, infarcita di stereotipi e luoghi comuni del genere thriller-poliziesco, con personaggi piatti e prevedibili (e anche un po’ antipatici), in cui trovare almeno un elemento positivo che valga la lettura di 320 pagine è sicuramente più difficile che intuire il finale. 

Un prodotto commerciale nel senso più dispregiativo del termine, confezionato per i fan della serie televisiva desiderosi di addentrarsi nel mondo di Castle ma che inevitabilmente finiranno per rimanere delusi da quello che dovrebbe essere il personaggio grazie al quale il brillante scrittore ha ottenuto fama mondiale, denaro e amicizie influenti (proverbiali le serate di poker insieme ad altri scrittori best seller che intorno al tavolo verde si scambiano frecciatine e consigli) e che invece nella realtà risulta davvero difficile da apprezzare. Nulla sembra infatti giustificare la banalità della trama, cui si somma una pochezza di stile impossibile da ignorare, come se il lettore di thriller non meritasse una storia scritta in modo accurato, personaggi dalla psicologia complessa e inconsueti, allontanandosi quanto più possibile dagli stereotipi di genere. Invece purtroppo I racconti di Storm appaiono come un catalogo di cose già viste/lette: il macho a tratti maschilista e la bella da salvare, i giochi di potere e i complotti all’ombra della Casa Bianca, i russi/comunisti implicati in qualche complotto contro l’America, le spie, i tradimenti, l’oro nazista qui trasformato in oro comunista... Un mescolarsi di temi per nulla originali sfruttati al fine di creare una storia (cui sicuramente non mancheranno vari sequel) che finita la lettura difficilmente può sopravvivere e lasciare qualcosa dietro di sé, ennesimo esempio di una “letteratura” da fastfood veloce e facile da consumare, che non richiede eccessivi sforzi intellettuali al pari dell’episodio in tv di un serial qualunque.



Tuttavia, la serie da cui nasce questo personaggio è leggera e accattivante ma senza dubbio ben più articolata, intelligente, contemporaneamente ironica e drammatica, dai dialoghi brillanti e imprevedibile rispetto a questa trilogia letteraria scritta in modo frettoloso e senza slanci. Ricca di riferimento letterari e storici, la serie giunta negli Stati Uniti alla sesta stagione affascina per le imprevedibili complicazioni della trama (forse l’unica banalità è l’inevitabile storia d’amore che lega i due protagonisti), la psicologia e maturazione dei personaggi, i casi intriganti. Se in un primo momento può quindi essere interessante per un ammiratore di Richard Castle scoprire qualcosa in più sulle sue creature, la trilogia di Storm rischia di deludere amaramente anche il fan più accanito al quale non resta che rischiare provando con l’altra fatica letteraria disponibile in libreria, ossia i romanzi con protagonista la sensuale Nikki Heat ispirata alla detective della omicidi Kate Beckett con cui Castle inizia un’improbabile e divertente collaborazione. Lasciamo ai lettori il piacere o meno di riscoprire questa quadrilogia, augurandoci sia più accattivante dei racconti di Storm, personaggio di cui in fondo il genere thriller poteva fare a meno.

Debora Lambruschini

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