mercoledì 9 ottobre 2013

#SpecialeSCUOLA - Cultura, scuola e tecnologie. Salvare la scuola dall'era multimediale.


Salvare la scuola nell'era digitale
di Giovanni Reale
 Editrice La Scuola
101 pp.
€ 10.

La scuola italiana oggi attraversa una fase critica che è il risultato di precedenti interventi di Ministri che hanno cercato di migliorarla ma non hanno saputo o potuto, da vent'anni a questa parte, darle una vera svolta innovativa. Pezzo per pezzo sono venute a mancare ore di lezione, professionalità e valorizzazione dei docenti, disciplina e motivazioni. I licei, ancora considerati una reliquia del passato, stanno perdendo i loro numeri ed il loro valore, gli altri istituti sembrano sempre più assimilati a dei recinti in cui rinchiudere presunti “reietti” di una società che non è pensata per loro, il tutto unito allo squallore delle strutture, quando ci sono ed alla cronica mancanza di mezzi. 

In questo contesto di svalutazione continua, la Scuola Italiana, che per i burocrati ed i ben pensanti del marketing e del mondo dei sociologi e pedagogisti, viene sempre più associata alla categoria mortale “non produttiva”, si impone la spada di Damocle della tecnologia, delle lezioni multimediali, dei libri e registri elettronici (e degli alunni che fanno i temi sui PC della scuola e che, magari, mentre l'insegnante spiega con la LIM, percepiscono cinguettii di concetti mentre chattano sui social networks alla faccia dell'insegnante moderno e tecnologico).

La Scuola non produce e allora si cerca di imporle un salfivico mondo tecnologico che non le appartiene e non costituisce il fine per cui è stata inventata.

In questo contesto di perdita dell'orientamento sul significato e sulla crisi della scuola si inserisce un piccolo saggio di Giovanni Reale, Salvare la scuola dall'era digitale.

Il testo mi è sembrato un commento e l'ampliamento di alcune riflessioni contenute in altri due volumi di cui si consiglia vivamente la lettura. Si tratta di Confessioni di un eretico high-tech di Clifford Stoll fondatore di Internet e per altri accenni del volume Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello di Nicholas Carr.

Il libro si articola su dieci agili capitoli in cui l'autore, tra i più grandi esponenti della Filosofia nel nostro Paese e non solo, sviscera e smaschera tutto ciò che si trova dietro e attorno all'imposizione da parte del MIUR dell'inserimento massiccio delle tecnologie all'interno della scuola.

Sia chiaro che non si vuole fare della tecnologia un demone da distruggere. Più volte l'Autore riconosce il valore di una scuola che non si arrocca sulle vie del passato, ma che riesce ad interagire con il mondo dei computer, dei tablet e del virtuale in generale.

Che la scuola sia aperta alle tecnologie è una necessità che si impone ma senza escludere la componente utopica di un progetto che materialmente crea discriminazione nella formazione e nella didattica tra scuola e scuola; ricordiamo che nella nostra Italia non ci sono solo le grandi città con le scuole ricche del centro, ma ci sono anche le strutture di frontiera, ai margini della popolazione povera o misera; basti pensare alle periferie della Capitale in cui internet è appannaggio di pochi o alle zone isolate e lontane dai centri ministeriali, sia al Nord che al Sud.

Giovanni Reale
Giovanni Reale ripercorre tutte le tappe di un ragionamento in cui la tecnologia è vista come una realtà buona ed utile, ma che sta cambiando, in peggio, il modo di apprendere e conoscere.
In particolare si ribadisce che l'insegnamento non può essere banalizzato in una semplice informazione o comunicazione di nozioni. Non ci si ferma a disquisire sul libro cartaceo versus libro elettronico o multimediale ma più volte l'Autore si riferisce al fondamentale valore della cultura scritta che non può essere soppiantata da quella visuale. La scuola dunque si può salvare se riconosce nelle tecnologie i mezzi dell'insegnamento e non il fine, se riesce ad armonizzare l'acquisizione delle informazioni con le capacità di concentrazione e apprendimento. Si insiste sulla necessità di riappropriarci del valore della conoscenza che richiede impegno e lavoro di confronto e sintesi, della lettura per l'apprendimento e non solo di una statica sessione davanti ad uno schermo per guardare le informazioni che si susseguono. 
 
L'autore nelle sue pagine punta a ricentrare la questione sulle capacità intellettive degli alunni che non sono già stabilite e mature, ma che con l'ausilio delle tecnologie rischiano di affinarsi sempre di più sia dal punto di vista del linguaggio che per quello dell'apprendimento e delle conoscenze.

Reale con il suo libro lancia un monito a professori ed educatori affinché l'uso delle tecnologie, ideologizzato e professionalmente motivato a priori, non prevalga sulle finalità della scuola che sono quelle di portare i ragazzi allo sviluppo di una mente critica, alla formazione della persona e del cittadino. Se questo non avviene la tecnologia è l'ultimo colpo mortale inferto alla scuola in quanto tale. 

Con questo libretto di Giovanni Reale si aprono molte strade alla riflessione, anche per i genitori che sono i primi educatori dei propri figli. La formazione familiare è quella che introduce all'impegno scolastico. Inoltre il testo è un monito a saper guardare la realtà di un mondo in rapida mutazione per evitare di ritrovarci sopraffatti da ciò che non abbiamo osservato e valutato per tempo.

Alcuni detrattori hanno insinuato manchevolezze espositive ed argomentative dell'Autore. A nostro avviso, le prove che Reale dispone sul tavolo della discussione sono più che valide oltre ad essere facilmente riscontrabili da parte di chi, nella scuola, ci passa la propria vita professionale e non solo. La validità delle argomentazioni consiste nella capacità di vedere i fatti, singoli o collettivi, con occhio critico, distaccato dall'euforia e dalle ideologie informatiche del nostro secolo.

Dal discorso dell'Autore emerge una scuola che punta sulle intelligenze, sull'impegno del singolo discente e dei docenti impegnati a produrre la società. Un libro consigliato, certamente, ma che impone una riflessione oltre l'ultima pagina.


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