martedì 19 marzo 2013

Camillo Arcuri e il golpe Borghese: una storia pericolosa


Colpo di Stato.
Storia vera di una inchiesta censurata
di Camillo Arcuri

BUR, 2004



Una volta qualcuno disse: “chi di questi tempi vuole fare il giornalista, dimostra di non avere la prima dote che un giornalista deve avere cioè il fiuto”. Criticabile come tutte le opinioni, ma qualcosa di vero c’è, in queste parole. Il fiuto è davvero la migliore delle doti che un giornalista può avere. Coadiuvata da fortuna e talento, tra le altre cose, trasforma un semplice reporter in un’arma di eccezionale portata, ma non di sicuro successo. Che cosa accade quando un cronista esperto, sempre con la “biro a tracolla”, si trova al posto giusto nel momento giusto? Succede che la sua vita cambia, perché gli è piovuta in testa una storia da far “tremare l’Italia”. Camillo Arcuri, genovese nato nel 1930, è stato protagonista di una storia di questo tipo e il suo libro Colpo di Stato è un’inchiesta scomoda, ancora oggi, ma è anche la sua autobiografia.

Il 1969 è l’anno della strage di Piazza Fontana, è l’anno in cui il movimento, che avrebbe scosso il mondo e dato vita agli anni di piombo in Italia, ha perso la verginità. La spensieratezza della protesta studentesca si scontrò sempre più con la repressione spietata e rispose con le armi. Comprensibile o meno, quegli anni rivoluzionari sono coperti di sangue: nessuna forza politica, nessun organo statale ne è uscito “pulito”, tanto meno nessuno ne è uscito da innocente.
Il termine “strategia della tensione” ben si addice a quegli anni. La teoria del “doppio Stato” è ormai entrata a far parte della vulgata, è ormai un’interpretazione dei tragici accadimenti di quel periodo storico che, invece di affievolirsi col passare del tempo e i tentativi revisionistici, assume sempre maggiore spessore e solidità scientifica. Il teorema su cui si basa, però, manca di un corollario fondamentale, il coinvolgimento diretto e tangibile di uomini dello Stato negli atti eversivi. Si parla sempre delle connivenze e dei collegamenti dei servizi segreti con il terrorismo nero, ma i partiti, le forze dell’ordine, l’esercito e la grande economia di questo paese escono sempre indenni dall’agone storico. Solo supposizioni e insinuazioni contro queste istituzioni, vittime in realtà di organismi deviati che lottavano contro la legittimità dell’ordine politico.

E se qualcuno provasse che si è consumata in Italia una guerra, a “bassa intensità” ma pericolosissima, dello Stato contro se stesso? E se qualcuno provasse che buona parte delle istituzioni, di questo Paese e non, svolse una parte attiva nella destabilizzazione dell’ordine pubblico in vista di una diversa stabilità politica? In “Colpo di Stato”, Arcuri racconta di come venne a sapere del “Golpe Borghese”, il tentato colpo di mano alla democrazia per imporre la dittatura, secondo il modello dei “colonnelli” in Grecia, appoggiato da partiti di governo, Carabinieri, forze armate, criminalità organizzata e logge massoniche coperte. Questo libro rappresenta lo sfogo di rabbia del giornalista a cui sempre venne impedito di parlare, imbavagliato, continuamente messo a tacere non rinunciò mai a scoprire la verità. Mauro De Mauro prima di lui aveva scoperto gli scheletri nell’armadio del principe nero, Junio Valerio Borghese, probabilmente per questo venne ucciso. Quanto meno, è Arcuri a suggerire e provare questa ipotesi, smontando il depistaggio che voleva De Mauro sulle tracce degli assassini di Enrico De Mattei, il presidente dell’ENI che dava fastidio alle multinazionali del petrolio. Arcuri distrugge anche una tesi, legittima e autorevole, risalente a un mostro sacro come Pierpaolo Pasolini che,sul Corriere della Sera, parlava di “golpe da operetta” nel famoso Io so…. Non ci sta l’autore del libro a questa ricostruzione a caldo, il golpe Borghese è stato un tentativo serio e concreto di portare questo paese sull’orlo del baratro, un tentativo cercato e voluto dalle maggiori istituzioni che poi lo hanno rinnegato. La sua storia, la storia di questo giornalista è anche la storia di questo paese che riesce sempre a salvarsi, diciamo così, solo grazie all’eroismo di pochi uomini straordinari.


2 commenti:

Alessio Piras

Grazie Guglielmo per questa recensione. Davvero interessante. Mi sono chiesto, tempo fa, quali analogie ci possano essere tra il "golpe Borghese" il "golpe Tejero", anch'esso fallito, del 1981 in Spagna. Probabilmente nessuno, ma è assai curioso che nei due Paesi in cui il fascismo ha perdurato più a lungo si siano verificati dei rigurgiti dittatoriali simili. Sarei anche dell'idea che il loro fallimento è (anche) dovuto all'esistenza di media con mezzi molto più incisivi di quelli di un tempo. Ma non so, sono solo ipotesi campate in aria...

Guglielmo Sano

Grazie per averla letta:). il golpe tentato da tejero, molto folkloristico con lui che entra vestito di tutto punto e spara in aria come un aggressivo Sancho Panza, è stato proprio come dici tu un rigurgito del regime franchista, terminato pochi anni prima. in pratica secondo me anche chi non era convinto dell'avvento del parlamentarismo dopo il tentativo di tejero ha definitivamente abbandonato ogni revanscismo anacronistico, il golpe paradossalmente ha rafforzato la neonata quasi-democrazia spagnola (c'è ancora il re voglio dire). in Italia i vari golpe che si sono succeduti, ben 4 di cui quello di borghese è stato il meno riuscito (si hai letto bene), hanno invece inferto duri colpi alla nostra democrazia. portiamo ancora le cicatrici dovute a quei momenti, la nostra democrazia era ormai affermata ma dimostrava di non sapersi difendere, al contrario distruggeva i propri anticorpi. l'omicidio di De Mauro ne è la controprova.