sabato 22 dicembre 2012

CriticArte - Il titolo di questo articolo è un “Artificio”





a)
Zompo cammina. Cammina come può. Sta per piovere. Zompo!
La sua ragazza lo ha lasciato.
Sotto un manifesto pubblicitario c’è una pozzanghera. Zompo beve.
Ecco che inizia il collasso gravitazionale di un frammento di una grande nube molecolare. Opposizione tra moti termici e campi magnetici. Una stella.
Opposizione tra aorgish e organish. Scontro tra conscio e inconscio nel sentimento.
Campo di battaglia.
Sala di ostetricia.
Opera.
Zompo attraversa la strada, annusa un lampione. Alza la zampa e fa la pipì.
Ci vorrebbe un pennello.
Siamo in taverna. I muratori, prima dell’ora di pranzo, raccontano la giornata di lavoro e cantano musica napoletana, sputando ai borghesi in giacca e cravatta.
L’oste-stregone versa per tutti l’acqua della Senna.

b)
Poi: L’aurore grelottante en robe rose et verte…
Come si scrive l’arte?
Un poeta si aggira tra i salons, con la penna e il taccuino tra le mani.
Arriva il canto di una fanciulla dai cortili delle caserme, e il vento del mattino soffia sulle lanterne. Lo sciame dei sogni sporcaccioni tiene ancora gli adolescenti tra i guanciali, anche se sarebbe l’ora di andare alle zolfare. Una lampada, simile a un occhio sanguinante, fa una macchia rossa sul giorno. Ci si alza. L’anima lotta contro il corpo intorpidito, imitando la lotta del sole che si aggrappa sulle montagne. L’aria piange: perché il nuovo giorno sta nascendo, e le cose vanno in fuga. L’aria piange: con la rugiada su vetri, perché l’uomo è stanco di scrivere. Dai balconi, donne che amano stendono i panni e battono i tappeti. Fa freddo. Una barbona, che è scampata all’incendio dei suoi cartoni, soffia sulle sue dita. La mattinata singhiozza. Si fa strada la miseria nella nebbia. Gli agonizzanti si addormentano negli ospedali.
Questo pensava Zompo mentre, imbevuto di vodka, attraversava l’oriente diretto verso il quinto piano di un palazzo in centro città, ad Agrigento. Ma che attinenza ha questa introduzione con ciò che troverai successivamente? Nessuna. Non deve averne (non la senti?). E allora: inversione a “u”. Si ricomincia.
           
c)
Artificio: [ar-ti-fi-cio]. Ciò che è costruito, seguendo le regole dell’arte, per diventare arte. C’è uno studio, ad Agrigento, al quinto piano di un palazzo costruito alla fine degli anni sessanta, in cui si fa arte. Sì, arte. Ci sono le tele, i pennelli, le bottiglie di vino, i cataloghi, i neon che scoppiano, il fermento neuronale e le delusioni di tre artisti. C’è tutto. Giovanni Scifo, Jianfranz, Gaetano Vella. Ne parlo un po’, nell’ordine in cui li ho conosciuti, mettendo accanto al loro nome la caratteristica. 


Giovanni Scifo - Bleeding

1. Giovanni Scifo. L’oscurità.
Sta in silenzio. Ascolta con piacere. Poi, dipinge. Soprattutto in solitudine e plasmando scenari eterei, che sembrano danzare con la musica della foschia e i colori della notte. Le sue tele esprimono colpi di pennellata piena di tensione e angoscia. Ma se lo vedessi seduto di fronte al cavalletto, penseresti che non c’è immagine più quieta di Scifo al lavoro. I temi trattati sono particolarmente difficili, estrapolati dai miti antichi, dai racconti dark. Si potrebbe affermare che ogni suo quadro è in movimento, almeno nei contenuti. Molto elegante, fisso su una scala cromatica equilibrata, ultimamente si sta rivolgendo anche alla cronaca, dandogli un’impronta originale e fedele all’imitazione.

Jianfranz - Vaso mezzo pieno
  
2. Jianfranz. L’haiku.
Il primo verso è il suo occhio, il secondo la sua bocca, il terzo la sua mano che stringe il pennello. È un insegnante di arte e una sorta di monaco tibetano che medita dinanzi le tele. Preciso nei tratti e nei colori, per lui la tela è uno schema, attraversata da vettori, assi cartesiani, che devono essere seguiti e nascosti con cura. Tra i migliori fumettisti italiani, da tempo si dedica all’arte non tralasciando temi sociali. In questo periodo, sente di subire una mutazione: la figurazione non lo soddisfa più, e così si sta rivolgendo, pian piano, alla sperimentazione di un nuovo linguaggio, più pedagogico e di rottura con il sistema, che tecnico. Lo attirano principalmente le avanguardie asiatiche, dalle quali coglie accuratamente ogni novità.


Gaetano Vella - Ritaglio urbano 5
3. Gaetano Vella. Il baffo.
Forse pensa di essere un iperrealista, mentre annoda i baffi con le dita. Ma, in realtà, è un concettualista, un sommelier del concetto, molto fine, che non sbava e si attiene alla sintesi più estrema. Vola, con la figurazione, dai cassonetti della spazzatura alle scarpe inutilizzate, dai cartelli stradali a istallazioni dinamiche che possono essere vissute dal fruitore. In ogni oggetto immette un pensiero profondo, quasi un racconto, che ti rimanda ovunque. Nessuna pellicola fotografica riesce a rappresentare meglio ciò che lui, con l’uso del pennello, rappresenta. Mosso da una creatività inarrestabile, ho notato che la tela non gli basta. Secondo me, lui sa che tra pochi anni apporterà qualcosa di nuovo all’arte.



d)
Qual è la parte più bella? Che Giovanni Scifo, Jianfranz e Gaetano Vella, venendo da scuole diverse, come tre fiumi, adesso stanno per trovare analogie l’uno nell’altro. Saranno i dialoghi che nello studio “Artificio” essi intrattengono. O, forse, le loro anime hanno trovato, con Artificio, il carburante perfetto. Perché…
Artificio è uno studio. Che vive per l’arte.
Artificio non è uno studio. Ma una scrivania con dei colori a olio e tante candele accese.
Artificio è una escort. Che annaffia le violette sul davanzale.
Artificio è la radice imbrattata di terriccio della parola libertà.
E Zompo beve un caffè allo studio Artificio.
Dario Orphée 

0 commenti: