sabato 8 dicembre 2012

CriticaLibera - Analisi politica


Deduzione. Questa è la recensione di un libro che viene dal futuro. Si tratta di un libro scritto da un politologo, a mio avviso molto esperto (e oggi ancora sconosciuto), che ha analizzato la società italiana nel 2013. Come ho fatto ad avere il testo con un anno di anticipo? Non saprei: forse l’autore lo ha inviato nel passato con un macchinario speciale. Il libro sarà caduto su una nuvola che passava da Palermo, e le molecole di pioggia lo avranno accompagnato per strada. Sarà stato calpestato dalle ruote di un autobus, di un’automobile, di una carrozza dell’ottocento e di una bicicletta guidata da un bambino. Asciugatasi la pozzanghera nella quale galleggiava, il libro avrà ricevuto una pedata da una ragazza arrabbiata a causa del suo licenziamento, e sarà finito accanto la cuccia di un cane randagio che, dopo averci giocato un po’ mordicchiandolo, lo avrebbe scaraventato nelle vicinanze di un barbone dormiente, il quale, svegliatosi, avrà pensato di poterlo usare come fazzoletto per pulire il naso. Ma accortosi della durezza delle pagine, rese ruvide dall’acqua, egli lo avrà barattato con un uomo triste per un pezzo di formaggio. L’uomo triste sarebbe andato a sedersi in una taverna della Vucciria per leggere il libro bevendo del vino, e, abbordato da una donna e completamente ubriaco, lo avrebbe abbandonato sul tavolino. Poi, sono arrivato io. Infatti, è lì che l’ho trovato: sul tavolino della taverna. Dunque, deduco scientificamente che sia andata così.
Panelle letterarie. Inizialmente, ingannato dall’illustrazione in copertina e dalla scarsità di pagine, pensavo si trattasse di un libro di poesie. Poi, mi sono accorto che era prosa, chiarissima prosa. Sfogliandolo, come si fa con un libro curioso che vorremmo acquistare, è venuta fuori dalle pagine una cartolina, la quale non recava l’indirizzo del mittente, ma aveva un messaggio, questo: “Mi dispiace”. Sul retro, c’era il fiume Gange al tramonto. Inoltre, sempre come si fa con un libro curioso che vorremmo acquistare (almeno io lo faccio), lo ho annusato approfonditamente. Aveva l’odore di un libro letto… letto, forse, da una maestra elementare che viaggia in treno, o un uomo anziano seduto davanti il camino che beve un tè: il profumo manifestava questo. Non avendo nulla da fare, decisi di sedermi, di ordinare un piatto di panelle e di leggerlo.
Titolo e dedica. Sono molto lento a leggere. Per leggere il titolo e la dedica, che in totale fanno una ventina di lettere, ho impiegato dieci minuti. Il fatto è che le panelle erano troppo buone. Sì: tentavo di voltare le pagine del libro mangiucchiando, ma mi accorgevo di avere le dita inzuppate di olio. Sì, certo: per non imbrattare tutto mi asciugavo con un tovagliolo, ma appena mi avvicinavo al testo, sentivo le panelle piagnucolare: “Mangiaci, mangiaci!”. Che fare? Essendo una persona sensibile, le accontentavo. E così, per circa una decina di minuti, facevo: panelle, olio sulle dita, tovagliolo, dita asciutte, lettura titolo, lettura dedica, panelle che piagnucolano, olio sulle dita, tovagliolo, lettura titolo, lettura dedica, eccetera. Insomma, dopo dieci minuti capii che avrei dovuto usare una forchetta, e che il libro si intitolava “Analisi politica”, dedicato “Al futuro”. Panelle finite: andiamo avanti.
La ginestra. Finalmente, lessi! Se fosse stato un libro di fantascienza, avrei scritto una recensione positiva, anche se amara. Ma era un saggio, e un saggio si giudica diversamente da un romanzo. Ecco cosa sosteneva l’autore. Il primo capitolo illustrava i motivi per i quali uno stato come l’Italia non avrebbe mai dovuto soffrire la crisi, e che preferisco non scrivere perché sono certo che voi li conosciate. Poi, dopo aver fornito le cause che avrebbero portato l’Italia al fallimento economico, l’autore passava, con il secondo capitolo, all’anno 2013. Il 2013 si sarebbe concluso con un’innumerevole quantità di suicidi causati dalla disoccupazione e dalle tasse elevate. A peggiorare tutto, sarebbe stata l’incapacità delle giovani generazioni e, così la definisce il politologo, l’irragionevole mancanza di obiettivi etici ed estetici (alcuni di questi fatti li stiamo vivendo). Gli obbiettivi etici ed estetici venivano esposti nel terzo capitolo, il quale conteneva una rilettura di un canto di Leopardi: “La ginestra”. L’autore è convinto, come il poeta di Recanati (e come me), che l’unica rinascita potrebbe sussistere con la ripresa degli antichi modelli ellenici, o meglio, utilizzando un punto di vista critico intriso di ideali romantici. La posizione è piuttosto affascinante.
L’ultimo capitolo. Il quarto capitolo concludeva il libro illustrando uno scenario tragico: il 2014… No, mi fermo. Non voglio anticipare nulla. Sarà possibile conoscere la fine del saggio tra un anno, quando il politologo avrà concluso di scrivere il libro, lo invierà a una casa editrice, la quale penserà che il saggio è di valore e lo distribuirà in tutto il Paese. Oppure, se non si intende intervenire democraticamente, basta stare a guardare come gli ignavi.
            Voglio Robespierre che mi porti profumo di rivolta,
voglio un bacio da te che mi faccia vivere sull’onda.

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