giovedì 8 marzo 2012

Il Salotto: Intervista a Idolo Hoxhvogli

Per Criticaletteraria, l’intervista a Idolo Hoxhvogli, autore di “Introduzione al mondo. Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità” edito da Scepsi&Mattana Editori (clicca qui per la recensione).

D. Partiamo con una domanda classica. Introduzione al mondo catapulta in un posto spietato, tagliente e che si percepisce senz’anima. Da dove è nata quest’idea? Lunga elaborazione oppure c’è stato un momento folgorante?
Questo libro non è nato da un momento. Non è nato da una lunga elaborazione. È nato dalla vita. Sì, è vero, catapulta in un posto violento e spietato: la città dell’allegria. Gli abitanti sono cinici, la serenità viene dilaniata, l’innocenza fagocitata dal male, quasi una sorta di città del peccato: le situazioni descritte sono feroci, le conversazioni astute e maliziose, lo stile è a volte orrendamente violento, a volte da libro per bambini. Un critico mi ha obiettato: è un libro pessimista, taglia le componenti felici. La mia risposta è: in primo luogo un libro non ha il compito di essere ottimista, in secondo luogo un libro non ha il dovere di essere d’accordo con il lettore. Come il lettore può avere una visione del mondo diversa rispetto a quella del libro, anche il libro ha questa libertà. Per cui me ne frego dell’obiezione di pessimismo. Introduzione al mondo è un libro di critica dell’allegria contemporanea, come si può criticare l’assenza di happy end nel libro? I lettori di happy end sono pregati di astenersi dalla lettura, che continuino pure a spararsi per endovena l’eroina chiamata “assenza di sguardo critico”, “pensiero convergente”, “narrazione aproblematica”.

D. La prima parte del lavoro evidenzia la percezione negativa dello straniero/forestiero: viene maltrattato dagli abitanti e non sa da che parte girarsi a causa del rimbombo degli altoparlanti. È un rifiuto dello straniero in senso attuale (anche se faccia
mo un gran parlare di globalizzazione) oppure è una reminescenza baudeleriana dello straniero/poeta?
Si tratta del rifiuto dello straniero in senso attuale. Ci tengo a sottolineare, e ti ringrazio per avermene dato l’opportunità con questa domanda, che Introduzione al mondo non è un libro specificatamente dedicato ai migranti, all’intercultura, al problema dell’incontro con lo straniero. Questi problemi vengono trattati, ma i temi principali sono l’allegria e la sua decapitazione: in Introduzione al mondo non solo cerco di mostrare la falsità dell’allegria emessa dal contemporaneo, ma cerco anche di mostrare come l’allegria bugiarda del presente si adoperi per soffocare le sacche di verità, per manipolare e sventrare la più significativa innocenza. In merito a questo libro, devono essere evitate le etichette di autore migrante e letteratura migrante. Il libro tratta del migrante, del forestiero, dello straniero, ma non è un libro sui migranti, è un’opera sul contemporaneo. Capisco che etichettare faciliti il compito dei lettori, dei librai, dei critici, ma le categorizzazioni devono essere aderenti alla realtà. La realtà è che in Introduzione al mondo la componente interculturale è una componente funzionale a, un pretesto per trattare del contemporaneo: la figura del forestiero non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Quella di letteratura migrante è un’etichetta che sta stretta a Introduzione al mondo.

D. Se ti chiedessero di definire il genere letterario del tuo lavoro cosa sceglieresti?
Introduzione al mondo è un libro di prose brevi. La prosa breve non è, a differenza del racconto, vincolata a ipoteche narrative, non è costretta a narrare nel senso tradizionale del termine, tuttavia può anche farlo. Se è vero che una prosa breve può essere anche un racconto, un racconto non esaurisce l’ambito e le possibilità della prosa breve. Personalmente non amo parlare di generi e forme, la mia posizione è più radicale: esiste la scrittura, e la scrittura deve comunicare un’esperienza capace di trascendere l’attimo individuale per riflettere l’epoca e la dimensione collettiva. L’insegna di un negozio non indica alcun genere letterario canonico, tuttavia molte insegne dicono di un’epoca più di molti romanzi di successo. Cos’è arte? Cos’è letteratura? L’insegna capace di rivelare o il romanzo che non dice niente? Nella vita non ci sono generi, è tutto mescolato. Non vedo dunque perché preoccuparmi del genere di un libro. Il libro è scrittura, punto. Introduzione al mondo è un romanzo di formazione gettato dalla finestra: i cocci sopra l’asfalto sono le prose che lo compongono. Introduzione al mondo è un mosaico di materiali diversi in cui la prosa breve è un dettaglio che riflette l’intero. Introduzione al mondo è un libro di frammenti, perché frammentata è la nostra esperienza: un’esperienza incapace di generare una grande narrazione che funga da collante del nostro vissuto autistico e fratturato.

D. Domanda di più ampio respiro. Secondo te, l’arte e la poesia hanno spazio nel mondo in cui viviamo? Sono ancora un potente mezzo di comunicazione/denuncia/espressione sociale? Mi vengono in mente, ad esempio, i caffè del periodo illuminista o i movimenti pittorici impressionisti ed espressionisti.
Per un verso sembra che l’arte abbia un posto importante nella società contemporanea (festival, mostre, rassegne varie), per un altro verso, però, se ne promuove una fruizione che rende l’arte moda, tendenza, prodotto commerciabile e facilmente fruibile: l’arte, in un certo senso, è spettacolarizzata. Pensa a scrittori-star, artisti-star, architetti-star, poeti-profeti. La spettacolarizzazione è incompatibile con l’arte perché, mentre lo spettacolo vive dell’attimo sensazionale, l’arte vive della riflessione problematica e sofisticata. Si nota, a supporto della mia tesi, che molte persone, pur leggendo una discreta quantità di romanzi di successo, non sono capaci di riconoscere neppure la validità di un sillogismo, cioè di un ragionamento ridotto all’osso, non sono capaci di cambiare idea, non sono capaci di riconoscere un pensiero altro, un linguaggio diverso, non sono assolutamente in grado di capire il valore delle espressioni artistiche che non siano immediatamente omologabili al proprio vissuto. Il loro modo di fare non ha nulla a che vedere con l’arte e la cultura: il loro è un radicalchicchismo pestilenziale e carico di titoli ed etichette, un intrattenimento per intellettuali allo champagne. Moltissimi quotidiani non hanno la sezione Cultura, ma hanno la sezione Cultura & Spettacolo. Questa è un’altra traccia del problema che ho appena espresso: mettere Emanuele Severino accanto a Pupo è come mettere l’assassinio di una bambina accanto alle dichiarazioni di Platinette sulla medicina estetica. La letteratura – l’arte in generale – non è solo un modo potente di comunicazione, espressione e denuncia: è l’unico modo, perché solo l’arte trascende l’esperienza individuale elevandola a modello, pietra di paragone, sintomo di un’epoca.

D. Questa invece è una domanda che mi piace sempre fare e che mi pongo periodicamente anch’io. Proviamo a immaginare di “introdurci” in un altro mondo. In che libro ti piacerebbe vivere?Dio ha scritto un libro. Non è la Bibbia. È l’universo. C’è però un problema: di questo libro non sono state corrette le bozze, è pieno di errori di ortografia, refusi, imprecisioni, cantonate. È un libro pieno di errori ed orrori. Alcune settimane fa, uno dei componenti del collettivo Wu Ming ha postato, in un social network, la fotografia di un bambino morto con la testa spaccata come un uovo: il cervello colava fuori dal cranio. La causa di quella innocente testa rotta: la guerra. Si può obiettare: la guerra è causata dall’uomo. Si può rispondere: l’indifferenza è una colpa. Il cervello colante di un bambino è un refuso di questo libro meraviglioso che è la vita. Io vorrei vivere in questo mondo dopo la correzione delle bozze. ----> errata corrige: leggete tra i commenti

D. E chiudiamo con una domanda ancora più classica della prima: hai già altri progetti avviati?
Sì, un secondo libro, dallo stile più ironico e corrosivo rispetto a Introduzione al mondo. Il mio modello è l’acido muriatico. Saranno minime le parti di narrativa speculativa e più ricche quelle caustiche e mordaci.

Aspettiamo con ansia il nuovo lavoro dunque. Grazie mille per la disponibilità.
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Intervista a cura di Giulia Pretta

6 commenti:

Wu Ming 1

Ci tengo a precisare che questa notizia:

"Alcune settimane fa, uno dei componenti del collettivo Wu Ming ha postato, in un social network, la fotografia di un bambino morto con la testa spaccata come un uovo: il cervello colava fuori dal cranio."

è del tutto falsa.
Nessuno del nostro collettivo ha mai fatto niente del genere su nessun social network.
Quel che ci viene attribuito, a quanto ne sappiamo, è avvenuto su Facebook, network dal quale siamo assenti, a opera di un tale che adotta come pseudonimo "Wu Ming zero" e semina confusione sul nostro conto.

Gloria Ghioni

Non ne eravamo al corrente. Avete fatto benissimo a segnalarcelo e ci scusiamo.
Anche a noi era successo qualcosa di simile; terribile sensazione d'espropriazione dalla propria identità (o almeno tentativo di).

Grazie invece per quello che fate!

Anonimo

frequento il mondo dei blog e dei siti letterari. wu ming zero si è spacciato come un componente del collettivo wu ming, ha sviluppato una bacheca compatibile con il collettivo wu ming, ha risposto alle mie mail come se fosse un componente del collettivo. teneva in ballo contatti compatibili con gli interessi del collettivo. wu ming zero ha rubato l'identità del collettivo.

la notizia che ho riportato è assolutamente vera. questa foto è stata postata. punto. mi dispiace che sia stata postata da un individuo che non fa parte del collettivo. mi dispiace che sia nato un grave equivoco in merito.

la notizia, riferita al collettivo wu ming, non è vera. ringrazio wu ming 1 per l'importante aggiornamento e mi scuso per l'equivoco, da me non voluto né causato.

tutti conoscono la trasparenza del sottoscritto, il quale non ha riportato notizie false né inventato nulla (la polemica su quella foto è infatti nota). c'è a monte un reato, di cui io, il collettivo e criticaletteraria.org siamo rimasti vittime: il furto di identità, furto di cui in passato anche la mia persona è rimasta vittima. un caro saluto a tutti voi.

idolo hoxhvogli

Anonimo

CHIEDO DUNQUE CORTESEMENTE A GLORIA DI CANCELLARE IL PASSO.

Alcune settimane fa, uno dei componenti del collettivo Wu Ming ha postato, in un social network, la fotografia di un bambino morto con la testa spaccata come un uovo: il cervello colava fuori dal cranio. La causa di quella innocente testa rotta: la guerra. Si può obiettare: la guerra è causata dall’uomo. Si può rispondere: l’indifferenza è una colpa.

ALCUNI, PER PIGRIZIA O MANCANZA DI TEMPO, POTREBBERO NON LEGGERE I COMMENTI, E NON VOGLIO IN ALCUN MONDO CHE ULTERIORI NOTIZIE ERRATE SIANO DIFFUSE, PER ME, PER IL COLLETTIVO E PER IL SITO.

idolo hoxhvogli

Anonimo

questo link (http://lucioangelini.wordpress.com/2011/12/) riporta anche molti commenti alla foto di cui stiamo parlando. la foto è stata anche lungamente commentata da helena janeczek, mio contatto fb e nota scrittrice.

il furto di identità è stato lungo, ben congegnato, organizzato in maniera da ingannare persino autori e addetti ai lavori di primissimo piano in italia. ci tenevo a dimostrare la mia buona fede.

idolo hoxhvogli

Wu Ming 1

@ Idolo

non ho dubbi sulla buona fede, ho scritto che la notizia (per quanto concerne noi) è falsa, non che chi l'ha riferita è un mentitore. Nessuna intenzione polemica sulla persona. Ad ogni modo, è discretamente noto a gran parte dei lettori chi faccia parte di Wu Ming, basta digitare su google il nome del nostro collettivo o guardare su Wikipedia. I nostri pseudonimi sono numerati dall'1 al 5, nessun nostro testo mai stato firmato da un "Wu Ming Zero". Tra l'altro, mi dicono che l'account di "Wu Ming Zero" non esista più, ma non posso saperlo per certo in quanto non ho un account su Facebook.
Quanto al link che riporti, quel blog è un ritrovo di nostri cronici e particolarmente virulenti detrattori, il gestore è stato bannato da svariati blog letterari e basta dare un'occhiata all'archivio per trovare decine e decine (forse centinaia) di post interamente basati sull'attacco e la contumelia nei confronti di Wu Ming. Un'autentica ossessione :-) E' del tutto ovvio che da quelle parti, pur sapendo benissimo che nel collettivo non esiste alcun "Wu Ming Zero", si sia colta la palla al balzo per insinuare, alzare l'ennesimo polverone e fornire un appiglio a troll e mezzi troll.