Diventare legno per fuggire dall'umano, contro ogni lieto fine: il "Pinocchio" di Maicol&Mirco


Pinocchio

di Maicol&Mirco 
Bao Publishing, ottobre 2026

pp. 144
€ 24,00 (cartaceo)
€ 11,10 (eBook)

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C'era una volta un bambino che non sapeva dire le bugie. Il suo nome era Pinocchio.
Pinocchio era un bambino delizioso, buono, ubbidiente e studioso. Così bravo da non aver bisogno di avere genitori, ma Pinocchio, come tutti i bambini troppo buoni, era molto odiato soprattutto da una cattiva fata, la Fata Turchina che per dispetto lo trasformò in un burattino di legno.  

Quando a cinquantacinque anni Collodi iniziò a scrivere le prime puntate della storia di Pinocchio sul Giornale per bambini, aveva già prodotto testi per l’insegnamento della geografia e della grammatica in chiave romanzata e divertente, perfettamente in linea col suo pensiero. Dunque, Pinocchio è sì un libro divertente, pieno di avventure, di battute ironiche, ma non è un libro leggero, soprattutto non lo è con l’avanzare della storia quando l’atmosfera si fa tragica e triste, nonostante il lieto fine.

Fin dall’inizio, il romanzo attanaglia l’attenzione del lettore perché è pieno di fatti e azioni. Durante tutta la vicenda si accumulano sulle spalle di Pinocchio una serie di responsabilità, colpe e disgrazie a non finire generate da tutte le situazioni in cui casualmente viene a trovarsi seguendo l’istinto, senza ragionare, proprio come piacerebbe fare ai bambini, ai ragazzi e magari anche agli adulti. Senza cioè pensare, valutare le conseguenze delle proprie azioni, ma seguendo il piacere immediato che la vita offre loro. E proprio mentre indugia, inventa e intreccia le avventure del burattino, l’autore è pronto a servire su un piatto d’argento la propria morale, prevalente nel suo periodo storico e in quella società che vuole per i bambini un’infanzia breve e formativa. A un bambino si chiede di obbedire ai grandi e gli si ordina che lo faccia fino a quando non diverrà un adulto diligente e consapevole di sé.  Collodi giustappone così la lezione morale degli adulti alle risposte spontanee che un qualsiasi bambino darebbe per obbiettare e progettare una via di fuga dalle regole. La lotta di Pinocchio tra il dovere che gli viene imposto ogni momento e il desiderio di scoprire il mondo è una lotta incessante, che non ha mai fine e soprattutto sembra non lasciare mai spazio alla spontaneità. 


Il Pinocchio di Maicol&Mirco (pubblicato da BAO Publishing) non è semplicemente l'ennesima rilettura o trasposizione di un capolavoro immortale della letteratura per l'infanzia. In occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, il "collettivo" compie un'operazione di smontaggio e radicale ribaltamento geometrico e filosofico: prende la fiaba e la racconta letteralmente al contrario, dall'ultima pagina alla prima, trasformandola in una storia del tutto nuova. 


Nel testo classico, il percorso del burattino coincide con una faticosa e dolorosa ascensione morale, un processo di civilizzazione e umanizzazione che lo porta a lasciare la propria identità lignea per meritare lo status di bambino vero; nella visione di Maicol&Mirco questo viene drammaticamente invertito. Il protagonista è un bambino d'una purezza quasi insostenibile, incapace strutturalmente di pronunciare menzogne o di scendere a compromessi con l'ipocrisia circostante, e proprio a causa di questa benevolenza ed etica morale subisce la condanna più spietata da parte di una Fata Turchina che si rivela figura gelida e crudele, la quale decide di tramutarlo per dispetto in un pezzo di legno.


Questo capovolgimento iniziale innesca una riflessione profonda sulla natura stessa dell'umano nel nostro presente, spingendo il lettore a interrogarsi sul perché oggi avvertiamo un'esigenza così viscerale di un racconto che rifiuta la consolazione. Se nel testo di Collodi l'universo rispondeva a una logica ferrea ma comprensibile di premi e castighi, in cui lo sforzo di correggere i propri errori conduceva inevitabilmente alla salvezza, il mondo descritto da Maicol&Mirco appare caotico, spietato e sordo a qualsiasi richiesta di giustizia. Le buone azioni non producono necessariamente armonia e la rettitudine morale non offre alcuna protezione di fronte alla violenza del contesto sociale.


All'interno della storia rovesciata, i personaggi tradizionalmente negativi come il Gatto e la Volpe perdono ogni connotazione egoistica e predatoria per trasformarsi in creature fragili e generose, costrette a subire la vessazione di una società che ha smesso di coltivare l'empatia. Gli asini non rappresentano più il simbolo del fallimento scolastico o della pigrizia giovanile, ma assumono i tratti di enti laboriosi e diligenti schiacciati da una macchina sociale disumana, ribaltando completamente lo spettro delle colpe e delle innocenze. Diventare un burattino di legno non equivale a subire una punizione ma a conquistare uno scudo protettivo, un'immunità nei confronti della putrefazione etica e morale tipica della società degli uomini. Il legno non mente, non tradisce, non calcola e non ferisce; la sua insensibilità esteriore custodisce paradossalmente l'unica forma di purezza possibile.


Utilizzando la loro inconfondibile cifra stilistica fatta di una sintesi tagliente e di silenzi densi, Maicol&Mirco costruiscono un'opera intrisa di un umorismo nero e tragicomico che disorienta e ferisce senza offrire alcuna via d'uscita consolatoria. Si ride, ma si tratta di un riso amaro che si ferma in gola, privo della rassicurante morale o della patina edulcorata che la cultura di massa ha spesso sovrapposto al lavoro collodiano per renderlo digeribile al pubblico infantile. Il risultato è un Pinocchio fortemente politico e filosofico che ci costringe a guardare nello specchio del presente, ribaltando definitivamente la prospettiva originaria: non è più il burattino che deve compiere lo sforzo sovrumano per diventare uomo, ma sono gli uomini che avrebbero disperatamente bisogno di farsi di legno pur di ritrovare autenticità e salvarsi dalla propria rovina. È così che allora quel burattino è necessario diventi tutt'uno con lo spazio circostante, si fa luogo, si fa natura e poi terra stessa. 

Pinocchio abbracciò sua madre, nostra madre. Basta bugie, basta verità. Basta buone e cattive azioni. Basta azioni. Godiamoci i frutti, bambini. 

Serena Palmese