Un libro degli anni Settanta può ancora raggiungere i ragazzi del 2026 per la prevenzione delle dipendenze? "Alice: i giorni della droga"



Alice: i giorni della droga
Feltrinelli, 2013

1^ edizione in lingua originale: Go ask Alice, 1971

Traduzione di Carlo Corsi
Prefazione di Max Beluffi

pp. 208
€ 12 (cartaceo)


Sono stati i miei studenti a segnalarmi questo libro, di cui avevo sempre sentito parlare ma a cui non mi ero mai accostata. Abbiamo pensato di leggerlo inserendolo in un percorso interdisciplinare di sensibilizzazione e prevenzione delle dipendenze (non necessariamente dalle sostanze stupefacenti, ma aprendo la discussione e gli approfondimenti ad altre forme di dipendenze). Ho pensato, al termine dell'esperimento, di raccogliere qui alcune considerazioni che spero possano aiutare altri insegnanti e altri giovani lettori a decidere se proporre la lettura di Alice: i giorni della droga a scuola. 

DIARIO AUTENTICO O FINZIONE NARRATIVA? 

Benché sia stato pubblicato anonimo per la prima volta nel 1971 e in seconda battuta si sia scoperto che è stato scritto da una scrittrice e sedicente psicologa americana, Beatrice Sparks, Alice: i giorni della droga colpisce anzitutto per la struttura diaristica. Sparks ha dichiarato di essersi rifatta a due diari di una sua paziente, chiaramente rivedendo i contenuti e coprendo i dati personali per la privacy, ma ormai è convinzione diffusa che si tratti di un'opera di fantasia, e questo ha reso molto controversa la ricezione dell'opera, censurata in più scuole e biblioteche americane. 

L'IMPATTO SEMPRE MOLTO FORTE DELLA NARRAZIONE DIARISTICA

Ma veniamo al libro: tutti gli eventi vengono raccontati dalla stessa Alice, quindicenne che, in una famiglia come tante, entra nel giro della droga per caso. I suoi frammenti, scritti talvolta da lucida e altre volte sotto gli effetti delle sostanze, sono spesso contraddittori, testimoniano la ricerca di una serenità che è difficile da raggiungere. Specialmente durante l'adolescenza. 

LA CRISI DELLA VOLONTÀ

«È una specie di giostra gigante che continua a girare diventando sempre più grande tanto che mi chiedo se finirà mai. È così! Vorrei non esserci mai salita» (p. 73). Saltano all'occhio le sequenze di frammenti in cui Alice dichiara di non volersi più drogare e altri in cui descrive la reazione estatica di certi "viaggi" fatti sotto LSD e altre sostanze. I sensi di colpa si alternano dapprima alla curiosità di provare, in un secondo momento alla consapevolezza che la droga scioglie le inibizioni (è proprio sotto gli effetti della droga che Alice ha le prime esperienze sessuali e si sente più popolare), crea un circuito di amicizie (come non drogarsi alle feste a cui partecipa?), mette a tacere le preoccupazioni, le insoddisfazioni e il vuoto.

IL TERRIBILE SENSO DI VUOTO

«Giunti a questa fase della mia vita il nulla è molto meglio di ogni altra cosa» (p. 60). Frasi secche e brusche quanto questa popolano il libro di presa di coscienza: il vuoto è ovunque, Alice si sente spesso priva di una meta da raggiungere, senza che una direzione più netta di altre le si delinei davanti. Per quanto ami la sua famiglia, ha la sensazione di non essere compresa fino in fondo. 

LA SENSAZIONE DI NON AVERE NESSUNO CON CUI PARLARE

«Ho bisogno di parlare con qualcuno. Un bisogno autentico e disperato. Oh Dio, ti prego, aiutami. Ho tanta paura, tanto freddo e mi sento così sola. Ho soltanto te, diario mio» (p. 128). Il diario è lo strumento che accoglie lo sfogo, un alter ego che accetta Alice per quella che è, ma non è un interlocutore davvero presente. Alice più volte sente di essere incompresa (in tante scene i genitori le consigliano inconsapevolmente di frequentare ragazze che sono tra le più inaffidabili e legate al mondo della droga), e quando ha paura spesso non sa a chi rivolgersi. Non sono i coetanei, infatti, a supportarla in questo, per quanto un'amica provi anche lei a ripulirsi, in un percorso difficile che le due provano a iniziare scappando di casa, trasferendosi a San Francisco e aprendo là un'attività. 

L'EFFETTO SULLA FAMIGLIA E SUI COETANEI

Le ricadute sono dolorose, non solo per Alice, ma anche per la sua famiglia. I suoi fratelli minori e i genitori cercano di starle vicino, talvolta prendendo decisioni anche scomode, talaltra interrogandosi su quanto limitare la libertà di Alice. La preoccupazione in casa è palese, per quanto tutti tentino di dissimularla per lasciare ad Alice un po' di spazio per essere semplicemente sé stessa, e non "una drogata" da salvare. Diversa è la situazione a scuola, dove tutti sanno dei suoi trascorsi: c'è chi la taccia di tradimento del gruppo e delazione, chi la ritiene una cattiva frequentazione, chi spettegola su una sua presunta disponibilità sessuale,... Gli amici veri ogni tanto si trovano, così come ragazzi genuinamente interessati ad Alice, ma spesso succede qualcosa che incrina i legami e lascia Alice sempre più sola. 

IL BISOGNO DI UNA SVOLTA

«Dovrei perdonare me stessa e dimenticare ma non ci riesco. Proprio non ci riesco! Quando faccio i pensieri più belli, il passato così brutto e orribile, mi sommerge come un incubo. E così tutta la mia giornata viene già rovinata» (p. 131). Il diario non mostra solo le conseguenze fisiche, psicologiche e neurologiche della droga, ma anche quanto sia difficile cambiare e ricominciare, specialmente nella stessa città dove l'ambiente frequentato ogni giorno conosce i precedenti di Alice. Sconvolge che a un certo punto la protagonista arrivi a scrivere: «Sembra che le cose procedano bene a scuola. Nessuno mi rivolge la parola ma non c'è nessuno che mi scocci. Non si può avere tutto nella vita» (p. 144). Non cadere più nella dipendenza pare l'obiettivo principale di Alice, anche se tanti coetanei fanno di tutto per farla crollare un'altra volta.

UNO STILE MOLTO SEMPLICE PER CONTENUTI COMPLESSI

Questo non è un libro da leggere per lo stile né per il lessico, molto semplici e immediati, dalla paratassi  imperante alla scarsa presenza di varietà lessicale. Eppure è l'insieme dei frammenti a tracciare un percorso molto efficace per raggiungere giovani lettori, portarli ad affezionarsi ad Alice e a far percepire loro la prigione quotidiana della dipendenza. Temevo che il libro risultasse eccessivamente didascalico, ma i miei studenti lo hanno apprezzato (anche se qualcuno aveva previsto fin dall'inizio la fine tragica). Da una breve ma intensissima e drammatica esperienza di degenza in manicomio alla disperazione di sentirsi sola e ormai senza tetto in un'altra parte del libro, Alice: i giorni della droga è un diario (finzionale) duro, da accompagnare in classe con riflessioni (meglio ancora se in tante discipline diverse), interrogandosi tutti insieme su come le dipendenze spesso hanno cambiato contesto storico-sociale, ma non la devastazione fisica e psicologica che portano. 

GMGhioni