Nel mezzo della vita degli altri: "Le attitudini" di Alberto Rollo


Le attitudini
di Alberto Rollo
Neri Pozza, settembre 2026

pp. 304
€ 20 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)

Uno studioso ricostruisce la vicenda di un carteggio fra Bruno Röder, giovane tedesco, e Marianna Di Dio, detta Nenna, una giovane analfabeta e di umili origini, conosciuta durante un viaggio in Italia. Le lettere, sopravvissute a spostamenti, incuria e al bombardamento di Dresda, aprono una finestra sulla loro relazione e sulla formazione di Bruno.
Nell'autunno del 1793, tornato nella proprietà familiare di Fliederoda, Bruno scrive a Marianna della nostalgia che prova per lei, dall'inquietudine suscitata dal viaggio e del desiderio di raggiungere Jena. Qui, immagina una vita di studio e amicizia, attratto dal fermento intellettuale e dalla figura di Schiller. Nelle lettere racconta anche la madre, profondamente religiosa, e l'ambiente domestico in cui è cresciuto. La corrispondenza con l'amico Heirinch accompagna questa tensione verso il futuro: l'amore, la cultura e gli avvenimenti della Rivoluzione francese alimentano la sensazione di trovarsi sulla soglia di un grande cambiamento.

Quella giovinezza che abbiamo imparato a chiamare romantica era tutt'altro che incline all'incanto, c'era della durezza, c'era la sicurezza di poter e saper influenzare il mondo, sottraendosi alla resa dei conti sociale che allagava di sangue la vicinissima Francia. (p. 177)

Fin dalle prime pagine di Le attitudini, il nuovo romanzo di Alberto Rollo (Neri Pozza), si percepisce l'impazienza esitante della giovinezza che fiorisce. Bruno desidera partire, studiare e amare. Ha voglia di vivere, ma quando torna nei luoghi della sua infanzia, avverte subito la distanza da ciò che gli è famigliare. Il suo viaggio in Italia gli ha infatti lasciato un turbamento che la quiete della campagna tedesca rende ancora più acuta.  Rollo introduce questa voce attraverso lo sguardo di uno studioso alle prese con questa fitta corrispondenza che ha resistito al tempo, dimostrando quanto una vita possa lasciare testimonianze preziose e finire comunque fra oggetti inutili e ingombranti di cui qualcuno un giorno vorrà liberarsi. Lo studioso cerca in realtà nelle lettere il calore di un'esperienza: qualcosa che la sola ricostruzione erudita faticherebbe a trasmettere.  

La carrozza ha posto per noi, per quanto pigiati l'uno contro l'altro. Heinrich mi dorme sulla spalla, io guardo la notte che sconfina in un mare stellato. So di saperVi ora, in questo stesso momento, con lo stesso cielo sopra di Voi. (p. 152)

Quando Bruno prende la parola, il paesaggio intorno a lui partecipa attivamente alle sue emozioni. Un albero, il fiume, la luce del pomeriggio, tutto diventa l'occasione per sentire più intensamente l'assenza di Marianna. Il giovane, attraverso l'osservazione di ciò che lo circonda, trasforma quello che vede in una sorta di confidenza che rivolge a lei. La lettera gli permette di cercare vicinanza, ma allo stesso tempo gli dà anche la possibilità di capire meglio se stesso. Raccontando il proprio turbamento, Bruno comincia a riconoscere quanto il viaggio l'abbia cambiato. 

La scrittura di Rollo è così magnificamente precisa da regalarci delle immagini estremamente evocative. Particolarmente riuscito è il ritratto materno. Attraverso gli occhi del figlio, emerge la figura di una donna capace di amministrare e accudire gli altri, ma anche di influenzare, con la fede, le scelte di vita del giovane. Affetto e insofferenza convivono dunque nel suo racconto, e l'autore lascia che questa ambivalenza affiori dai gesti più quotidiani. É da qui che nasce un forte desiderio di autonomia in Bruno. Il titolo, poi, suggerisce una domanda sulle inclinazioni personali e sulla possibilità o meno di seguirle. Bruno ha davanti a sé gli studi giuridici, la filosofia, il teatro e l'amore. Sente che ciascuna strada potrebbe portarlo a essere una persona sempre diversa e proprio qui, in queste scelte e in queste riflessioni, la sua giovinezza prende forma: nella sua esitazione. Ciò che emerge è la profonda tensione fra due sguardi: quello del giovane Bruno, per cui tutto deve ancora accadere, e quella dello studioso, che raccoglie le tracce di una vita che non è la sua, ma che almeno su quelle pagine di lettera, continuerà a vivere.

Sto dedicando una buona parte della mia età matura a quella polvere, a due giovani sconosciuti. E mi piace, mi piace che siano quei giovani a smaniare dentro la scena della Storia, talora senza sapere dove sono. (p. 41)

Carlotta Lini