Il corso del cuore
di M. John Harrison
Mercurio Books, agosto 2026
pp. 261
€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
Il fatto è che nemmeno all'epoca ero proprio sicuro di cosa avessimo fatto. Vi sembrerà strano, immagino, ma ciò che ricordo oggi è una sera di giugno intrisa dell'odore di fiori di biancospino, metà pasticceria e metà putredine. Era così denso che ci sembrava di nuotarci in mezzo; e in mezzo alla calda luce serale che colava tra le siepi come oro trasparente. Ricordo Yaxley, perché dimenticarlo non è facile. Ma cosa facemmo noi tre sotto la sua guida mi sfugge, e così il significato di quello che facemmo. C'era stata indubbiamente una perdita: se poi la si volesse definire una perdita "dell'innocenza", dipende. Di questo io ero convinto: chiamarla "innocenza" significava dare troppe cose per scontate. (p. 31)
Leggendo la trama di questo romanzo verrebbe da pensare ad altri testi simili, ad esempio The secret story o Beasts di Joyce Carol Oates (ma mi viene in mente anche il film Jennifer's body) perché non è inusuale concentrare la storia di una manciata di personaggi intorno a un oscuro rituale nel bosco: qui, ne Il corso del cuore, il nostro narratore senza nome e i suoi due amici Pam e Lucas, durante i loro anni a Cambridge, incontrano un mago, tale Yaxley, e si fanno convincere - ma lui insisterà a dire che si sono convinti da soli - a fare qualcosa.
Cosa sia questo qualcosa il romanzo non lo dirà mai, ma è certo che nell'equilibrio dell'universo deve essersi spostato uno o più tasselli.
Dicevo che fa pensare ad altri testi simili, ma il romanzo di Harrison credo sia unico nel suo genere, e devo ammettere che nonostante io sia un'accanita lettrice dei libri Mercurio – e ne ho letti di loro libri strani – questo forse li supera tutti: al centro della narrazione c'è il concetto di Pleroma, una sorta di mondo divino, di spazio parallelo al nostro, che incarna la perfezione, l'utopia, forse una specie di paradiso incomprensibile.
Il rituale dei tre protagonisti, sebbene mai rivelato, si intuisce che avrebbe dovuto avvicinarli al Pleroma, ma qualcosa non ha filato come doveva e le conseguenze sono irreparabili: il narratore, Pam e Lucas sono perseguitati ognuno da un'espressione soprannaturale appunto proveniente dal Pleroma - il primo dal profumo di rose, la seconda da un'inquietante coppia di fantasmi bianchi perennemente avvinghiati, e il terzo da un nano che gli somiglia e che non lo lascia mai da solo.
Se è vero che parte del Pleroma si è riversato nel mondo dei tre, a causa del rituale, è vero anche che tutto ciò che leggiamo nel romanzo non è mai chiaro: non è possibile distinguere cosa sia reale e cosa no, cosa sia sogno e cosa sia quotidiano, le allucinazioni si mescolano alle trasfigurazioni, e la follia si intreccia all'ossessione, alla malattia.
Per Yaxley, tutto doveva essere offuscato, scorto con difficoltà, manovrato a lunghissima distanza. Persino il più semplice dei viaggi non era che l'indizio superficiale - il diagramma - di un altro, più difficile. Non era tanto una convinzione o un metodo quanto una tendenza, un modo di intuire il mondo, che sin dal primo momento aveva cercato di trasmettere a noi. Possibile che avesse abbandonato Pam e Lucas perché avevano imparato quella tendenza in maniera troppo frettolosa e superficiale? Quel pomeriggio, considerai, più che a Soho mi trovavo in un qualche luogo didattico, dove insegnava. In seguito sarei riuscito a distinguere la sensazione che tutto ciò era stato mimato a mio beneficio. Avrei riconosciuto nella chiesa di St Anne, nell'insegna del King of Corsica, nell'ingresso del 68 di Dean Street, in qualche strisciolina di carta, gli arredi di un'iniziazione. (p. 102)
Dopo il rituale, per fronteggiare il panico, Pam e Lucas si sposano e mettono su una narrazione propria, una fiction che fa riferimento proprio al titolo del romanzo, e che loro chiamano la Ricerca del Cuore: qui "il cuore" non è ciò che pensiamo, ovvero il nostro organo più importante, ma un regno, pronunciato alla francese Coeur, visitato da un altrettanto finzionario scrittore di nome Michael Ashman. Lucas comincia a scrivere pagine e pagine dedicate all'uomo, viaggiatore per una Mitteleuropa personalissima e plasmata a seconda dei bisogni della coppia: secondo Lucas, il Coeur di sua invenzione non è altro che un filtro, una lente tra la Terra e il Pleroma.
Si tratta di un tentativo disperato, nonché ingannevole, della coppia di razionalizzare ciò che è successo durante il rituale: una storia che starà in piedi per vent'anni e che gli permetterà di non impazzire del tutto. Di fatto, si rifugeranno in quell'universo fittizio, quasi escludendosi completamente dalla realtà.
Il narratore, che parla in prima persona, vedrà spesso la coppia in condizioni pietose: Pam si ammalerà, forse per destino o forse perché il Pleroma l'ha punita; Lucas diventerà sempre più paranoico, ingestibile; e il nostro, che sembra il più equilibrato dei tre, farà esperienza di allucinazioni (che forse non lo sono) e di visioni mistiche, tra il divino e il pornografico, intrecciando mito e sesso, realismo magico e horror.
Il finale, sorprendente, mette la ciliegina sulla torta a una narrazione storta, sbilenca, né creepy né d'orrore come, ad esempio, potrebbe essere Twin Peaks, ma ci avviciniamo a quel tipo di inquietudine, di terrore e di strani avvenimenti che, di certo, sono inspiegabili (inoltre, trigger warning, proprio come in Twin Peaks, anche nel romanzo ci sono descrizioni di incesto tra padre e figlia).
«Avevamo fatto tutto quello che Yaxley aveva suggerito e non ne era venuto fuori nulla. Nulla poteva venirne fuori. Pam si era ammalata. Yaxley era svanito. Tu avevi perso interesse per noi».
«Ma è una questione chiusa da anni».
«Ascolta!», disse. Dovette piegare la testa a un'angolazione strana per guardarmi. «Ascolta, per una volta! -
«Il Pleroma non è quello che pensavano gli gnostici. È terrificante. Impossibile da capire. Senza qualcosa come il Coeur a fargli da cuscinetto, il Paradiso è più difficile da sopportare di...» fece un gesto impotente «... tutto questo. Del mondo. Capisci? Non sapevamo dove sbattere la testa. Dovevamo credere in qualcosa».
Lo lasciai singhiozzare.
«Cosa le hai promesso, Lucas?»
«Almeno cerca di capire. Non è soltanto un libro. Lei è l'Erede. Lei è l'Imperatrice».
«Gesù Cristo».
«Lei è il Coeur. Non morirà. Le ho detto che non morirà». (p. 215)
Non sono sicura di aver del tutto capito il romanzo, e credo che il punto sia proprio questo: è difficile afferrare il senso ampio di ciò che Harrison ha voluto dirci, perché il libro è denso di mitologia, misticismo, filosofia, anche se rese con una scrittura molto "facile", per niente respingente. Cos'è questo Pleroma? Cosa hanno fatto il narratore, Pam e Lucas durante il rituale? Chi è davvero Yaxley?
Altro punto a favore: il personaggio di Yaxley è veramente ben riuscito e mi ha davvero molto ricordato – visto che ho nominato poco fa Twin Peaks – Bob, l'entità malvagia che tormenta Laura Palmer.
Lo consiglio a quei lettori che non si spaventano di fronte a romanzi sfidanti, ma anche a chi vuole leggere qualcosa di davvero originale.
Deborah D'Addetta
