L'angelo in fiamme
di Lawrence Osborne
Adelphi, luglio 2026
pp. 318
€ 20 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
«Ho sognato» riprese Alicia «che mentre tu dormivi andavo in spiaggia e facevo un lungo bagno al largo. Dove ci sono gli squali bianchi. Quando tornavo, la casa bruciava. Non sapevo perché».
«Andava a fuoco?».
«Sì, certo che sembra una cosa terribile, ma in qualche modo non lo era. Come dire? Era un incendio gioioso. Tu eri fuori; ballavi e cantavi. Poi ho capito che eri stato tu ad appiccare il fuoco. Ho pensato: Edward brucia la casa, così possiamo essere liberi e girare per il mondo come facevamo una volta».
«Non è un'interpretazione un po' naïve? ».
«Dipende da come la si vede. Non necessariamente. Comunque poi il sogno è cambiato. Poco dopo mi sono resa conto che in casa c'era qualcuno».
«Oddio».
Ma Alicia rise.
«Non un essere umano: era una specie di angelo. Stava lì, fermo, e bruciava, ma non provava nessun dolore». (p. 287)
Mi sono innamorata di Lawrence Osborne qualche anno fa, quando mi è capitato per puro caso di leggere il suo romanzo Nella polvere. Ho capito allora di trovarmi di fronte a un autore che riusciva a far reggere la sua scrittura da un'impalcatura di tematiche molto forti, e riconoscibili già a una primissima lettura: l'esotismo, l'erotismo, la dubbia moralità dei suoi personaggi, il senso di tragedia sempre dietro l'angolo, il cinismo, ma anche l'ineluttabilità del destino.
Innamoramento poi confermato dalla lettura di Java Road e L'estate dei fantasmi.
Aspettavo dunque con grande trepidazione l'uscita di questa raccolta di racconti, nove in tutto, in cui Osborne riprende e dà origine a quelle tematiche che padroneggia. Mi sembra di aver avvertito un deciso fil rouge che lega tutte le storie del volume: l'inganno.
Ogni racconto declina il tema a modo suo: a volte è palese, altre molto sottile; l'inganno abbraccia sfumature comuni, ma anche più inedite: ad esempio, nel primo racconto, Fantasma, l'inganno è manifesto e quasi dichiarato – un broker americano che vive a Hong Kong e che viene raggirato dalle persone a lui più vicine – il cui movente è il denaro; anche nel secondo racconto, Ossa di maiale, la protagonista Cassidy – una linguista in visita in Papua Nuova Guinea per cercare di capire la lingua locale e farne un vocabolario – viene crudelmente ingannata dal pastore che la ospita, le viene tesa una trappola vera e propria; e qui il movente è molteplice: il sesso, la religione, la scusa di una causa "alta" a cui devono essere offerti dei sacrifici.
Al contrario, in altri racconti il tema dell'inganno è meno evidente, più sottile – penso a Luna di sangue, il terzo racconto: Beth, una psicoterapeuta si trasferisce nel Derbyshire per seguire un caso clinico, una paziente che nessuno riesce a capire, Maude. Si innamora di lei, e sembra ricambiata. Crede a tutto ciò che la ragazza dice, facendosi irretire dal suo fascino, ma anche da strani avvenimenti soprannaturali legati proprio al presunto "potere" di piegare la natura a suo comando. Beth si butta a capofitto nella difesa di Maude, contro il proprio bene, ma scoprirà che la ragazza non è quello che pensava. Amarissima sarà la comprensione dell'errore.
Ecco, in questo caso, l'inganno non è dichiarato, ma reso strisciante, aiutato anche da una sorta di magia oscura che sembra legata al personaggio di Maude, e dal suo carisma sensuale. Il lettore intuisce che c'è qualcosa di sbagliato, ma non riesce a dargli forma, nemmeno alla fine del racconto. Si resta stupefatti, e con l'amaro in bocca.
Scesero dall'auto e Maude fece scavalcare a Beth un muretto di pietra per condurla in un campo semiallagato, costellato di felci appassite. Disse che ci andava spesso, quando voleva rimanere sola. II vento calò temporaneamente e nondimeno le foglie delle querce caddero all'improvviso come neve dorata, tutte insieme, quasi obbedissero a un segnale. Compiaciuta, Maude si voltò a guardare Beth. Da due giorni era cambiato tutto. La terra stessa era cambiata. Maude aveva voluto che le foglie cadessero, e perciò erano cadute.
«Ma no, su» disse Beth. Eppure non riuscì a pronunciarlo con la freddezza necessaria per spegnere il misticismo adolescenziale.
«Sto solo dicendo che ho avuto questa impressione. Cadete, foglie, cadete; e voi, fiori, svanite». Era la poesia di qualcuno.
«Lo stavi pensando?».
«Me lo stavo dicendo». (p. 126)
Un altro racconto, L'onda, riprende per mood, sensazione e tipo di esotismo il già citato Ossa di maiale: su un'isola di fronte alla Birmania, Alice, una ricercatrice frustrata e precaria, studia gli insetti, cercando di fare il colpaccio della carriera scoprendo specie non ancora catalogate. Il caldo, la pioggia, l'umidità sono talmente tangibili che il lettore le sente addosso. E in effetti Alice qualcosa scopre, dopo un disastroso tsunami, ma a discapito della sua integrità morale: in questo caso, la protagonista si autoinganna (forse, non lo sapremo mai) convincendosi di avere in mano qualcosa di straordinario. Ma lo è davvero? O è solo un glitch della mente per evitare di pensare all'orrore? Alla sua omertà?
Straordinario poi l'ultimissimo racconto, che credo sia il capolavoro del volume e che gli dà il titolo, L'angelo in fiamme: siamo a New York, una coppia benestante, Edward e Alicia, finalmente, dopo tanti tentativi falliti, aspetta un bambino. Hanno bisogno di una governante allora, così assumono Hope, una ragazza timida, anonima, e per di più sorda. Scettici all'inizio, ne restano tuttavia sempre più conquistati, talmente conquistati che Edward finisce per portarsela a letto (ma qui ci sarebbe da chiedersi chi porta a letto chi, considerato lo sviluppo della trama). Le conseguenze di questo tradimento saranno disastrose, ma non nel modo in cui intendiamo: nulla di eclatante, nessuna scenata, niente urla né scandali.
Qual è allora la declinazione del tema qui? L'inganno sta a monte, è questa la cosa più incredibile: Hope non è quella ragazza ingenua che ha fatto credere. Tra l'altro si tratta di un raggiro a più livelli: Hope inganna la coppia; Edward inganna Alicia; Edward inganna Hope. Una specie di catena di sguardi e di coltelli nascosti dietro la schiena, sostenuti da una tensione crescente che scoppia in un inevitabile finale tragico.
Da tutti i racconti salta fuori una domanda: la moralità dei personaggi è corrotta ab ovo o sono le condizioni in cui si trovano che li rendono affamati e cattivi? Ad esempio, Hope: era intenzionata a fare del male a prescindere dal comportamento di Edward oppure ha deciso dopo di vendicarsi? Il racconto suggerisce, tramite un indizio che fa saltare il lettore dalla sedia, che Hope fosse corrotta già prima di arrivare a casa della coppia, ma in qualche modo gli errori dell'uomo avvallano la sua "malattia", la giustificano, la rinforzano.
Oppure, Alice del racconto L'onda: la sua omertà, il suo voltarsi dall'altra parte, è insito nella sua natura oppure è il desiderio disperato di essere riconosciuta come una vera professionista a dirle di comportarsi così?
Per esperienza, avendo letto altri libri di Osborne, posso dire che il male incardinato dell'animo umano è uno dei suoi cavalli di battaglia, come indagine letteraria: anche Nella polvere si apriva con una scena - David e Jo, coppia di mezz'età ricca e frivola, investono un uomo nel deserto marocchino, senza pensare di offrire soccorso né di dire nulla alle autorità locali: sono cattivi a prescindere o hanno "solo" avuto paura? Questa è una domanda che torna molto spesso nel lavori di Osborne e credo sia estremamente interessante il modo in cui l'autore lo indaghi: o attraverso eventi scatenanti che sono scintilla per scavare nei desideri reconditi e mai confessati; o attraverso traumi che tornano, mai dimenticati e sempre più distruttivi; o attraverso strumenti come il sesso, l'alcol e le droghe (sempre centrali nella poetica dell'autore), il rimorso, la coscienza, il bivio.
Quest'ultimo in particolare mi sembra tornare con frequenza: spessissimo i personaggi di Osborne sono messi davanti a due scelte. Potremmo riassumere molto banalmente dicendo che scelgono tra bene e male, ma l'autore è maestro nel raccontare ciò che sta in mezzo a quelle due vie assolute. Le sfumature della moralità, il dibattito interiore, i tormenti, i desideri, le paure, l'opportunismo, la voglia di salvarsi a tutti i costi a discapito degli altri.
Tematica che fa il paio con un altro Leitmotiv: l'attrazione dei personaggi per la rovina. In quasi tutte le storie di Osborne, quantomeno quelle drammatiche, i personaggi vanno incontro al disastro spontaneamente, non li costringe nessuno. Sono come ammaliati dalla possibilità di mandare tutto all'aria, forse appunto perché sono rotti o marci o malvagi per genetica, o forse perché sono ciechi di fronte alla possibilità di comportarsi altrimenti.
Insomma, Osborne conferma di essere un autore straordinario anche nella forma breve, tanto che mi è sembrato che ogni racconto fosse parte di qualcosa di più ampio: potrebbe assolutamente prendere ognuna delle storie brevi del volume e costruirci intorno un romanzo. Come se fossero dei capitoli estrapolati e fatti leggere al lettore così da tastare il terreno. O forse per mettere alla prova la nostra capacità di giudicare la nostra morale e quella altrui.
Lo consiglio spassionatamente, mi pare superfluo dirlo, ma se si vuole cominciare da un romanzo invece che da una raccolta di racconti, senza dubbio Nella polvere è la scelta migliore.
Deborah D'Addetta
