Quando smettiamo di riconoscerci nell'immagine invecchiata riflessa dallo specchio: "Camera singola" di Marco Cassardo


Camera singola
di Marco Cassardo
Mondadori, agosto 2026

pp. 240
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Le dico che mi deve perdonare: «Sono un semplice spettatore, non c'entro più nulla. Sono l'uomo invisibile. La storia scorre e io sto sugli spalti a guardare con la bocca aperta per l'ammirazione». (p. 70)

A sentirsi un uomo che guarda è Giovanni, protagonista controverso del nuovo romanzo di Marco Cassardo, Camera singola. Se Giovanni ha sempre giocato a restare un po' nelle retrovie, senza eccellere in niente, ha potuto per molti anni contare su una cosa: sul suo desiderio nei confronti delle donne. La scoperta che lo sconvolge è riassunta nella primissima frase del libro: «Mi è morto il cazzo» (p. 11). Un incipit annichilente per una presa di coscienza altrettanto rivoluzionaria nella vita di un sessantenne che non capisce quel corpo che non risponde più ai suoi istinti. 

Inizialmente, i tentativi di resuscitare il desiderio sono grotteschi e anche un po' patetici; in seguito rendono chiara la disperazione in cui è caduto Giovanni, che sta già vivendo un periodo molto difficile. La madre, infatti, è appena stata portata in una casa di riposo, l'Oasi Dorata, perché la demenza senile non la rende più autosufficiente. Giovanni, molto legato a lei, da un lato vuole staccarsi dalla madre, dall'altro prova sensi di colpa (la complessità del rapporto tra madre e figlio prende forma attraverso efficaci flashback sull'infanzia e l'adolescenza di Giovanni). Non ultimo, il protagonista vive una drammatica sensazione di rispecchiamento, visto che si trova a pochissimi passi dalla pensione. 

E cosa farà della sua vita, quando non avrà più neanche il lavoro di bibliotecario? Solo, in «una casa perfettamente in sintonia con la sua mancanza di ambizione e il suo animo refrattario al cambiamento» (p. 84), Giovanni ha pochi amici, comprensibilmente impegnati con le proprie vite, e nessuna relazione sentimentale. Le donne sono state per lui delle folgori, niente di duraturo; Giovanni faceva colpo, i due godevano di alcuni incontri, e poi niente. Ognuno per la sua strada, senza particolari contraccolpi emotivi. 

Che dire allora di Lucia, infermiera dell'Oasi Dorata, donna cinquantenne ben più risolta di Giovanni? Divorziata, madre di una ragazza ventenne, Lucia smaschera in fretta le frasi del Giovanni-seduttore, senza mostrarsi colpita dai suoi complimenti. Vorrebbe invece conoscere l'uomo che si nasconde sotto la facciata di stereotipi, ma non sa se riuscirà mai a oltrepassare quella barriera che è stata eretta in tanti anni di solitudine. Solitudine. Appunto. Una parola che si nasconde tra le pieghe della trama e rintocca, a farci percepire un Giovanni più smarrito di quanto creda. 

Tante sono le notizie difficili con cui dovrà fare i conti, notizie che gli richiederanno di prendere decisioni dall'oggi al domani, togliendosi da quel suo ruolo di figlio che per tanti anni ha riversato sui genitori (talvolta con ragione) la responsabilità di certi suoi disagi e ansie. Adesso deve passare a essere adulto e occuparsi della propria vita con un po' meno lassismo rispetto agli anni della giovinezza. E noi lettori assistiamo a questo personaggio in più occasioni evitante, fuori dal tempo e dai valori del nostro presente. Questo rende certe sue osservazioni (specialmente quelle sull'universo femminile) piuttosto indigeste, ma è verosimile che, cresciuto con certe convinzioni, non riesca a staccarsene. Il desiderio è sempre dietro l'angolo, anche se Giovanni diventa patetico e fuori luogo quando sogna di avere incontri sessuali con ragazze giovanissime. In altri momenti, per lo più quando Giovanni abbandona il qualunquismo e lascia affiorare la sua interiorità, e con questa l'inevitabile fragilità di questo periodo difficilissimo, è impossibile non empatizzare col suo dramma. Il dramma di vedersi diversi dall'immagine che ognuno ha di sé.  

Giovanni si sente inetto davanti all'impotenza, quando – invece – avrebbe dovuto sentirsi inetto molto prima, nell'incapacità di costruire relazioni e, contemporaneamente, illudersi che andasse bene così. Perché diventa chiarissimo, durante la lettura, come il desiderio di una stabilità emotiva sia stato a lungo sopperito dalla presenza genitoriale. Ora che è effettivamente solo nella sua camera singola, nel silenzio di una guerra interiore tra tentazione di arrendersi e impulso vitale, Giovanni rimastica il passato e considera anche il futuro del tutto annebbiato che gli si prospetta. 

Romanzo ricco di spunti di riflessione, scritto divinamente, Camera singola provoca chi legge in più punti, parlando con coraggio e schiettezza di uno dei tabù del nostro presente: l'invecchiamento e la perdita delle proprie certezze. 

GMGhioni