Pubblicato per la prima volta nel 1940, questo importante e rivoluzionario testo della scrittrice Anna Banti sta godendo, se così si può, dire di una nuova vita grazie alla (ri)pubblicazione da parte di Mondadori nella collana Oscar.
Perché (ri)leggere dunque questi cinque racconti? Le motivazioni sono diverse e permettono di fare alcune considerazioni sul valore dei classici: a titolo di esempio, è di questi giorni la notizia apparsa sul Corsera (19 luglio) che il vocabolario Treccani sta (ri)valutando la definizione dell'espressione Bocca di Rosa che dal 2008 viene registrata come neologismo a indicare una prostituta. Già nel 1996 lo stesso De Andrè si era trovato a dover precisare che Bocca di Rosa prostituta non era, dal momento che con estrema chiarezza i suoi versi recitavano che lei lo faceva per passione e non per professione. Il testo della celebre canzone è del 1967 e abbiamo dovuto attendere sessant'anni per poter fare chiarezza su di un termine e riuscire ad attribuirgli il giusto valore e il corretto significato. Sì, perché Treccani sta oggi (ri)scrivendo il significato dell'espressione definendo Bocca di Rosa come una "donna libera".
(Ri)leggere, dunque appare fondamentale e richiede di essere culturalmente pronti: passa una enorme differenza, oggi, tra l'espressione 'prostituta' e l'espressione 'donna libera'. Di quante battaglie, di quanto studio, di quante letture è fatta questa nuova consapevolezza nel (ri)definire un intero testo, attribuendo nuovo significato a una singola espressione?
Tornando a Il coraggio delle donne, dobbiamo aggiungere anche l'introduzione della Carta Costituzionale e in particolare dell'articolo 3: con questa premessa, è importante avvicinarsi al testo di Banti.
Si tratta di cinque racconti lunghi ambientati nell'Italia tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento che hanno per protagoniste donne, diverse tra loro per formazione, età, carattere e provenienza, ma accomunate dal coraggio che mettono nella vita. La prima nota va a questo titolo a sua volta coraggioso, che attribuisce proprio il termine coraggio al genere femminile, quando nel 1940, in piena epoca fascista, poteva dirsi un termine certamente riservato agli uomini. Tutte le personagge sono accomunate dal coraggio, spesso non percepito o rilevato, di poter vivere il loro tempo da protagoniste senza la paura terribile di avere paura della paura, di non saper scrivere o dipingere, di non trovare marito, di essere inadeguate. Occorre coraggio per essere donne in un mondo patriarcale e Banti con una scrittura precisa, pungente e ironica ci mostra ancora oggi tutte le differenti sfumature di questo particolare sentimento.
Tra queste donne coraggiose troviamo Amina, protagonista del primo racconto che dà il titolo all'intera raccolta, che vive nella costante e incessante paura del marito: la sapiente costruzione del racconto in un'atmosfera che oggi definiremmo crime, spinge il lettore a provare la stessa paura di Amina, passo dopo passo, in un crescendo di suspense e di emozioni. La donna sta tornando a casa con i figli e le amiche, ma un piccolo ritardo le provoca un terrore paralizzante:
Dio mio speriamo che non sia già a casa... (p. 7)
Le amiche la tranquillizzano, ma la paura la attanaglia: ci chiediamo oggi infatti, che potrà mai succedere per un piccolo ritardo? Il marito è la causa del terrore di Amina, un uomo che non esita a umiliarla, a sminuirla e a minacciarla anche in presenza dei figli. Il lettore non si aspetta nulla da questa donna piccola e curva su sé stessa, con lo sguardo basso fino a quando il coraggio che nasce dalla sua stessa paura la fa reagire e la salva.
Felicina è la protagonista del secondo racconto, intitolato "Felicina", appunto, e il suo coraggio è banalmente e tristemente quello di sopravvivere in un mondo pettegolo che ingabbia le donne secondo severe categorie culturali: zitelle sono le donne che a ventidue anni ancora non hanno trovato marito. La protagonista alimenta la leggenda dei suoi neri occhi velati divenendo una ammaliatrice cui fa da contraltare Zoraide, donna bellissima e angelicata, rivelando uno degli stereotipi letterari femminili più antichi. Ma c'è di più: le due donne mostrano che il solo obiettivo per una donna era quello di poter essere scelta come moglie.
Come il giorno in cui glielo avevano fatto conoscere, il marito che si era lasciato dare le incuteva una triste soggezione, tutta imporrita di noia massiccia. Del resto fra gli uomini e lei non c'era buon sangue e la necessità di farsi scegliere da uno di loro era sempre stata la sua pena. (p. 53)
Tre donne non più giovanissime sono le vere protagoniste del terzo racconto, "Sofia o la donna indipendente" definite come originali, bizzarre, matte: scrivono, leggono, dipingono e non hanno marito. Sofia è al mare in vacanza e attira l'attenzione della figlioletta di una sua vecchia scolara:
La bambina ci ripensa spesso a quella maestra, un tipo di donna così diverso dalle solite signore; e un giorno che tormenta la madre con domande tendenziose [...] si sente rispondere corto e perentorio: "Insomma è una donna indipendente". (p. 69)
Ecco allora che queste anziane ragazze che non dipendono da nessuno, né materialmente né spiritualmente vengono a definire la loro meravigliosa indipendenza che tanto spaventa o scandalizza la società.
Il lungo viaggio di Teresa è al centro del quarto racconto, "Inganni del tempo": le donne non viaggiavano sole e la protagonista che ha trent'anni è accompagnata dai parenti a Genova, dove ci si prepara per un evento straordinario: qualcosa andrà storto e ribalterà tutti i piani. Ma per Teresa sarà la svolta:
Quante cose si scoprono quando si guarda la gente in faccia: il colore di tanti occhi pericolosi, l'andatura particolare a ogni sguardo, poi quella distrazione comune che le pupille tutte verso un punto solo, dietro le spalle di Amalia, un po' più in alto del suo viso, dove par che non ci sia nessuno perché nessuno ride. (p. 115)
"Vocazioni indistinte", ultimo racconto, ha per protagonista l'esistenza infelice di Ofelia: qui vanno in scena i classici stereotipi e pregiudizi sulle donne impossibilitate a scegliere e a realizzarsi davvero nella vita: promessa sposa, promessa concertista, zitella e insegnante di pianoforte sono i ruoli cui Ofelia dovrà soggiacere: i suoi sogni non possono trovare una realizzazione dal momento che enormi sono gli ostacoli sociali e culturali che limitano le donne. Ecco allora che diventa moglie di un uomo zotico e insensibile, in un destino che pareva già scritto. Bellissimo il legame e il confronto con Giulia, donna emancipata e libera.
Cinque storie per definire il coraggio delle donne, avere il cuore (cor habeo) di non avere paura in un mondo che non permette loro di autodeterminarsi e di dare voce ai propri talenti o alle proprie inclinazioni.
Silvana Maria Baroni
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