Anche in un giallo, ciò che conta è sempre il peso delle aspettative familiari. La nuova saga di Pierre Martin "Monsieur le comte e l'arte di uccidere"

pierre martin monsieur le comte e l'arte di uccidere

 
Monsieur le comte e l'arte di uccidere
di Pierre Martin
Neri Pozza, giugno 2026
 
Traduzione di Roberta Scarabelli
 
pp. 352
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Alexandre continuò a parlare, tra i rantoli. «Sai, abbiamo servito il Vaticano... molto tempo fa. Hanno fatto ricorso ai nostri servigi i Medici. I Borbone. Napoleone ci ha elevati al rango di nobili. Siamo lontani parenti dei Grimaldi di Monaco. Garibaldi...» (p. 15)

Avere un'attività di famiglia da seguire e da far durare nel corso delle generazioni può essere una gran fortuna o un enorme fardello. Lucien, erede del titolo dei conti de Chacarasse, non sa bene come definire ciò che la sua famiglia fa da secoli. Non hanno un'attività commerciale, uno studio notarile o una tradizione artigiana. Gli Chacarasse si occupano, senza prese di posizione ideologiche o politiche, di omicidi su commissione. Sin da bambini vengono addestrati alle più letali e variegate tecniche per creare spettacolari attentati, inscenare suicidi insospettabili, togliere di mezzo senza clamore uno scomodo avversario dei loro committenti; il tutto, ovviamente, sempre restando al centro del bel mondo aristocratico. Lucien pensava di averla scampata, non essendo il primogenito, e aveva trovato nella ristorazione e nella degustazione di vini provenzali il suo perfetto angolo di mondo. Ma quando il titolo passa a lui, deve fare i conti non solo con le sue straordinarie capacità che risultano quasi sprecate se non messe a frutto, ma con il peso delle aspettative familiari. Non importa che si tratti di ereditare un negozio o la carica di assassino più letale d'Europa: la paura più grande è sempre quella di deludere i propri genitori.

«Dovresti esserne felice, almeno non ci pensi più. È come tuffarsi dalla piattaforma dei dieci metri. Più aspetti e più guardi giù nella piscina, più diventa difficile. C'è solo un modo: saltare e basta. Fatto. La prossima volta sarà facilissimo». (p. 65)

Pierre Martin, pseudonimo dal perfetto anonimato francese, ha lasciato, per Monsieur le comte e l'arte di uccidere, il fortunato filone di Madame le commisaire che conta sette romanzi, per gettare le basi per una nuova saga. Questa è infatti la prima apparizione di Lucien Chacarasse, letale sicario, riluttante ad assumere il ruolo e gentiluomo dal fascino un po' maldestro. Come ogni storia delle origini, questo è un romanzo di semina. Presenta l'ambiente, delinea i personaggi, lancia esche per futuri capitoli e parte per la missione di affascinare chi legge con questo romantico assassino. D'altra parte, se a ogni professione criminosa si aggiunge la specifica di "gentiluomo" non si può che considerare con favore anche i più efferati delitti. 
Non ho letto la saga di Madame le commissaire, che qui fa un breve cameo, ma l'atmosfera generale che si respira tra queste pagine è quella pulita e patinata anni Sessanta. Vuoi anche per lo sfondo nizzardo e provenzale, l'idea di trovarsi in una storia stile Caccia al ladro è molto forte. Questa scelta ha i suoi pregi, ma deve anche fare i conti con un possibile invecchiamento del mondo di scrivere i personaggi. Lucien Chacarasse è ricco, bon vivant, elegante senza sforzo – anche se preferisce vestire con pantaloni sfilacciati e camicia non stirata per la disperazione della sua governante –, tombeur de femmes, bravo negli affari, brillante e molto dotato per ereditare l'incarico di famiglia. Tutte le donne intorno a lui sono mozzafiato e non desiderano altro che offrirsi a lui, senza nemmeno preoccuparsi se ci sono dei gradi di parentela che li uniscono. James Bond, da intendersi con il volto di Sean Connery, sembra essere un buon modello a cui ispirarsi. Sotto questa copertina scanzonata, Lucien vive la difficoltà di mediare tra il dover raccogliere l'eredità di famiglia e la sua scarsissima propensione a uccidere. Scarsissima propensione più dichiarata che realmente sentita, ma trattandosi del primo capitolo ci si aspetta che il peso di questa eredità si farà sentire più avanti.

Intorno a lui gravitano i personaggi secondari che assecondano più i loro ruoli senza crearsi una reale tridimensionalità. C'è la governante, Rosalie, sorda come una campana, ma capace di prendersi cura degli Chacarasse come nessun altro anche se non è del tutto sicuro che lei sappia di cosa si occupa la famiglia. Assolve alla spalla comica, un po' come Groucho per Dylan Dog. Lo zio Edmond, in sedia a rotelle dopo un incidente con il paracadute, si occupa di trattare con i mandatari dei vari incarichi ed è ossessionato dal rito del tè quasi quanto Nero Wolf era ossessionato dalle sue orchidee. C'è Francine, la segretaria che è stata l'amante del padre di Lucien e che è – non serve dirlo – bella e impenetrabile. L'impressione d'insieme è quella di trovarsi in un romanzo di genere, incluse le scene con il gatto in grembo, come insegna Blofeld a capo della SPECTRE. È un giallo dallo sfondo elegante, che svolge la funzione che, in genere, si chiede a questo tipo di storie: divertire e intrattenere. Pierre Martin ha azzeccato la formula. Se nei prossimi capitoli i personaggi riusciranno a uscire dal semplice ruolo, la saga ne acquisirà sicuramente spessore. Le premesse ci sono tutte. Il nucleo è sempre la famiglia

Ripensò a suo padre, che aveva detto che lui era troppo sensibile per fare quel lavoro. Una caratteristica che aveva ereditato dalla sua dolce madre. Se voleva essere all'altezza della sua eredità, doveva imparare a superare i propri limiti. (p. 90)

Che sia una normale famiglia da staccionata bianca, che si chiami Corleone o Chacarasse, il fondo è sempre lo stesso: vivere all'altezza delle aspettative delle generazioni precedenti e apportare il proprio personale tocco per poter gestire gli affari nel migliore modo possibile, adeguandosi ai tempi che corrono. Lucien, come conte, ha appena messo le basi per il futuro degli Chacarasse che, come recita il loro motto, sono «Obligé aux vivants et aux morts».

Giulia Pretta