I segreti del Vieux Moulin
di Emma Cortesi
Fazi, giugno 2026
pp. 204
€ 10 (cartaceo)
€ 6.99 (ebook)
L’esordio di Emma Cortesi è un cozy crime ambientato al 17 di rue des Saules, a Montmartre. La protagonista è Berthe, portinaia settantenne che conosce abitudini e segreti degli inquilini e che, insieme all’ex commissario Lefevre, indaga sulla misteriosa assenza di Monsieur Gorin.
Berthe, ha qualcosa della Miss Marple di Agatha Christie e ricorda vagamente anche Renée Michel dell’Eleganza del riccio, è una donna molto vivace intellettualmente e ama il suo lavoro nonché il suo palazzo. Notando l’assenza di uno degli inquilini più metodici, si insospettisce e coinvolge nelle indagini Lefevre (per il cui personaggio l’autrice si è ispirata, al Montalbano di Camilleri), ormai in pensione e anch’esso alloggiato nello stabile di Rue des Saules.
I due scopriranno insieme che i loro sospetti sono fondati e che Gorin è morto in casa. C’è un problema però, quello che a tutti sembra una morte avvenuta per cause naturali non quadra e quindi dovranno portare avanti le loro indagini senza l’aiuto ufficiale delle forze dell’ordine, che liquidano il caso velocemente. Non sono tanti gli elementi a disposizione nella vita di Gorin, schivo e preciso in vita e di cui bisognerà ricostruire i movimenti e il rapporto con gli altri condomini. Poi la svolta arriverà indagando nella vita privata di questo uomo così riservato, riscoprendo lettere, appunti e una foto misteriosa.
La piacevole atmosfera che aleggia sul romanzo, che profuma di Parigi e di abitudini antiche, è di sicuro uno dei punti di forza del romanzo, che l’autrice ha appunto immaginato innanzitutto nella sua componente visiva ed evocativa; forse questa è la vera forza del libro: evocare atmosfere leggere, in cui il giallo è più il frutto di due solitudini e di incomunicabilità, da parte di vittima e assassino, che non di crudeltà e calcolo. Ho già anticipato che si tratta più di un thriller soft che non di un thriller puro e i solidi riferimenti letterari e cinematografici della sua autrice ci portano a capire da dove sia partito: Agatha Christie, Simenon, Camilleri e i gialli di genere, dove la componente di intuito e umanità sono pane quotidiano per risolvere anche il più intricato dei misteri.
La poltrona sembrava accogliere Gorin con una benevolenza quasi inquietante; il corpo era composto, una mano sul bracciolo e una in grembo, la testa appena reclinata all’indietro, come se stesse riflettendo sul finale di un atto teatrale. (p. 43)
La capacità intuitiva e il modo di condurre le indagini della coppia di investigatori nata per caso e da dinamiche di vicinanza legata all’appartenenza di uno stesso contesto abitativo mi ha ricordato anche una fortunata serie tv statunitense, ideata da Steve Martin e John Robert Hoffman sulla tv a pagamento, ovvero Only murders in the building, dove la giovane Mabel (Selena Gomez) aiuta Oliver (Martin Short) e Charles-Haden (Steve Martin) a indagare sui crimini commessi in un lussuoso palazzo dell’Upper West Side di New York, accomunati dalla passione per un podcast di true-crime che li porterà a svelare i segreti dei vari inquilini e del palazzo stesso.
Qui però l’intento non è appassionarsi alla morbosità del mistero, ma al contrario è quello di tornare a un mondo poetico, un mondo in cui le abitudini contano, come quelle di gustarsi insieme un tè o di leggere il giornale al mattino, magari recandosi nella boulangerie di quartiere per un croissant appena sfornato. Sono nostalgie che ci legano fortemente al contesto e che omaggiano una città dall’atmosfera unica, come Parigi.
Quando Antoine Lefevre rientrò, con il bavero del cappotto alzato, gocce di pioggia sulle spalle e due croissant in un sacchetto ancora tiepido, Berthe aveva appena finito di sistemare l’occorrente per la colazione. Un barattolo di zucchero, un piattino con la marmellata di albicocche e un cestino di biscotti aspettavano diligenti sul tavolo. (p. 50)
Il modo di condurre le indagini dei due protagonisti, che bussano porta per porta, alla ricerca di un particolare e nel frattempo raccolgono sensazioni, segreti e piccoli spaccati di vita, ricorda molto il modus operandi del Maigret di Simenon, nella ricerca empatica e psicologica e infine nella ricerca di un movente nato dalla miseria umana, che adombra le vite di chi vive nei non detti, nelle confessioni mancate e nel sospetto di un amore negato.
Più un dramma della solitudine che un efferato omicidio muove la mente del colpevole di questo primo giallo di Emma Cortesi, che avrà possibilità di stupire ancora di più i lettori, ne sono sicura, dopo questo esordio così delicato e leggero, quasi in punta di piedi. Forse anche rischiando un po’ di più ma senza abbandonare un mondo antico e poetico, ricco di profumi e tazzine di caffè e omaggi non troppo velati ai grandi del genere. Attendiamo con curiosità cosa ci riserveranno più avanti Berthe e il suo commissario Antoine.
Samantha Viva
