Un Cocteau per bambini: le avventure educative di papà Sole e mamma Luna in "Una strana coppia"

 



Una strana coppia
Testi e disegni di Jean Cocteau
Adelphi, 2026

Traduzione di Simona Mambrini

pp. 53
€ 22,00 (cartaceo)

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Diventerete grandi. Ecco la cosa strana. Ma, mi raccomando, fate in modo di restare bambini. 


C’è qualcosa, nella dedica con cui Jean Cocteau si rivolge ai suoi piccoli lettori, all’inizio di Una strana coppia, che ricorda molto quella de Il piccolo principe. Quel volume era stato pubblicato nel 1943, questo per la prima volta nel 1948. Erano anni in cui si diveniva adulti in fretta e per necessità, anni che avevano forse portato a dimenticare la meraviglia. Come Saint-Exupéry, anche Cocteau fa appello all’anima ingenua, creativa, ancora libera, dell’infanzia. Il bambino è colui che riesce a vedere un boa che digerisce un elefante laddove gli adulti vedono solo un cappello, colui che crede che una zucca possa tramutarsi in una carrozza. Tutto questo è prezioso, ed è perciò fondamentale che i grandi ricordino di essere stati giovani a loro volta, anche, all’occorrenza, con un piccolo aiuto esterno («se per sventura i vostri genitori sono diventati dei veri adulti, educateli e insegnate loro a leggere»).

Quello che può capitare quando ciò non avviene è deliziosamente mostrato dalla narrazione che segue. Quella che Cocteau vuole raccontare è una storia d’amore e di genitorialità: il signor Sole e la signora Luna, sposi innamorati, si rivelano però genitori disattenti, troppo concentrati sulla loro vita di coppia per dedicare ai figli le giuste attenzioni e i giusti stimoli educativi. A lungo andare, poi, le rispettive occupazioni e i ritmi incompatibili fanno sì che nessuno, davvero, possa badare alla prole, che cresce così selvatica e sgradevole.

I testi di questo racconto sono attraversati da un’ironia sottile e leggermente sferzante che coglierà soprattutto il lettore adulto. Cocteau li accompagna con illustrazioni ampie, caratterizzate dai suoi tratti essenziali e inquieti, che animano campiture colorate in tinta unita. Senza descrivere, l’artista suggestiona e comunica, con le sagome abbozzate ma vibranti, i volti ridotti ai tratti minimi, eppure espressivi.

Ce lo figuriamo, questo padre-Sole col volto di stella e arroganti baffetti alla Dalì, mentre si affaccia per gridare al mondo il suo “BUONGIORNO”, accompagnato dal canto del gallo; o la madre-Luna, algida e luminescente, che elegante esce la sera per partecipare al ballo delle Costellazioni, a cui nessun altro membro della famiglia è invitato.

In questo scenario, in cui tutte le dinamiche famigliari appaiono sbagliate, ma al contempo inevitabili, fa irruzione a un tratto l’elemento incongruo, quello in cui si distingue lo spirito dissacrante e un po’ onirico di Cocteau. 

Tom era un cane che si guadagnava da vivere vendendo palloncini rossi. Trotterellava allegramente per strada senza vendere granché. In realtà era piuttosto pigro, e siccome gli piaceva scorrazzare di qua e di là, si faceva trascinare dai palloncini, così non si stancava.

È proprio a questo buffo, paradossale, piccolo antieroe, e ad altri suoi conspecifici, che Sole e Luna decidono di affidare i figli. «È così che comincia un’educazione da cani», commenta lapidario Cocteau, che gioca con le parole e sembra rovesciare i luoghi comuni, mostrando cani docenti, esperti e concentratissimi (seppur un po’ troppo dediti ai loro ossi), e giovanissimi discenti riottosi e ribelli. Rendendosi conto dell’inefficacia dei loro metodi, i cani decidono di adeguarsi, rendendo la didattica più divertente e insegnando ai piccoli Astri a «mille […] cose terribili», di cui non si può dire per non rovinare al lettore il piacere della scoperta.

L’autore intervalla sulla pagina parole e disegni, spesso facendoli interagire e frantumando la linearità del testo scritto, che accompagna o sormonta i blocchi di colore, o ancora si dispone sul fondo bianco seguendo direttrici inaspettate, con un gusto per la forma che ricorda i calligrammi di Apollinaire.

Il fallimento del piano educativo, che vira rapidamente verso esiti grotteschi e tragicomici, ha il merito di riavvicinare nello sdegno Sole e Luna, e di condurre verso una soluzione che, pur non accontentando proprio tutti, prelude al necessario lieto fine – come del resto si confà al genere prescelto.

La bella edizione Adelphi (per la collana “I cavoli a merenda”) si basa su quella originale del 1948, pubblicata all’epoca in tiratura limitata. Il lettore italiano può quindi per la prima volta confrontarsi con questo Cocteau inedito, ma pur sempre visionario, lieve, fantasmagorico. Dispiace quasi, semmai, che la purezza del testo e delle illustrazioni non sia fatta precedere o seguire da un’introduzione o una postfazione in grado di collocare quest’opera nella ampia e variegata produzione autoriale. In questo modo, tuttavia, il volume rispetta le intenzioni di Cocteau, che faceva dei giovanissimi i primi destinatari dell’opera, i soli maestri – indipendentemente da ciò che la storia postulava – da cui gli adulti avrebbero potuto e dovuto apprendere.

Carolina Pernigo