Una strana coppia
Testi e disegni di Jean Cocteau
Adelphi, 2026
Traduzione di Simona Mambrini
€ 22,00 (cartaceo)
Diventerete grandi. Ecco la cosa strana. Ma, mi raccomando, fate in modo di restare bambini.
Quello che può
capitare quando ciò non avviene è deliziosamente
mostrato dalla narrazione che segue. Quella che Cocteau vuole raccontare è una storia d’amore e di genitorialità: il
signor Sole e la signora Luna, sposi innamorati, si rivelano
però genitori disattenti, troppo concentrati
sulla loro vita di coppia per dedicare ai figli le giuste attenzioni e i
giusti stimoli educativi. A lungo andare, poi, le rispettive occupazioni e i
ritmi incompatibili fanno sì che nessuno, davvero, possa badare alla prole, che cresce così selvatica e sgradevole.
I testi di
questo racconto sono attraversati da un’ironia
sottile e leggermente sferzante che coglierà soprattutto il lettore adulto.
Cocteau li accompagna con illustrazioni
ampie, caratterizzate dai suoi tratti
essenziali e inquieti, che animano campiture
colorate in tinta unita. Senza descrivere, l’artista suggestiona e comunica,
con le sagome abbozzate ma vibranti,
i volti ridotti ai tratti minimi,
eppure espressivi.
Ce lo figuriamo,
questo padre-Sole col volto di stella e arroganti baffetti alla Dalì, mentre si
affaccia per gridare al mondo il suo “BUONGIORNO”, accompagnato dal canto del
gallo; o la madre-Luna, algida e luminescente, che elegante esce la sera per
partecipare al ballo delle Costellazioni, a cui nessun altro membro della
famiglia è invitato.
In questo scenario, in cui tutte le dinamiche famigliari appaiono sbagliate, ma al contempo inevitabili, fa irruzione a un tratto l’elemento incongruo, quello in cui si distingue lo spirito dissacrante e un po’ onirico di Cocteau.
Tom era un cane che si guadagnava da vivere vendendo palloncini rossi. Trotterellava allegramente per strada senza vendere granché. In realtà era piuttosto pigro, e siccome gli piaceva scorrazzare di qua e di là, si faceva trascinare dai palloncini, così non si stancava.
È proprio a questo buffo, paradossale, piccolo antieroe, e ad altri suoi conspecifici, che Sole e Luna decidono di affidare i figli. «È così che comincia un’educazione da cani», commenta lapidario Cocteau, che gioca con le parole e sembra rovesciare i luoghi comuni, mostrando cani docenti, esperti e concentratissimi (seppur un po’ troppo dediti ai loro ossi), e giovanissimi discenti riottosi e ribelli. Rendendosi conto dell’inefficacia dei loro metodi, i cani decidono di adeguarsi, rendendo la didattica più divertente e insegnando ai piccoli Astri a «mille […] cose terribili», di cui non si può dire per non rovinare al lettore il piacere della scoperta.
Il fallimento
del piano educativo, che vira
rapidamente verso esiti grotteschi e
tragicomici, ha il merito di riavvicinare nello sdegno Sole e Luna, e di
condurre verso una soluzione che, pur non accontentando proprio tutti, prelude
al necessario lieto fine – come del
resto si confà al genere prescelto.
La bella edizione Adelphi (per la collana “I cavoli a merenda”) si basa su quella originale del 1948, pubblicata all’epoca in tiratura limitata. Il lettore italiano può quindi per la prima volta confrontarsi con questo Cocteau inedito, ma pur sempre visionario, lieve, fantasmagorico. Dispiace quasi, semmai, che la purezza del testo e delle illustrazioni non sia fatta precedere o seguire da un’introduzione o una postfazione in grado di collocare quest’opera nella ampia e variegata produzione autoriale. In questo modo, tuttavia, il volume rispetta le intenzioni di Cocteau, che faceva dei giovanissimi i primi destinatari dell’opera, i soli maestri – indipendentemente da ciò che la storia postulava – da cui gli adulti avrebbero potuto e dovuto apprendere.
Carolina Pernigo