Einaudi, 2026
pp. 176
€ 17 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Audiolibro disponibile su Audible (lettura di: Concita De Gregorio; tempo di ascolto: 4 ore e 11 minuti)
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Declinare il verbo "curare" dalla prima persona singolare alla prima persona plurale è il moto raffinato compiuto da La cura, il libro con cui Concita De Gregorio racconta la propria esperienza che ruota intorno a una malattia senza scriverne il classico diario. È una testimonianza corale, costruita attraverso le vite e le storie delle persone incrociate lungo il percorso di terapia e proprio per questo capace di allargare la propria narrazione ben oltre la vicenda personale dell'autrice.
Ascoltato in formato audiolibro, il testo acquista uno spessore emotivo senza pari. È la stessa De Gregorio a leggerlo e la sua voce diventa una sorta di cornice sonora che avvolge il racconto dando voce alla pagina scritta con un’emotività percepita come vera, reale.
Il bene contro il male. Lo senti che è tutto un lessico marziale, Marte, il dio della guerra? Non ne posso più. Lo dobbiamo dire. Perché fa malissimo, questa retorica bellica: a noi pazienti, prima di tutto. «Ha combattuto fino alla fine, in trincea», «ha perso la sua battaglia». Lo senti come parlano di chi muore? Ci manca solo che oltre a morire, mentre stai morendo tu ti debba anche sentire in colpa perché non hai combattuto abbastanza. Non sei stato bravo. Mi state dicendo che dipendeva da me? Ma uno non muore perché ha «perso la sua battaglia». (p. 52)
Se il dolore è inevitabile, sostiene l'autrice, per attraversarlo occorre piuttosto armarsi di bellezza, di leggerezza, di allegria e circondarsi di persone capaci di far stare bene.
La malattia è un faro. Si accende e illumina la scena. I dettagli, gli angoli, le ombre. Non puoi più fingere di essere chi vorresti sembrare. (p. 68)
È un mondo in cui prendersi cura degli altri può essere il modo migliore, forse l'unico, per prendersi cura di sé.
La cura è premura, è controllo, è ordine. È un compito per chi la offre e per chi la riceve. È un viaggio, prima ancora che una meta. Sostituisce l’amore quando manca. Genera dipendenza. (p. 107)
Un libro breve ma intenso, capace di toccare le corde sempre tese di chi la malattia l'ha vissuta, ma anche per coloro che sentono la necessità di cambiare prospettiva sulle piccole cose che ci salvano.
Valentina Botrugno
