Un romanzo gotico dai toni weird e pulp: il libro d'esordio di Avery Curran che piacerà ai fan di Witold Gombrowicz


Latte acido 
di Avery Curran
Mercurio Books, maggio 2026

Traduzione di Milena Sanfilippo

pp. 368
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

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La notte del compleanno di Violet prese una piega diversa. Ora lo ricordo come una bobina inceppata, che prima procede a passo di lumaca e poi, di colpo, accelera fino a superare il punto in cui è ancora possibile intervenire. Percepisco ogni secondo in cui si poteva ancora fare qualcosa, come se poi una nostra azione avrebbe potuto salvare Violet, o salvare anche le altre, cancellare dalla storia tutto ciò che è successo dopo. Ho persino pregato per questo, una o due volte e in gran segreto, nei giorni successivi alla sua morte. Adesso comprendo, tuttavia, che nulla di quello che avremmo potuto fare avrebbe scongiurato il disastro. Era insito nelle fondamenta stesse di quel luogo. (pp. 19-20)

Avery Curran, scrittrice e ricercatrice, laureata in Letteratura vittoriana, esordisce con questo romanzo gotico dai toni un po' horror, un po' weird, che – alla lontana – mi ha un po' ricordato Gli indemoniati di Witold Gombrowicz, sia come atmosfera sia nelle descrizioni di oggetti che prendono vita da sé, nella presenza di strane entità minacciose che sembrano volere la rovina di chi abita quei luoghi.

In questo caso ci troviamo in un istituto femminile anglicano, Briarley, in cui si muovono ovviamente una pletora di ragazze per bene che, in teoria, sono lì per essere educate, formate, plasmate per renderle il più possibile "adatte" alla società vittoriana di cui fanno parte. Le protagoniste che l'autrice gestisce sono ben sette: Violet, Emily, Evelyn, Dot, Alice, Marion e Sophie, ma la voce narrante, in prima persona, è quella di Emily. 

La vita dell'istituto è classica: la campanella, le lezioni, le punizioni, le amicizie e le inimicizie segrete, i sogni adolescenziali, le ribellioni, i desideri. Tutto si spezza la notte in cui la migliore di loro, Violet - quella più bella, più in gamba, il sole intorno a cui tutte le altre ruotano come satelliti - muore in circostanze misteriosissime. Emily, ciecamente, dà subito la colpa a una delle insegnanti, Mademoiselle, un po' per gelosia, un po' perché arrabbiata a causa della sua impotenza. Tutte amavano Violet - e qui non stiamo parlando di affetto, ma di vero amore passionale, quello che in letteratura viene chiamato "amicizia romantica" - ma Emily si arroga il diritto di averla amata più delle altre. 
Evelyn, che sarà la sua nemesi per tutta la narrazione (con vari plot twist spiazzanti), crede la stessa cosa, e le due si contenderanno il privilegio di essere state le favorite di Violet con violenza, rancore, cattiveria.

Era fuori discussione che a Briarley stesse accadendo qualcosa di terribile, ma non avere una famiglia che ti ama ti spinge a fare le cose più strane. Vi prego, dissi tra me e me. Vi prego, non fatemi andare via. Col senno di poi, se fossi stata meno convinta che a quel punto eravamo gia dirette verso il nostro ineluttabile epilogo, penserei che la mia preghiera silenziosa ci avesse maledette. (p. 160)

Accecata dal dolore per aver perso Violet, che era la sua ragione di vita, Emily perde di vista la vera minaccia che aleggia sull'istituto: il latte comincia ad andare a male (da qui il titolo), le mele si riempiono di vermi, la muffa inizia a coprire le pareti, e un incidente dopo l'altro incrina la serenità del luogo, facendolo diventare in pochissimo tempo una prigione da cui non si può più fuggire

Per spiegare l'inspiegabile, le sei eroine si affidano allo spiritismo: vere sedute spiritiche in cui cercano di evocare l'anima di Violet per capire cosa sta succedendo nell'istituto. E perché, una a una, questa "cosa" inspiegabile le sta ammazzando. Violet infatti non sarà l'unica a morire, ma sarà seguita da una sfilza di tragedie una peggiore dell'altra. Sarà chiaro, a un certo punto, che la minaccia non proviene da una persona reale, fisica, ma da qualcosa che non ha corpo, che non si vede e che non verrà mai rivelato del tutto.

Le ragazze, inoltre, sono adolescenti, dunque non solo devono combattere con una minaccia più grande di loro, ma fare i conti anche con i problemi della propria età: i sogni, gli incubi, le amarezze famigliari, i desideri, gli intrecci amorosi, la sfida all'autorità. Alice e Dot, ad esempio: inseparabili, forse più che semplici amiche; ed Emily stessa insieme a Evelyn, un rapporto di odi et amo spinto agli estremi, che avrà un'evoluzione inaspettata. 

Aleggia, quasi tangibile, un'atmosfera di disfacimento: tutto si corrompe, tutto viene toccato dal "male", il cibo, il luogo, gli spiriti, qualsiasi cosa. Laddove prima della morte di Violet le cose erano tutto sommato normali, da quando la ragazza muore il sospetto, la paura, l'angoscia, diventano il pane quotidiano delle sei ragazze. 

Stava accasciata contro le gambe della statua. Ci era stato proibito, senza mezzi termini, di bagnarci nell'acqua della fontana, e questo rendeva la visione qualcosa di sgradevole, fuori luogo, una specie di violazione delle regole. La metà inferiore del corpo spariva sotto l'acqua e uno strato di ghiaccio le cingeva i fianchi. Sembrava intrappolata li dentro, e chiunque avesse provato a tirarla fuori avrebbe dovuto spaccare il ghiaccio. Sapevo che era inutile tentare qualcosa, peggio che inutile, persino. Non volevo vederla cosi, e le mie gambe si facevano sempre più rigide a ogni passo. Eppure, non riuscii a impedirmi di percorrere il resto del viale. (p. 210)

Il romanzo, a un certo punto, da creepy diventa esplicitamente pulp e splatter. Niente di ingestibile, anche per gli stomaci più deboli, è tutto molto elegante e misurato. Ma è inevitabile che vada così: d'altra parte Emily stessa ce lo dice all'inizio del romanzo, dichiarando che le cose si metteranno molto male per tutte. 

Nel finale, tutto va a rotoli. Diventa frenetico, rocambolesco, di un romanticismo tragico. Le ragazze saranno costrette a fare molti sacrifici, a lottare per la propria vita, anche contro quelle persone che credevano essere lì per proteggerle. Sopravvivranno, ma quante? E come? E le altre? 

Il romanzo è ben scritto: l'autrice dosa bene i colpi di scena, gli intrecci tra le protagoniste, la rabbia e l'angoscia. Quasi tocchiamo anche noi questa "cosa" misteriosa che minaccia la loro incolumità, ci repelle e ci spaventa. Le immagini sono vivide, le descrizioni particolareggiate. Si tratta di uno di quei classici romanzi un po' d'antan che raccontano di luoghi infestati e di eroi o eroine, che sono tutt'altro che senza macchia e senza paura, che devono farci i conti.
Come dicevo all'inizio, mi ha un po' ricordato le tematiche toccate da Witold Gombrowicz: il castello – in questo caso, l'istituto – infestato, le entità ultraterrene, l'amore celato, la corsa ai ripari, gli oggetti che si corrompono e che fanno impazzire tutti.

Piacerà molto a chi ama i romanzi gotici d'impianto classico, canonico, con protagoniste giovani fanciulle - o piccole donne, per menzionare Louisa May Alcott - che devono cavarsela come possono. Se avete letto anche Orgoglio e pregiudizio e zombie di Seth Grahame-Smith, ecco, siamo su quel genere lì. 

Deborah D'Addetta