«Che cosa mi è mancato non lo so, forse quello che non ho chiesto. Rimpiango soprattutto di non aver scritto tutti i libri che mi sono raccontata»: Maria Bellonci raccontata in "Romanzo privato" di Stefano Petrocchi


Romanzo privato
di Stefano Petrocchi
Mondadori, maggio 2026

pp. 216
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Tutto quello che riguarda il mondo di Maria è fatto per finire in un libro. Ma [...] il prezzo della trasfigurazione è una forma di allontanamento iperboreo, direbbe Robert, di astrazione dalla tranche de vie prescelta dal piano delle relazioni umane. (p. 35)

Chi era Maria Bellonci, come persona, come scrittrice? Tutti la ricordano in qualità di fondatrice del Premio Strega, si ricama sui pomeriggi in casa Bellonci con gli amici della domenica, ma il merito del nuovo libro di Stefano Petrocchi, Romanzo privato, è proprio quello di condurci in una biografia mossa anzitutto dalla scrittura, ma anche dall'amore per Goffredo, dalle amicizie (tra le più strette, quella con Anna Banti) e inimicizie letterarie, dal fascino della Storia (in primis, il periodo rinascimentale) e delle storie

Solo comprendendo il profondo legame tra vita e romanzo per Bellonci possiamo capire al meglio l'impostazione di Romanzo privato, che mescola elementi biografici e saggistici tout court ad altri legati all'officina della scrittura, alla ricezione delle opere, a interviste e articoli. Tante sono le fonti a cui Petrocchi, Direttore della Fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del premio Strega, ha potuto attingere: tra gli altri, anche manoscritti inediti, come i diari, «assai discontinui e chiusi per solito al mondo esterno» (p. 28), suggestivamente riprodotti in appendice. 

Ci sono anche le lettere, quelle che lei e Goffredo si sono scambiati per anni, le stesse che, stando al testamento, sarebbero dovute restare inedite o essere distrutte. Da scampoli di quell'epistolario privato, che ha accompagnato per anni la coppia, emergono le prime ritrosie, quindi la determinazione con cui Maria si innamora di Goffredo, di vent'anni più maturo, e lo vuole accanto, a qualsiasi costo. Come rileva Petrocchi, i due «non solo si amano e si vogliono, ma magnificano continuamente l'uno la nobiltà d'animo dell'altra» (p. 67). E molta della sua scrittura viene fatta dipendere dal giudizio di Goffredo, paventando di nascondere i manoscritti ritenuti immeritevoli sul fondo di una cassapanca che ancora oggi ospita scritti di Bellonci. 

Nel ritratto tracciato da Petrocchi, attraverso numerose testimonianze dell'epoca, Maria Bellonci è anzitutto desiderosa di fondere storia e letteratura, talvolta quasi presentendo quello che poi le avrebbero confermato documenti e archivi. «È commovente la fiducia della scrittrice di poter catturare la verità dei suoi personaggi» (p. 104), e così Bellonci si lascia prima affascinare dal personaggio di Lucrezia Borgia (il suo romanzo vincerà il premio Viareggio nel 1939 e sarà tradotto in molti Paesi), quindi da Isabella Gonzaga. Ma accanto ai successi vengono anche tratteggiati rapidamente dei progetti poi abortiti, perché se la fantasia è fervida, la stesura vera e propria è sempre accompagnata da un lavoro minuzioso di ricerca in biblioteca e in archivio. 

E non può mancare una buona sezione dedicata al Premio Strega, che tuttavia non oscura affatto l'utilità di leggere l'opera omonima di Bellonci (disponibile nel catalogo degli Oscar Mondadori). Petrocchi qui mette in luce soprattutto le dinamiche che hanno portato alla fondazione, la trasformazione dalla Maria «esploratrice degli archivi storici» alla scoperta di «una inaspettata vocazione alla socialità letteraria» (p. 126). Non mancano cenni alle sottili idiosincrasie legate all'assegnazione del premio e alle polemiche inevitabili che di tanto in tanto riaffiorano (ad esempio, Cardarelli che vince con Villa Tarantola l'edizione del 1948, benché Artemisia di Banti meritasse più del secondo posto). Polemiche che tornano persino per la partecipazione all'edizione del 1986 di Rinascimento privato, dopo la morte di Bellonci. 

Rifiutando un andamento meramente cronologico fin dall'inizio (si parte con il funerale della scrittrice il 15 maggio 1986), Petrocchi sceglie invece una trattazione più libera, spesso tematica (e spiace, in tal senso, che i capitoletti siano sobriamente numerati, senza un titolo più significativo e orientante). Il fascino delle osservazioni metaletterarie – alcune delle quali della stessa autrice – e degli stralci di critica dell'opera e del ruolo di intellettuale di Bellonci suggeriscono ai lettori di andare oltre, di partire da Romanzo privato per approdare alla produzione dell'autrice con una consapevolezza in più. Ovvero quella che non esiste romanzo di Bellonci in cui non si proietti qualcosa di autobiografico, come nel suo Rinascimento privato

GMGhioni