I fantasmi, gli eventi, gli spiriti nascosti nelle cantine delle case: "Il Nix" di Nathan Hill

 

Il Nix
di Nathan Hill
Rizzoli, 2017

Traduzione di Alberto Cristofori

pp. 760
€ 17 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

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Dopo essermi appassionata a Nathan Hill leggendo Wellness, (libro a cui abbiamo dedicato anche una puntata speciale del nostro Podcast Parole in Tema) mi sono gettata tra le pagine de Il Nix, il romanzo d’esordio dello scrittore, vincitore dell’Art Seidenbaum Award. Accostati, i due romanzi permettono di capire con chiarezza cosa interessa davvero a Hill come autore: le relazioni umane e le identità che costruiamo vivendo gli uni accanto agli altri. Ma se Wellness può dirsi (soprattutto) la storia di una coppia, Il Nix ha un respiro ancora più largo, perché dalla vicenda di una madre e di un figlio parte per disegnare un intero paesaggio sociale e politico. 
Quello che ho capito è che Nathan Hill mi piace perché scrive libri che abitano il mondo.Il Nix abita il mondo perché attraversa Paesi, decenni, movimenti politici e crisi economiche, e perché racconta personaggi che cercano disperatamente di trattenere una versione stabile di sé stessi, per poi scoprire che vivere significa, in fin dei conti, accettare di essere trasformati dal tempo, dagli eventi e dalle altre persone. 

La storia comincia a Chicago nel 2011, ma da qui poi il romanzo si muove continuamente avanti e indietro nel tempo tra il 1968, il 1988 e il presente della narrazione. Samuel, professore universitario e aspirante scrittore, vive in uno stato che somiglia a una paralisi. Non riesce a terminare il libro a cui dovrebbe lavorare e convive con il vuoto lasciato dalla madre Faye che lo ha abbandonato quando era bambino. Improvvisamente la donna riappare in televisione: è diventata protagonista di un grande caso mediatico perché ha lanciato dei sassi contro il candidato repubblicano alla presidenza. Nessuno conosce le ragioni del gesto, ma il suo volto è su tutti i notiziari e costringe Samuel a riaprire una storia che aveva provato a lasciare altrove.
L'azione della madre diventa allora l’occasione per Samuel per scrivere qualcosa di nuovo. Non soltanto il libro che il suo editore da tempo gli sollecita, ma qualcosa di più profondo che ha a che fare con la loro memoria condivisa.
Da questa inattesa riapertura sul passato Nathan Hill svela lentamente le vite dei suoi personaggi — Samuel, Faye, il padre Henry, l'amico di infanzia Bishop, Bethany (la ragazza che il protagonista ha amato per tutta la vita), la studentessa Laura che mette Samuel nei guai, e altri — costruendo un intreccio molto ampio, in alcuni casi forse un po' dispersivo ma nel complesso risolto.
A enere insieme il romanzo c’è una linea quasi fiabesca, sospesa tra mito e memoria familiare: la leggenda del Nix.
Faye, che ha origini norvegesi, racconta infatti al figlio la storia degli spiriti che abitano le cantine delle vecchie case nordiche. La tradizione li chiama Nisse, Nix, Ganferd o Draug: creature invisibili, non del tutto cattive ma nemmeno benevole, che non vanno mai provocate perché, se offese, possono reagire con crudeltà. Il Nix può apparire ai bambini sotto forme diverse (spesso quella di un cavallo) e chi lo incontra passa dalla paura all’incanto, fino a lasciarsi trascinare verso qualcosa di irresistibile e distruttivo: il Nix può sedurre e destabilizzare, farti danzare fino a svenire o correre al galoppo giù da una scogliera. Questo spirito a volte assume anche il volto delle persone che amiamo e per questo lo si rincorre nel ricordo. 

Mentre il tempo gioca a nascondino con i personaggi, anche i luoghi hanno una forza narrativa profonda perché il romanzo è attraversato da continue fughe spaziali: l’Iowa, Chicago, la Norvegia di Hammerfest, con la grande casa della famiglia di Faye, di legno rosa salmone, affacciata sull’oceano e circondata da pascoli e abeti verdazzurri. È una casa che resiste al vento e alle intemperie, quasi una presenza viva dentro la storia. Ecco che siamo di nuovo a dialogo con le pagine di Wellness, dentro gli spazi domestici come luoghi interiori.
La famiglia resta il centro profondo del libro, l'osservatorio privilegiato per interrogare i confini umani: quanto conosciamo davvero chi abbiamo accanto? E quanto conosciamo noi stessi in queste relazioni? Il rapporto tra Faye e Samuel — entrambi vittime, in modi diversi, delle dinamiche familiari che li hanno preceduti — attraversa tutto il libro come la ricerca ostinata di un luogo sicuro, di uno spazio in cui amare e sentirsi amati senza paura.

Il tono narrativo de Il Nix è quello di un romanzo-fiaba contemporaneo; del romanzo ha la dimensione vasta e politica, della fiaba il narrare luminoso e spaventoso insieme.
In tutto questo, la politica si affaccia spesso: Hill torna alle rivolte del 1968, alle proteste studentesche, alle rivendicazioni e alla progressiva morte di un certo idealismo. Racconta cosa ne è stato di una generazione, quella di Faye, convinta di poter cambiare la società e poi arrivata alla maturità con un senso di delusione e irrilevanza. Allo stesso tempo accenna all’America della recessione economica tra il 2007 e il 2013, alla crisi del tetto del debito del 2011, alla perdita del potere d’acquisto e alla sensazione, vissuta da molte persone, che il futuro fosse diventato improvvisamente più frangibile e stretto.
Ci sono molte menzogne e molte omissioni in questo romanzo. Sono le stesse che a volte ci raccontiamo per non affrontare ciò che ci spaventa davvero: sono loro il Nix nascosto nella cantina della nostra storia, pronto prima o poi a riemergere e a farci lo sgambetto.
Non conoscevo la leggenda norvegese del Nix, prima di leggerla in questo romanzo.
Penso che mi rimarrà a lungo in testa come una domanda, come il tentativo imperfetto e ostinato di restare vicini agli altri mentre forze interiori ed esteriori ci trascinano con loro. 


Claudia Consoli