di Anna Luisa Pignatelli
Risento a volte il misto di stupore e soggezione che mi prendeva al varcare la soglia di casa tua dove, nell'ombra delle stanze, la luce filtrava attraverso le tende di un rosso aranciato, mentre mi parlavi di Tzu Hsi e di kuang Hsu, del tempo favoloso in cui avevano vissuto e che ora, senza di te, sembra irreale. (p. 175)
Con una narrazione in prima persona, Il letto cinese di Anna Luisa Pignatelli è una sorta di flusso di coscienza scritto del protagonista Rocco Sivieri, nipote dello studioso Professor Corrado Sivieri, a cui si rivolge riportando il suo punto di vista dei fatti che li hanno visti stringere un particolare rapporto. Lo zio è uno stimato e affermato accademico specializzato in sinologia, devoto allo studio e ai libri. Il nipote è un giovane un po' scapestrato, poco dedito allo studio e alla ricerca di una propria identità. Il primo, nell'intento di infondere al secondo un po' di cultura e la voglia di ottenere di più dalla sua vita, lo recluta come assistente per la stesura a macchina di una sua opera sulla dinastia cinese Qing.
Siamo negli anni di Piombo e da questa unione forzata in cui le indoli dei due protagonisti si rivelano completamente al lettore (sempre però sotto forma di monologo confessionale del nipote), l'autrice restituisce i profili di due uomini diametralmente opposti sia per età che per vissuto. Nel farlo compie un atto coraggioso: si discosta dai canoni di sicurezza attuali che prevedono l'uso della terza persona singolare per una narrazione più originale, senza l'ausilio di figure femminili e senza l'indagine sui tormentati legami familiari, elementi tanto cari ai lettori contemporanei ma di cui il mercato è ormai saturo. Qui s'indaga sul difficile rapporto zio-nipote, vero, ma nel farlo l'autrice usa una forma e un registro linguistico accattivante, perché non lo fa dichiarandolo apertamente ma lo rivela pagina dopo pagina e soltanto al termine della lettura si apre completamente ai lettori. Pignatelli non si fa condizionare dalle mode e percorre una strada più tortuosa e decisamente più autentica.
Il rapporto che si crea fra i due protagonisti in contrapposizione agli studi sulle dinastie cinesi ha moltissimi parallelismi e appassiona tanto Rocco quanto il lettore stesso. La narrazione scivola quindi tra la realtà raccontata dal giovane e l'avvenimento dei fatti storici. Questa adesione con la storia e questo slittamento narrativo rendono la lettura estremamente intima. Certi passaggi possono risultare più lenti e meno incalzanti, soprattutto se non si è abituati alla narrazione in prima persona, ma io personalmente, nel leggerlo ho come avuto l'impressione di trovarmi dinanzi a un classico della letteratura, sia per la struttura del componimento sia per il suo modo dettagliato di descrivere i fatti.
Ma che cos'è il letto cinese, a cui l'opera deve il titolo?
Il letto cinese che hai destinato a me nel testamento insieme ai tuoi libri, e soprattutto il fatto che tu mi abbia considerato degno di riceverli mi hanno fatto riflettere a lungo sulla natura del nostro legame. […] Penso che in qualche modo, continui a esistere, come sostengono i cinesi: «Lo spirito di un uomo, originato dalle potenze primarie, il Cielo e la Terra, è indistruttibile». (p. 171)
Il letto cinese è dunque un simbolo di riconoscimento e riconoscenza del maestro al suo allievo, un premio di formazione per l'essersi elevato culturalmente e aver finalmente accolto il sapere nella sua vita. Questo gesto è fondamentale per l'intera opera, soprattutto perché il giovane vivrà un suo tormento proprio per il complesso rapporto instaurato con lo zio, legato anche alla morte di quest'ultimo, e soltanto con la stesura di questo scritto troverà la forza e il coraggio di perdonare il suo mentore e assolverlo dalle sue colpe. Ma farà anche di più, come lui stesso confessa: proverà a capirlo. Un segno che la sua formazione è compiuta e la sua maturità è finalmente giunta. L'opera di Pignatelli è davvero commovente, introspettiva e riflessiva e offre uno sguardo sincero su quanto l'essere umano abbia bisogno di essere accolto e compreso nella sua totale umanità. A qualsiasi età.
Carlotta Lini
