Viaggio poetico nell'universo femminile di Silvia Vecchini: "Se tutte insieme"




Se tutte insieme.
Poesie di madri, figlie, sorelle.
di Silvia Vecchini
(Illustrazioni di Antonio Vincenti)
Bompiani, marzo 2026
Collana “Capoversi”

pp. 105
€ 16,00 (cartaceo) 
€ 10,00 (ebook)


E se le donne svegliandosi, un bel giorno, smettessero di punto in bianco di fare tutto quello che per convenzione, e a lungo tempo, è appartenuto all’essere donna?
E se, nel loro essere fragili, trovassero, tutte insieme, la forza di fermarsi per un attimo e dire  no, non soltanto agli stereotipi ma anche a ciò che, per natura, fa parte della loro più intima dimensione: riempire i carrelli della spesa, aprire le finestre e dare aria alle case, mondare, tagliare, portare sulle spalle i pesi degli altri, pregare, cucire, tramandare, istruire…?
Probabilmente è capitato a molte donne, stanche del tran tran quotidiano, degli stereotipi o del peso di una famiglia sulle spalle di pensare “adesso mi fermo… vediamo cosa succede!”, di immaginarsi protagoniste di una rivoluzione solitaria per ricordare agli altri - ed anche a se stesse - quanto, nella famiglia e nella società, possa essere centrale la figura femminile.
È proprio di queste fantasie rivoluzionarie che si fa interprete, con la sua ultima pubblicazione in versi, Silvia Vecchini, trasformando l’immaginazione in un canto universale che vuole esprimere, attraverso la voce dell’autrice, anche quella di tutte le altre donne, come si intuisce già dal titolo della raccolta: Se tutte insieme. Poesie di madri, figlie, sorelle.

 

a volte distrattamente ce lo chiediamo

eppure nessuno vuole sapere

cosa accadrebbe

se un giorno le donne

tutte insieme smettessero

di riempire i carrelli della spesa

di coltivare mondare tagliare

impastare cuocere imboccare

se di colpo tutte smettessero di lavare

visi corpi piatti scale pavimenti vestiti

se smettessero di aprire le finestre

ogni mattina tirare bene le lenzuola

aiutare a partorire allattare fasciare medicare

morire se non lasciassero più la casa

il paese la lingua per servire

se nessuna fosse più disposta a portare

i pesi degli altri neanche per denaro

se non avessero più voglia di chinarsi

a raccogliere niente

se smettessero di pregare se uscissero

tutte insieme da chiese confessioni

tradizioni secolari se non contemplassero

la possibilità di giustificare ridimensionare

scordare lasciare cadere andare oltre

se non sapessero più riparare cucire

rammendare tessere se perdessero l’interesse

per le parole le domande Chi è Di chi è figlio

Da dove viene se smettessero di parlarsi

davanti alle altalene nei giardini nelle sale

d’attesa dei pediatri alle poste nelle case di riposo

sulle sedie nelle notti degli ospedali

se smettessero di insegnare istruire tramandare

studiare se non aprissero più i loro libri

di nascosto se non volessero vedere dietro

le porte chiuse le stanze inaccessibili

se smettessero di volere per sé qualcosa di bello

un fiore il dettaglio di un vestito un panorama

se smettessero di seguire le istruzioni le regole

i consigli le raccomandazioni l’educazione

se smettessero di bagnare le piante

se non cantassero più le loro canzoni d’amore

di protesta le ninnenanne se smettessero di ridere

darsi appuntamento ricordare compleanni

incartare regali tenere a mente preferenze malattie

indirizzi genealogie se smettessero di scrivere libri

riempire diari calendari biglietti messaggi vocali

se smettessero di credere a domani

ai desideri alle stelle cadenti alle promesse

alla speranza ai miglioramenti alle cure

sperimentali se rifiutassero la differenza di stipendio

le pensioni le elemosine le interruzioni di carriera

i bonus le lettere di dimissioni se non volessero più

caricarsi sulle spalle nessuno per nessuna buonuscita

se non entrassero più nei bagni dei disabili

se smettessero di  girarsi verso qualcuno di piccolo

che dice Guarda se smettessero di mettersi in fila

non sentissero i richiami se non bastasse più

un diversivo un aiuto un massaggio un’ora d’aria

un tatuaggio se tutte insieme smettessero

di avere paura allungare il passo chiudersi a chiave

se smettessero di provare vergogna al posto degli altri

cosa accadrebbe

se tutte insieme tutte trattenessero

il respiro

e spingessero assecondando le doglie se rompessero

le acque di questa domanda

e se le acque fossero un battesimo

quale sarebbe il nome

di questo tempo nuovo che ritarda? (pp. 8-10)

 

L’interrogativo Se tutte insieme…, nucleo centrale del titolo, apre l’indagine lirica dell’autrice, che sceglie di collocare proprio come testo iniziale della raccolta una sorta di “poesia-manifesto” dell’intero percorso; una lirica in versi liberi che risuonano da subito sinceri e sgorgano, quesito dopo quesito, in un continuum senza l’uso di alcun segno di interpunzione, come in un flusso di coscienza.

E forse è proprio questo stile, diretto e spontaneo, ma evocativo di un significativo lavorìo interiore, che caratterizza anche tutti gli altri componimenti della raccolta, ad avvicinarci in maniera così immediata all’anima dell’autrice e, insieme a lei, a quella di ogni donna.

D’altronde, Silvia Vecchini, conosciuta anche come scrittrice di libri per l’infanzia, si segnala per il carattere profondo e comunicativo della sua penna e per un approccio, intimo e delicato,  alla realtà e alle tematiche a lei più care, che ritroviamo anche in Se tutte insieme.

Partendo dal suo passato e dall’esperienza personale, l’autrice consente, infatti, al lettore di accedere alla sua infanzia, quando con la scoperta del mondo e di sé, avveniva anche il primo incontro con la scrittura: «e forse scrivere è accendersi/ se passa accanto qualcosa che trema come te» (p. 14).


È sullo sfondo di quest’infanzia, e senza mai abbandonare il tema della scrittura, che vengono sviluppati e intrecciati tutti gli altri temi significativi: i ricordi, l’amore per le piccole cose di ogni giorno, la fede, il legame con gli antenati, la famiglia, gli antichi valori e tradizioni, l’istruzione, la sofferenza, i disagi adolescenziali, l’invito a una solidarietà femminile.


La La raccolta è strutturata in tre sezioni: Se tutte insieme; Antenate; Antenate a me; Segnaletica e istruzioni.
Nelle prime due l’autrice concede ampio spazio ai temi dell’infanzia e delle “radici”, sviluppati con una certa nostalgia e sincerità, soffermandosi sui legami familiari, la gioia per le piccole cose, l’importanza del saper trasmettere valori, ideali e tradizioni.  A partire dalle prime liriche della terza sezione, Antenate a me, si insinuano gli elementi negativi della violenza, l’abbandono e la sofferenza che sembrano caratterizzare universalmente l’essere donna:

le donne espunte le cadute

dai rami della genealogia

le perdute le cancellate le rinchiuse

le bambine prese a servizio in altre case le destinate

alle pulizie le diseredate le allontanate

per necessità fame vergogna malattia

le abbandonate le nascoste le scordate

se cercate

in ogni case ce n’è una.  (p. 48)

 

Già al primo approccio con queste tre sezioni, un elemento che colpirà sicuramente quel lettore che, come me, ama la penna è il ruolo che, nella sua “scala di valori”, Silvia Vecchini assegna al potere salvifico della scrittura, riconoscendo in essa una vera e propria forma di emancipazione, resilienza, espressione della libertà  individuale e  strumento di conoscenza di sé:

 

[…]

al tavolo seduta con te la tua bambina

riluttante che non cuce e non cucina

che si porta solo il libro

impara l’arte del silenzio

dell’ago che entra nella carne

di un piatto da spartire

nella pagina che scrive

la sua sola disciplina  (p. 52)                                     

 

è sotto la luce del neon

sul tavolo con il cassetto incastrato

da dove sfili una sigaretta

quando parliamo

i fornelli alle tue spalle

e davanti

una lavagna con i nomi più cari

la finestra sempre aperta sulla strada

dal disordine dove appoggi il tuo lavoro

quotidiano dove i fili si intrecciano

spariscono gli aghi gli spilli feriscono

Se ti avventuri tra i gomitoli dormienti

dei lavori abbandonati

dove non si trova  niente

e poi si trova tutto e si dipana

è qui che ho iniziato a scrivere

facendomi vicina

e insieme più lontana  (p. 53)

 

Scrivere è ricucire

ricamare piccoli punti

Contare

e con esattezza, a volte

pungersi       (p. 54)

 

Appena dietro le spalle

c’è un tempo in cui tutte le opere

delle donne erano effimere

scritte sull’acqua da sole a sole

cucinare pulire lavare soffrire

educare mungere cogliere strappare

non lasciavano tracce durature

le femmine non alzavano edifici o la voce

non scolpivano statue e molte

non scrivevano neppure

non ereditavano

non votavano

passavano da casa a casa

e l’unico bene personale era portatile

stipato in una cassa dell’armadio

nel baule era di stoffa

un volume di pagine bianche

in tante o poche segnature

scritto in codice tramandato

ordito ricamato punto a punto

ricordo che è appena dietro le spalle

questo tempo passato lentamente

e per alcune

è il presente  (p. 60)

 

Ognuno di questi versi dedicati alla scrittura rappresenta, a mio parere, un messaggio d’amore potentissimo per l’universo femminile, che l’autrice sollecita indirettamente a  istruirsi, a ricercare e difendere la propria libertà di espressione e ad emanciparsi sin dalla tenera età, a partire dalle piccole cose di ogni giorno.

A questo proposito, la terza sezione Segnaletica e istruzioni, può  essere considerata pars construens, punto di partenza per  invitare le sue lettrici a resistere, fiorire e rifiorire:

 

Se puoi, fiorisci dove ti trovi

Fosse anche il posto meno adatto, vai verso l’alto

Sposta il sasso che t’impedisce.

Non far caso allo sferragliante pauroso e apriti.

Ma se non puoi, trasportati altrove.

Soffia via il tuo seme.

Fallo salire su qualcosa che si muove.

Non far caso al rumore del tuo corpo che parte.

Stacca la radice. (p. 66)

 

Nonostante i toni talvolta malinconici e sofferenti, si respira, dunque, un ottimismo di fondo che rappresenta un po’ il filo conduttore di questo percorso poetico e che l’autrice immagina trovare piena realizzazione proprio in quel Tutte insieme della poesia-manifesto iniziale che torna, in ring composition, nella lirica scelta per concludere la raccolta, come a voler consegnare, congedandosi dal lettore, il suo messaggio più profondo: c’è sempre un’altra possibilità, una soluzione, una “ribellione”.

La possibilità di progredire, alzarsi e rinascere, sotto il segno  dell’unione e  della solidarietà.

 

E se tutte insieme

sentissimo nel dolore delle altre

nella gioia nella lotta nella storia delle altre

l’irrequietezza delle nostre ali

il loro aprirsi

e orientate da una bussola

staccassimo le ombre

 

che disegno apparirebbe in cielo

con o senza sole

quale auspicio leggerebbe

tutta la faccia della terra

quale danza e verso dove? (p. 95)



Federica Malara