Crescere a Trinidad, volare via da Trinidad. "Golden child", il magistrale esordio di Claire Adam


 

Golden child
di Claire Adam
66thand2nd, marzo 2026

Traduzione di Emilia Benghi

pp. 264
€ 20 (cartaceo)
€ 14,99 (ebook)


Paul ha fatto la sua parte. Papà ha fatto la sua parte. Il resto tocca a lui: ora è il suo turno. Si volta prima verso sua madre, che gli stringe le spalle con le dita; la sente deglutire più e più volte contro il suo petto. (p. 246) 
Golden child è Peter, il fratello gemello di Paul: nato appena prima di lui, Peter è venuto al mondo, a Trinidad, con le fortune che sono mancate al gemello, che ha sofferto il momento della nascita. Peter è intelligente, Paul un po’ lento. Peter ha successo a scuola, Paul arranca, e cresce sentendosi dire di essere difettoso, rispetto al fratello. Peter e Paul: due fratelli legati non solo dal sangue, ma dall’affetto reciproco e dal desiderio dei genitori di tenerli insieme il più a lungo possibile. A un certo punto, però, i destini dei due fratelli devono essere separati: Peter, il ragazzo d’oro, la scommessa della sua famiglia e della comunità, andrà in America a studiare, con i soldi ereditati dalla morte di uno zio, e Paul andrà incontro a un altro destino. 
Padre Kavanagh ha detto che non è ritardato – Paul si ricorda ancora di quando gli ha stretto il braccio, guardandolo dritto negli occhi: Ascoltami. Non lo sei. Per un po’, dopo, Paul si era sentito diverso: aveva lo stomaco un po’ meno stretto mentre si vestiva per andare a scuola; un po’ meno paura quando gli insegnanti gli si rivolgevano; un po’ più di coraggio a farsi largo a gomitate tra gli altri al chiosco durante la pausa pranzo. (pp. 170-171) 
Golden child, il primo romanzo dell’autrice Claire Adam, edito 66thnd2nd, racconta una storia di vita a Trinidad e Tobago, luogo natale anche dell’autrice, che ora vive a Londra. La legge della vita è dura, a Trinidad. Sullo sfondo della famiglia Deyalsingh – il padre Clyde, la madre Joy, e gli zii Vishnu, Philip, Romesh con le loro mogli – si stende il panorama instabile di una società stretta nella morsa del cartello della droga. Il crimine, i rapimenti, le sparizioni e le uccisioni sono all’ordine del giorno. Solo chi ci è nato, in quel contesto, conosce questa realtà e quotidianamente si dà da fare per evitare i problemi, non attrarre attenzioni e non finire nei guai. Ma Golden child racconta anche un’altra prospettiva: quella di chi arriva da un altro mondo, come padre Kavanagh, irlandese, che non riesce ad accettare lo scorrere delle cose fuori dal controllo delle persone: le piogge torrenziali che costringono a camminare con i polpacci nel fango, l’ingiustizia di cui è vittima Paul, la banalità del male che arriva a uccidere un giudice nel salotto di casa sua. 
Ogni sera è la stessa storia: morti sulle strade, omicidi domestici, persone scomparse trascinate fuori dalla boscaglia dentro sacchi per cadaveri, oppure resti carbonizzati rinvenuti in auto bruciate. Padre Kavanagh sa che deve farsi forza e chiudere le orecchie al linguaggio crudo del presentatore che parla di gente «fatta a pezzi» e trovata «in una pozza di sangue». […] «Il giudice Ramcharan è stato trovato morto nella sua abitazione nelle prime ore di questa mattina, apparentemente strangolato da dei banditi» annuncia il cronista. […] «E adesso che razza di giudice si prende la bega di questo processo?» dice padre de Souza. «Ramcharan era uno dei pochi onesti. Stai a vedere: adesso passa in mano a un altro, questo si piglia una mazzetta dal boss della droga e, guarda un po’, alla fine tutti innocenti». (pp. 135-137) 
Il male a Trinidad si infiltra nella vita delle famiglie non solo attraverso la cronaca nera in tv, ma anche da tradimenti di persone vicine. Claire Adam nel suo romanzo riesce meravigliosamente a contrapporre costantemente due prospettive: quella ingenuamente speranzosa di chi arriva da fuori e pensa di poter sistemare le cose, e quella duramente realista di chi, come Clyde, vive nel sistema e sa i sacrifici che deve fare per garantire un futuro migliore ai suoi figli. 
«Mi segue?» dice Clyde. «In tutti questi anni a Trinidad ho cercato di stare alla larga da questo genere di guai – di stare lontano dai piantagrane, di non impicciarmi in niente. Non ho mai voluto macchine di lusso, una casa grande, viaggi a Miami, a Londra, alle cascate del Niagara. Cercavo solo di vivere tranquillo. Di fare una vita come si deve. Nient’altro. Ma vede com’è questo paese? In questo paese è impossibile fare una vita come si deve». «Lei è un uomo come si deve» dice padre Kavanagh. (p. 227) 
E poi c’è Peter. In un colpo di scena inserito brillantemente nella narrazione, Peter, il ragazzo d’oro, si trova a vedere il proprio futuro, la propria fortuna, legato a una macchia orribile, un crimine che al contempo gli garantisce una via di fuga e lo condanna per sempre a usare il proprio talento per rendere orgogliosa la famiglia, e scontare il prezzo dell'opportunità che gli viene così concessa. È difficile spiegare la maestria della trama di Golden child senza rivelare troppo: la forza del romanzo sta nel legare la rappresentazione di un quadro storico e sociale dei Caraibi a una storia familiare di sacrificio, a quella individuale di responsabilità e dovere e crescita, il tutto in una narrazione scorrevole, incredibilmente piacevole alla lettura e ricca di sorprese. 
Questa è la parte di cui non si sente mai parlare. La parte dopo che la persona scompare. Le immagini sulla stampa, al telegiornale, possono mostrare solo il prima e il dopo: la persona sorridente, una fotografia scattata in un giorno felice – una festa di compleanno, il primo giorno di scuola, un matrimonio; e il dopo – il sacco mortuario portato via su una barella tra ciuffi di bambù, oppure il corpo a terra, le membra scomposte, qualcosa di scuro sul suolo che sembra olio colato da un’auto, ma che non può essere altro che sangue. In mezzo a quei due momenti, il prima e il dopo, c’è questo. (p. 183) 
Non possiamo consigliare abbastanza Golden child, di Claire Adams. La prosa è intensa e carica emotivamente, e la penna dell’autrice restituisce la connessione tra le vite dei personaggi e il paesaggio che abitano – il mare contraddittorio, libertà infinita e morte, il bush dietro casa che nasconde pericoli e pazzia, le strade sorvegliate della città. Una lettura meravigliosa, da cui ci si stacca al contempo a fatica e soddisfatti da un finale giusto, potente, brillante. Ci auguriamo di leggere presto anche altro di quest'incredibile autrice.

Michela La Grotteria