Cronaca di un divorzio annunciato: "Estranei. Storia di un matrimonio" di Belle Burden

 


Estranei. Storia di un matrimonio.
di Belle Burden
Rizzoli, gennaio 2026

Traduzione di Daniela Marina Rossi

pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 11.99 (ebook)

Belle ha tutto: proviene da una facoltosa famiglia (sua nonna era amica di Truman Capote), è un’avvocata di successo, ha tre splendidi figli, una bellissima casa delle vacanze a Martha’s Vineyard (di quelle che si vedono nei film). E ha anche un meraviglioso marito da oltre vent’anni. Tutto troppo bello per essere vero? Purtroppo sì, e questo intimo memoir autobiografico scava a fondo su una sola e semplice domanda: Perché?

Nel 2020, con l’avvento della pandemia, Belle e la sua famiglia (fatta eccezione per il figlio diciassettenne che rimane a New York da amici) si trasferiscono nella loro dimora di villeggiatura a Martha’s Vineyard: non è l’inizio di un film ma di un vero dramma. La donna riceve una strana telefonata in cui un uomo le rivela che suo marito ha una relazione con sua moglie e che questa ha tentato il suicidio. Nel giro di poche ore, James, consorte fedele e padre devoto, ammette la relazione extraconiugale e dichiara di volere il divorzio. Non vuole nemmeno la custodia dei figli: il suo unico desiderio è andarsene, non solo da quel luogo, ma dalla sua stessa vita. 

Ha detto: «Credevo di essere felice ma non è così. Credevo di volere la nostra vita, ma non è così».
Ha detto: «È come se si fosse spento un interruttore e basta, ho chiuso».

Ha detto: «Puoi tenerti la casa e l'appartamento. Avrai la custodia dei ragazzi. Io non la voglio. Non voglio più niente».

 [...] Questa non era solo una relazione. Lui non era solo stanco di me. Stava abbandonando una vita intera, e tutti noi. (p. 27)

Fin dalle prime pagine sembra di assistere a un riepilogo dei fatti accaduti, perché la narrazione è fredda e la rabbia della scrittrice è leggibile. Non c’è spazio per la compassione, ma ciò che muove l’intera storia è l’impatto feroce di una scelta che le ha fatto vacillare ogni certezza. Burden ricostruisce un quadro convincente ma poco oggettivo nonostante le premesse. La lettura resta tuttavia godibile e appassionante. Leggendolo ci si chiede davvero quanto la nostra esistenza sia costruita sulla sabbia, e di pagina in pagina, si prova un profondo sostegno verso una donna che in tempi di pandemia globale ha dovuto nascondere e reggere per i propri figli, mentre dentro di lei il dolore di una relazione finita la lacerava. Soprattutto così, in questo modo e senza una spiegazione. 

Durante tutto il flusso di pensieri, Belle è attanagliata da dubbi e rimorsi, totalmente incredula. Ne emerge il ritratto di una donna spaesata. Infatti, quando Belle riceve la richiesta di comparizione in tribunale per il divorzio, subito chiama il marito e gli chiede il perché di tutto ciò. Sapeva che James voleva chiudere definitivamente, ma non si aspettava che ventuno anni di amore si archiviassero con tale rapidità. L'uomo sembra aver acquisito una nuova identità: è arrogante e le risponde scimmiottandola, come se fosse esagerata. L'autrice non riconosce quella persona (da qui anche il titolo Estranei) e come se non bastasse, il marito chiude la conversazione con tono sarcastico e tagliente spiegandole come in fondo lui non se ne fosse andato ma avesse solo cambiato residenza e di come lei fosse stata in un bellissimo posto, senza che le mancasse nulla. Niente tragedie, come se lui le avesse quasi fatto un favore.

Aveva ragione. Avevo tutto ciò che mi serviva, ero più privilegiata del novantanove per cento del mondo. Ancora una volta i fatti venivano manipolati, da lui, per produrre una narrazione diversa. Nella sua versione, ero fortunata. Nella sua versione, non aveva fatto niente di male. Nella sua versione non aveva lasciato nessuno. Aveva ragione lui? Mi ero inventata tutto? Mi ero costruita una storia falsa, che dipingeva me come la vittima e lui come il cattivo? (p. 228)

Non amo la spettacolarizzazione del dolore, soprattutto quando si rischia che questo dolore esibito tocchi l'innocenza dei minori coinvolti. Da un lato, avrei quindi apprezzato una storia ispirata a fatti realmente accaduti, ma con una forte predominanza della finzione. Dall'altro, capisco che la forza di questo romanzo stia proprio nella sua autenticità, nel dar voce a una donna che oggi, sei anni dopo, ha trovato la forza di rinascere: per i suoi figli, ma soprattutto per lei.

Carlotta Lini