L’ oggetto proibito alle donne e il “vizio” della lettura: un gustosissimo racconto di Edith Wharton edito da Flower-ed


Xingu
di Edith Wharton
Flower-ed Edizioni, agosto 2022

Traduzione a cura di Riccardo Mainetti

pp. 80
€ 12,00 (cartaceo)
€ 1,99 (eBook)

Prima edizione: Charles Scribner’s Sons, New York 1916

Mrs. Roby continuò a fare pressione su di lei. «Sapendo quanto l’argomento sia avvincente, comprenderete come sia accaduto che il club abbia abbandonato qualsiasi altra attività per il momento. Da quando abbiamo preso a interessarci a Xingu posso quasi dire che - se si escludono i vostri libri - nient’altro ci sembra degno di essere ricordato».  (p. 40)
Non c’è niente di più bruciante del desiderio di conoscere qualcosa che potrebbe riscattarci agli occhi di qualcuno che consideriamo importante, su cui vogliamo fare colpo. È proprio il caso delle giovani signore protagoniste di questo geniale e pungente racconto scritto da Edith Wharton e pubblicato per la prima volta nel 1916, per i tipi di Charles Scribner’s sons di New York. Lo scritto quindi è successivo a Ethan Frome (1911) e antecedente a L’età dell’innocenza (1920), le opere più famose della celebre scrittrice. 
In questo racconto la lettura e il rapporto delle donne con i libri è al centro della narrazione, come viene ben spiegato nella Prefazione di Michela Alessandroni che si allaccia anche allo scritto della Wharton, presente sempre nell’edizione Flower.ed , Il vizio della lettura.
Il Lunch Club fondato da Mrs. Ballinger ha lo scopo di perseguire «la Cultura in gruppo, come se fosse pericoloso incontrarla da soli» (p. 23) e nella storia è tutto in fibrillazione per l’incontro con una delle più importanti scrittrici del momento: Osric Dane, per parlare con lei del suo ultimo lavoro, Le ali della morte.
Per l’occasione, tutte hanno comprato e letto il romanzo, tranne Mrs Roby, outsider dell’associazione culturale, considerata fuori luogo, non solo per le scelte letterarie (lei preferisce leggere Trollope, dal gruppo considerato fuori moda), ma anche perché dice candidamente ciò che pensa, senza filtri, confessa realtà scomode, gettando le compagne di lettura nella più profonda costernazione.
Quando la famosa autrice fa il suo ingresso nella casa scelta per l’occasione, con il suo atteggiamento non scevro di una certa presunzione di superiorità, le signore «indomite cacciatrici di erudizione» (p. 23) sono intimorite e nessuna di loro riesce ad avviare la conversazione senza sentirsi impacciata: circolano frasi di circostanza, qualcuna balbetta, insomma questo incontro letterario comincia a delinearsi come un’autentica catastrofe per il Lunch Club. Le signore, come maldestre giocatrici di ping-pong “palleggiano”  tra loro” , si passano la parola per evitare che il discorso cada fuori dal campo delle aspettative che si erano create. La loro più grande paura è risultare ignoranti, spiacevoli o fuori luogo: a tal punto sono sprovviste di solida cultura e di prontezza di spirito che una di loro, Mrs. Leveret porta in con sé, in ogni occasione, un volume tascabile di «Riferimenti Appropriati»:
Era un mirabile libretto, redatto per venire incontro a ogni tipo di emergenza in società; in modo che, sia in occasione di Anniversari, gioiosi o malinconici (come stabilito dalle graduatorie), di Banchetti, in società o al municipio, o di Battesimi, della Chiesa di Inghilterra o settaria, il suo studente non debba mai trovarsi carente di un riferimento pertinente. (p. 31)

L’incontro era già cominciato con una angosciante empasse, quando Mrs Roby, col suo sorriso limpido e il suo fare disinvolto, riesce a catalizzare l’attenzione della scrittrice chiedendole un’opinione su Xingu, senza aggiungere nient’altro, lasciando intendere che tutte conoscessero di cosa si trattasse.

Ebbene, poiché siamo di fronte a un breve racconto, non sarò certo io a rivelare al lettore la parte più spassosa della storia, anzi, faccio questa precisazione: se siete anche voi ignoranti come me e come le lettrici del Lunch club, non ricorrete a Google prima di leggere il libretto, altrimenti perderete tutto il piacere del finale di questo racconto, ironico, piacevole e pungente.

Dietro il testo di Xingu c’è una satira sulle ipocrisie di una società profondamente maschilista, dove sono gli uomini a possedere la biblioteca più ricca, ad avere una stanza di lettura tutta per loro, al punto che qualcuna delle lettrici è convinta di non aver mai letto di questo fantomatico Xingu, perché forse si tratta di un argomento non adatto alle donne, però ai loro mariti è permesso averne una copia. È anche una critica sul modo di approcciarsi alla lettura. In un articolo apparso su «The North American Review» intitolato Il vizio della lettura, contenuto nell’edizione Flower-ed, Edith Wharton critica la lettura meccanica, quella che praticano le signore del Lunch Club, legate ai dettami della moda e incapaci di esprimere un’opinione argomentata su una lettura. Alcune di queste signore ispirano tenerezza, come Mrs. Leveret, o Mrs.Glyde, per i loro tentativi maldestri di costruirsi un bagaglio letterario, ma impossibilitate a farlo, in quanto sprovviste di una solida cultura a loro preclusa. Sono donne che vanno a tentoni nel buio, non supportate da nessuno, se non da loro stesse ed è per questo che provano insieme ad affrontare questo rutilante quanto sconosciuto mondo letterario unendosi in un’associazione di lettura. Mrs Roby è qui, forse, l’alter ego di Wharton, donna che in vita era sempre stata circondata da un’aura di scandalo per la disinvoltura con cui toglieva il velo dell’ipocrisia alla società benpensante newyorkese dell’epoca. Con il suo modo di parlare, franco e diretto, con le sue frasi abbozzate sullo Xingu che lasciano un alone di mistero, il fascino del proibito, conquista l’attenzione di Osric Dane che non ha orecchie che per lei e getta un’ombra triste sul resto della compagnia di lettura. Non bisogna leggere per dovere, o peggio ancora, per seguire la moda e sentirsi delle signore dell’alta società: è un concetto che nell’articolo sopracitato e che sottende al racconto Xingu , Wharton ribadisce con forza.

La lettura deliberatamente intrapresa - che può essere chiamata lettura volontaria - non è più lettura di quanto l’erudizione sia cultura. La vera lettura è un’azione riflessa; il lettore nato legge tanto inconsciamente quanto respira; […] . Il valore dei libri è proporzionato a quella che può essere definita la loro plasticità  -la loro qualità di essere tutte le cose per tutti gli uomini, di essere diversamente modellati dall’impatto di nuove forme di pensiero. (p.60)

Io credo che l’autrice in questo passo si riferisse proprio a quelle opere che parlano a tutti gli uomini e a tutte le donne di ogni tempo: i grandi classici della letteratura mondiale.  

Marianna Inserra